18 Luglio 2026

crisi ucraina

belgorod
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/05/26/lucraina-attacca-belgorod-ma-per-i-nostri-media-sono-patrioti-russi/ Mentre l’Ucraina si prodiga a dare vita ad azioni offensive e terroristiche in territorio russo, i Paesi occidentali continuano a sostenere il governo di Kiev e fanno passare i sabotatori ucraini per “patrioti russi”. L’oblast’ di Belgorod è uno dei territori russi che confina con il Donbass, che prende il nome dall’omonimo capoluogo. Dall’inizio dell’operazione militare speciale russa in Ucraina, la città di Belgorod e il suo oblast’ sono stati esposti alle rappresaglie di Kiev, che non ha esitato a bombardare quel territorio russo nel silenzio dei media e dei governi occidentali. Tuttavia, negli ultimi giorni la situazione è ulteriormente precipitata, visto che l’Ucraina ha lanciato delle operazioni terroristiche di sabotaggio in territorio russo, anche questa volta con il benestare delle potenze occidentali. Lo scorso 22 maggio, Vjačeslav Gladkov, governatore dell’oblast’ di Belgorod, ha rivelato che un gruppo sovversivo ucraino avrebbe invaso il territorio russo: “Un gruppo sovversivo ucraino si è infiltrato nel territorio del Grajvoronskij rajon [distretto, ndr]. Le forze russe stanno adottando tutte le misure necessarie insieme al Servizio di guardia di frontiera e all’FSB [Servizio di sicurezza federale, ndr] per eliminare il nemico”, ha scritto Gladkov su Telegram. La notizia è stata diffusa poco dopo il bombardamento, da parte ucraina, del villaggio di Glotovo, situato nello stesso distretto, che ha causato due feriti tra i civili. Iscriviti alla newsletter del CeSE-M [tnp_form id=”1″] Lo stesso Gladkov ha poi provveduto a dare vita ad un’operazione antiterrorismo nella regione di Belgorod, al fine di contrastare le azioni dei gruppi sovversivi ucraini, che nel frattempo i media occidentali hanno ribattezzato come “patrioti russi” (fatto alquanto paradossale, visto che attaccano proprio la Federazione Russa). “Allo scopo di garantire la sicurezza dei cittadini nella regione di Belgorod, da oggi è stato introdotto nella regione di Belgorod il regime legale di un’operazione antiterrorismo che stabilisce misure speciali e restrizioni temporanee“, ha scritto il governatore Gladkov. Nello specifico, sono state introdotte varie misure e restrizioni, dai controlli di identità delle persone alla sospensione dell’attività di impianti di produzione pericolosi che utilizzano sostanze esplosive, radioattive, chimiche e biologicamente pericolose. L’operazione antiterrorismo è stata conclusa il giorno successivo, quando, secondo fonti ufficiali, le autorità russe hanno catturato e neutralizzato gli infiltrati ucraini. Nel frattempo, il ministero della Difesa russo, il Servizio di sicurezza federale (FSB) e il servizio di frontiera hanno provveduto a riferire al presidente Vladimir Putin la situazione nella regione di Belgorod. Secondo Dmitrij Peskov, portavoce del Cremlino, l’azione ordita da Kiev avrebbe il principale obiettivo di distogliere l’attenzione mediatica dalla grave sconfitta che l’esercito ucraino ha subito ad Artëmovsk (Bachmut secondo la denominazione usata dal governo di Kiev). Di fronte alle nuove attività terroristiche lanciate da Kiev, come anticipato, i governi e i media occidentali non hanno avuto nulla da dire, se non usare l’artifizio dei “patrioti russi” per coprire il fatto che l’Ucraina dovrebbe oramai essere considerato un vero e proprio Stato terrorista. Gli Stati Uniti, per i quali Volodymyr Zelens’kyj rappresenta poco più che un burattino, continuano a fingere di non essere una delle parti belligeranti, scaricando tutta la responsabilità...
Firenze locandina (1)
Venerdì 26 maggio 2023, Stefano Vernole parteciperà in rappresentanza del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo alla quarta iniziativa della rassegna CORTOCIRCUITI IDEOLOGICI dal titolo “Analisi della Nuova guerra: ordine e disordine nel cuore dell’Europa“. L’evento si terrà presso il CIRCOLO RICREATIVO CULTURALE “BROZZI” di Via di Brozzi 312 a Firenze. Tutte le informazioni in locandina
Terrorism
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/05/20/il-terrorismo-fa-parte-integrante-della-strategia-bellica-ucraina/ Nell’ultimo anno, l’Ucraina ha dato vita a numerosi attacchi terroristici contro il territorio e i cittadini russi, dimostrando come il terrorismo faccia parte integrante della strategia bellica di Kiev, con il sostegno compiaciuto dell’Occidente. Dall’inizio dell’operazione militare speciale russa in Ucraina, Kiev ha dato vita a numerosi attacchi terroristici contro il territorio e i cittadini della Federazione Russa. Soprattutto a partire dall’agosto dello scorso anno, il terrorismo e diventato parte integrante della strategia bellica del governo ucraino, con il sostegno compiaciuto dell’Occidente, che con ogni probabilità ha sostenuto o realizzato parte di questi attacchi. Procedendo in ordine cronologico, gli episodi più importanti di questa serie di atti terroristici sono: 1) l’omicidio di Dar’ja Dugina, sul quale persino gli Stati Uniti non sembrano avere piu dubbi circa il coinvolgimento diretto dell’Ucraina;2) il ricatto nucleare della centrale di Zaporož’e, continuamente bombardata dagli ucraini, con rischi per la sicurezza dell’intero continente europeo;3) il danneggiamento dei gasdotti Nord Stream e Nord Stream 2, dei quali ancora non si conoscono con certezza i colpevoli, sebbene tutti gli indizi portino ad individuare i mandanti negli Stati Uniti;4) l’attentato al Ponte di Crimea – noto anche come Ponte di Kerč’ -, i cui responsabili provengono sempre da Kiev;5) l’omicidio di Vladlen Tatarskij nell’aprile di quest’anno;6) l’attacco con droni al Cremlino, che la Russia considera come un tentativo di omicidio ai danni del presidente Vladimir Putin;7) il tentato omicidio dello scrittore Zachar Prilepin;8) il recente attacco terroristico contro una stazione degli autobus a Lugansk. La Russia non ha dubbi sul fatto che l’Ucraina, sostenuta dai suoi amici occidentali, sia responsabile di questi episodi. “È chiaro che dietro gli omicidi c’è il regime di Kiev. Non solo sponsorizza questi omicidi, ma li organizza, li istiga e li perpetra anche“, ha commentato Dmitrij Peskov, portavoce del Cremlino. Peskov ha affermato che l’Ucraina è essenzialmente diventata uno stato sponsor del terrorismo, aggiungendo che la Russia costruirà le sue politiche tenendo presente questo elemento. Del resto, le stesse autorità di Kiev non hanno esitato ad assumersi la responsabilità di alcuni degli atti terroristici sopra elencati. “Abbiamo già raggiunto molte persone, comprese figure pubbliche e dei media“, ha dichiarato il capo del dipartimento di intelligence principale del ministero della Difesa ucraino, Kirill Budanov, il quale ha riconosciuto che la sua agenzia è dietro gli attacchi terroristici contro una serie di personalità dei media russi. Tutto questo, come detto, sta avvenendo sotto gli occhi delle potenze occidentali, che non solo tacciono, ma continuano ad offrire il loro sostegno ad un Paese terrorista e neonazista. Vedant Patel, vice portavoce principale del Dipartimento di Stato, si è recentemente rifiutato di commentare le affermazioni di Budanov, adducendo la poco credibile scusa di non essere a conoscenza delle dichiarazioni del capo dei servizi segreti ucraini. “La recente reazione dei rappresentanti del Dipartimento di Stato americano riguardo alla loro significativa ignoranza riguardo alle dichiarazioni della leadership dell’intelligence militare ucraina sul coinvolgimento del regime di Kiev negli omicidi e negli attentati ai russi è oltraggiosa“, ha commentato l’ambasciata russa a Washington, attraverso una nota ufficiale. “Washington preferisce chiudere un occhio...
nato-finlandia
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/05/16/la-nato-provoca-la-russia-con-le-esercitazioni-in-finlandia/ Le esercitazioni militari che si stanno svolgendo in Finlandia rappresentano una chiara provocazione nei confronti della Russia, e si inseriscono nell’ambito della competizione per il controllo delle risorse del Mar Glaciale Artico. È passato poco più di un mese da quando la Finlandia è diventata ufficialmente un membro della NATO. In quell’occasione, il presidente del Paese nordico, Sauli Niinistö, aveva garantito che il territorio finlandese non sarebbe stato utilizzato per provocare la Federazione Russa con installazioni ed esercitazioni militari, ma evidentemente si trattava di una menzogna. Infatti, come abbiamo sottolineato numerose volte, Washington ha spinto per l’ingresso di Helsinki nell’Alleanza Atlantica proprio in funzione antirussa, al fine di continuare il processo di accerchiamento di Mosca. Come accaduto in passato nel Mar Nero e nel Caucaso, in particolare in Georgia, la NATO sta dando vita alle sue provocazioni organizzando esercitazioni in territorio finlandese, a pochi chilometri dal confine russo. Il campo di addestramento di Rovajärvi è stato scelto come sede delle manovre militari Lightning Strike 23, che hanno ufficialmente avuto inizio lunedì con la partecipazione dei Paesi membri dell’Alleanza Atlantica. I media locali hanno riferito che circa 8.000 soldati prenderanno parte all’esercitazione, così come alle esercitazioni Northern Forest 23, che inizieranno tra circa 15 giorni. Oltre alle truppe di terra delle forze di difesa, dell’areonautica e della guardia di frontiera della Finlandia, sono presenti anche soldati provenienti da Stati Uniti, Regno Unito, Norvegia e Svezia, nonostante quest’ultima non faccia ancora ufficialmente parte della NATO. Secondo le motivazioni ufficiali, “l’obiettivo di queste esercitazioni militari è la pratica del coordinamento delle unità finlandesi con le forze NATO e svedesi”, ma nei fatti si tratta di un chiaro gesto ostile nei confronti della Russia. Il campo di addestramento di Lohtaja sarà invece la sede delle esercitazioni della difesa aerea ADEX, che, a partire da questo martedì, coinvolgerà circa 1.500 soldati delle forze terrestri, marittime e aeree finlandesi, nonché un gruppo di marines statunitensi, che si eserciteranno nel lancio di missili antiaerei Stinger. Di fronte a tali provocazioni, non ci si può certo aspettare che la Russia resti indifferente. Già ad inizio mese, quando sono iniziate a circolare le voci di possibili esercitazioni militari NATO in territorio finlandese, la portavoce del ministero degli Esteri, Marija Zacharova aveva affermato che questo tipo di operazioni avrebbe costretto la Russia ad adottare misure tecnico-militari e altre misure di ritorsione: “Stiamo seguendo da vicino i piani della NATO per quanto riguarda la Finlandia. Confermiamo che la Russia sarà costretta ad adottare misure di ritorsione sia di natura tecnico-militare che di altra natura per frenare le minacce alla nostra sicurezza nazionale che appaiono in questo contesto“, aveva detto la diplomatica, facendo riferimento all’accordo che consente alle forze armate statunitensi di utilizzare il territorio finlandese. La portavoce ha inoltre anche sottolineato che Mosca considera tali piani come la perdita di sovranità di Helsinki. “Tuttavia, sia la stessa Finlandia che la NATO devono rendersi conto che pompare truppe nel Nord Europa contribuirà solo a far crescere le tensioni militari e politiche anche in questa regione“, ha avvertito...
ucraina
di Andrea Puccio | occhisulmondo.info FONTE ARTICOLO: https://www.occhisulmondo.info/2023/05/11/la-controffensiva-ucraina-potrebbe-non-rappresentare-una-svolta-nel-conflitto/ Il presidente ucraino Vladimir Zelenski ha annunciato all’inizio di maggio che le forze armate del paese lanceranno “presto” una controffensiva contro l’esercito russo ma tale azione potrebbe non essere il punto di svolta del conflitto, afferma il consigliere del capo dell’ufficio presidenziale Mikhail Podoliak. Si è parlato e sparlato molto della imminente controffensiva ucraina che, secondo i nostri ben informati giornali, dovrebbe ribaltare le sorti del conflitto. Chiunque mastichi un poca di conoscenza militare ma, soprattutto, non viva solamente con le veline fornite dalla Nato e da Kiev sa benissimo che anche se la tanto propagandata controffensiva iniziasse i risultati non sarebbero così travolgenti da modificare gli attuali andamenti del conflitto. Anche da Kiev sembra che le aspettative sui risultati della controffensiva si siano smorzati, infatti il consigliere del capo dell’ufficio presidenziale ucraino Mikhail Podoliak ha affermato che Il conflitto tra Russia e Ucraina non è “un film di Hollywood”, e non ci si deve aspettare che la controffensiva di Kiev sia un punto di svolta. “Quando si parla della controffensiva, che sarà schiacciante per la Russia o viceversa, che non ci saranno progressi per l’Ucraina, sembra che siamo in un film di Hollywood in cui inizia la grande battaglia per la Terra di Mezzo e una battaglia per Gondor deciderà tutto. Questo non funziona così”, ha detto Podoliak, citato dai media locali. Secondo l’alto funzionario, “non è una questione di una settimana o di un mese”. “È una questione di molti eventi, perché uno può avere più successo e uno meno”, sottolineando che la contro-offensiva potrebbe non essere un evento unico, ma una serie di eventi.  Da parte sua, Yevgueni Prigózhin, fondatore del gruppo militare privato russo Wagner, ha affermato la settimana scorsa che l’offensiva delle forze armate ucraine è già iniziata. Secondo lui, le forze di Kiev sono diventate anche più attive “al di fuori dei confini storici dell’Ucraina”. “Osserviamo la situazione nelle nostre diverse province”, ha detto Prigózhin, riferendosi agli attacchi con droni ed esplosivi che sono stati registrati sul territorio russo. Intanto ieri, 10 maggio, si sono registrati scontri armati intensi nelle periferie di Bakhmut tra l’esercito ucraino e le forze armate russe che potrebbero far pensare all’inizio della tanto propagandata controffensiva.  Le parole di Mikhail Podoliak potrebbero nascondere anche la necessità che Kiev ha di dimostrare ai paesi occidentali che sostengono il suo governo che è necessario continuare ad armare le forze militari ucraine nonostante non ci siano evidenti cambiamenti sul campo di battaglia. Infatti la controffensiva più volte annunciata, oltre a cercare di riconquistare i territori sottratti all’Ucraina dalla Russia, ha l’evidente scopo di dimostrare alla Nato e soci che tutti i soldi che investe in armi per l’Ucraina non sono gettati nel cesso ma servono per ottenere qualcosa, almeno  servono per impedire ai russi di avanzare oppure per riconquistare un fazzoletto di terra. Insomma una controffensiva più mediatica che pratica mentre noi continuiamo a spolpare le casse per comprare armi alimentando il conflitto fino...
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di Andrea Puccio FONTE ARTICOLO: https://www.occhisulmondo.info/2023/05/05/borrell-e-il-momento-di-sostenere-militarmente-la-guerra/ Per Josef Borrell, alto rappresentante dell’Ue per gli affari esteri, parlare di pace in questo momento è una bestemmia e bisogna sostenere militarmente la guerra. L’Unione Europea, rappresentata nelle sue politiche estere da Josef Borrell, non ha nessuna intenzione di usare la parola pace o negoziato per risolvere la guerra in Ucraina. Affermare che bisogna combattere fino all’ultimo ucraino non è solo demagogia ma la politica estera dell’Europa. Infatti l’alto rappresentante dell’Ue per gli affari esteri ha affermato che “Questo non è il momento di conversazioni diplomatiche sulla pace”. “È il momento di sostenere militarmente la guerra. Mi sento un diplomatico, ma mi sento anche un ministro della difesa dell’Unione Europea, perché passo una parte importante del mio tempo a parlare di armi”. Ma non è finita qui, leggete cosa ha dichiarato poi: “Se non sosteniamo l’Ucraina, cadrà nel giro di pochi giorni. Certo, preferirei spendere questi soldi per aumentare il benessere delle persone, per ospedali, scuole, città, come chiedono i sindaci. Ma non abbiamo scelta”. Perché non abbiamo scelta? Da Washington, da dove pilotano le bocche di questi personaggi che hanno il coraggio di definirsi diplomatici invece che guerrafondai, non permettano altro? Continuando nelle sue dichiarazioni folli non bisogna dimenticare quanto ha detto riguardo all’uso dei fondi del PNRR. Infatti l’alto funzionario sostiene che questi fondi debbano essere usati per l’acquisto di armi per sostenere l’esercito ucraino. “Spese PNRR per armi? Non c’è scelta, è la guerra. Nessuno vuole le armi. Io sono il primo ma le persone che sono al comando, parlamentari, politici di alto livello, sia nazionale che europeo devono mandare un messaggio: non abbiamo voluto questa guerra, non la stiamo cercando ma la guerra è una realtà e la dobbiamo affrontare”.  Continuiamo pure ad affidarci a queste persone ma poi non piangete quando ci troveremo in mezzo ad una guerra globale. E non dite che non ve lo avevamo detto…
putin
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/05/05/loccidente-coresponsabile-del-fallito-attentato-contro-vladimir-putin/ Lo sconsiderato sostegno che l’Occidente ha offerto al governo di Kiev è uno dei fattori che ha portato l’Ucraina ad ordire l’attentato contro il presidente russo, fortunatamente con esito fallimentare. La sera del 3 maggio, le agenzie stampa russe hanno riportato la notizia dell’abbattimento di due droni ucraini nei pressi del Cremlino, probabilmente destinati a sferrare un attacco terroristico contro il presidente russo, Vladimir Putin. Secondo il servizio stampa presidenziale, “il regime di Kiev ha effettuato un tentativo di sferrare un attacco con veicoli aerei senza equipaggio contro la residenza del presidente russo al Cremlino“. La stessa fonte ha affermato che Putin è rimasto illeso e che continuerà il suo lavoro come da programma. “Come risultato delle azioni tempestive intraprese dai servizi militari e speciali che utilizzano sistemi di guerra elettronica, i droni sono stati disinnescasti“, ha dichiarato il Cremlino. “La loro caduta e i frammenti sparsi sul territorio del Cremlino non hanno causato vittime o danni materiali“, ha aggiunto il servizio stampa. A seguito di questo episodio, molte voci critiche si sono levate da parte di importanti esponenti politici russi, che hanno puntato il dito contro Kiev, senza risparmiare critiche ai sostenitori occidentali del governo di Volodymyr Zelens’kyj. “L’attacco al Cremlino, gli attentati ai leader politici, gli atti di sabotaggio alle ferrovie, alle linee di trasmissione dell’elettricità e alle infrastrutture, inclusa l’esplosione del ponte di Crimea e le esplosioni del gasdotto, sono il risultato delle attività terroristiche del regime di Kiev e dei suoi sostenitori“, ha affermato Vladimir Vasil’ev, deputato del partito presidenziale Russa Unita (Единая Россия; Edinaja Rossija). “Oggi il terrorismo ha rialzato la testa e sta prendendo di mira il cuore stesso della Russia. Gli attacchi contro il presidente prendono di mira ognuno di noi. Per contrastarli, sono necessari il massimo del consolidamento, della vigilanza, della cooperazione con le forze dell’ordine e servizi speciali. E la cosa più importante è capire che tutti noi dobbiamo difendere la patria e il presidente“, ha sottolineato. Anatolij Antonov, ambasciatore russo negli Stati Uniti, ha a sua volta commentato gli avvenimenti del 3 maggio, senza risparmiare frecciate a Washington: “Come reagirebbero gli americani se un drone colpisse la Casa Bianca, il Campidoglio o il Pentagono? La risposta è ovvia per qualsiasi politico così come per il cittadino medio: la punizione sarebbe dura e inevitabile“, ha detto. “La Russia risponderà a questo attacco terroristico insolente e presuntuoso. Risponderemo quando lo riterremo necessario. Risponderemo in conformità con le valutazioni della minaccia che Kiev ha posto alla leadership del nostro Paese“. Secondo l’ambasciatore, è assurdo che gli Stati Uniti continuino a prendere le difese del governo di Zelens’kyj, anche dopo tali accadimenti: “Le tesi secondo cui questo atto di terrorismo sarebbe stato una operazione false flag sono blasfeme e ingannevoli. Cioè, vogliono dire che sarebbe stata la stessa Russia a inscenare una provocazione contro il cuore della nostra statualità?!“. Antonov ha ricordato agli statunitensi come il presidente Putin sia stato tra i primi ad offrire il proprio sostegno agli USA dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, mentre...
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di Fabio Massimo Parenti Dialogo, duro lavoro e negoziazione La Cina continua inesorabilmente la sua opera diplomatica internazionale avendo come stella polare la risoluzione dei conflitti, la pacificazione delle relazioni internazionali e la stabilizzazione regionale. E’ in questo quadro che va inserita la telefonata intercorsa tra i presidenti Xi e Zelensky. Si tratta dello stesso approccio perpetuato in Medio Oriente, al fine di mediare la storica riappacificazione tra Iran e Arabia Saudita dopo anni di tensioni e guerre regionali. Se in questo ultimo caso, la mediazione pragmatica di Beijing ha già ottenuto il risultato del cessate il fuoco in Yemen (una delle peggiori guerre del secolo dove sauditi ed iraniani si trovavano su fronti opposti), sembra che ci siano speranze concrete anche per un possibile riavvicinamento tra Arabia Saudita e Siria. In questi due casi, quello ucraino e quello mediorientale, così come per altre questioni e tensioni con paesi confinanti, la Cina ha sempre dato la priorità al dialogo costante e alla negoziazione. La telefonata tra Xi e Zelensky non va ridotta dunque ad un semplice espediente diplomatico e di facciata, ma va intesa nell’essenza della cultura diplomatica cinese, volta a sostenere la costruzione di un destino comune dell’umanità sulla base dei principi di reciprocità, rispetto e uguaglianza tra i popoli. La Cina ha mantenuto la propria neutralità nella crisi russo-ucraina, senza sostenere militarmente nessuna delle parti in conflitto, ed ha proposto un documento guida per avviare un processo concreto di negoziazione: un documento che ha incontrato l’interesse sia di Mosca che di Kyev. A tutti gli effetti e dopo più di un anno dall’inizio della guerra, la Cina viene riconosciuta dalle parti in campo come il paese più affidabile, capace di ribadire principi fondamentali per trovare una soluzione a medio termine: come ad esempio la centralità della Carta delle Nazioni Unite, la valutazione, su base paritaria, delle varie preoccupazioni di sicurezza nazionale, nonché la necessità di sostenere il dialogo al fine di evitare una catastrofe nucleare senza vincitori. Il prossimo passo di Beijing sarà, come annunciato, l’invio del rappresentante cinese per gli affari eurasiatici al fine di approfondire i dettagli della discussione politica e sostenere l’avvio di un nuovo e più efficace tavolo negoziale. Se anche le altre potenze, ancora troppo coinvolte nel conflitto, sostenessero questi sforzi di dialogo in qualità di “parti terze”, il processo di risoluzione del conflitto potrebbe dispiegarsi con maggiore celerità.
A cura della redazione dell’agenzia di stampa TASS ARTICOLO ORIGINALE IN LINGUA RUSSA: https://tass.com/world/1594851 Stefano Vernole (Centro Studi Eurasia e Mediterraneo) vede molti vantaggi per la Russia nella ricerca di nuovi partner in Oriente. ROMA, 27 marzo. /TASS/. La decisione della Russia di schierare le sue armi nucleari tattiche in Bielorussia è una risposta del tutto naturale e simmetrica all’Occidente, che con le sue azioni in Ucraina ha di fatto spinto Mosca a prendere tale decisione, il Vicepresidente del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo, Stefano Vernole, ha detto a TASS lunedì. “Si tratta di una risposta simmetrica. Il presidente russo Vladimir Putin ha sempre agito in questo modo da quando la Nato ha cominciato ad allargarsi ad Est. Negli ultimi mesi si è parlato molto dell’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato. Se l’Ucraina rimane nelle condizioni prima dell’operazione militare speciale, il suo territorio sarà ovviamente utilizzato da Stati Uniti e Gran Bretagna per scopi militari. La Russia non può che reagire. La sua risposta naturale è spostare le sue strutture militari più vicino ai confini dell’Europa“, ha affermato Vernole. A suo avviso, questo amplia ulteriormente e sottolinea la “profonda spaccatura tra il mondo occidentale e quello russo“. Vernole vede molti vantaggi per la Russia nella ricerca di nuovi partner in Oriente. “Questo, secondo me, ha aspetti positivi anche per il modello culturale della Russia“, ha detto. Allo stesso tempo, crede che la politica di riavvicinamento del leader russo con la Cina spaventi l’Occidente. “Il vero obiettivo dell’élite euro-atlantica è cacciare il presidente russo, tra l’altro, per la sua politica di riavvicinamento con la Cina, che è il principale avversario geopolitico degli Stati Uniti“, ha detto l’esperto italiano. Vernole vede il dispiegamento di armi nucleari tattiche come una garanzia di sicurezza per la Bielorussia, che “si sente più sicura dopo gli evidenti tentativi di una rivoluzione colorata” organizzata dai suoi Paesi più vicini, tra cui la Polonia. Il 25 marzo Putin ha dichiarato che la Russia, su richiesta di Minsk, avrebbe dispiegato le sue armi nucleari tattiche in Bielorussia, esattamente come gli Stati Uniti hanno schierato le proprie armi nucleari sul territorio dei suoi alleati. Mosca ha già consegnato a Minsk il sistema nucleare Iskander. Secondo il leader russo, la costruzione di un deposito di armi nucleari tattiche sul territorio bielorusso sarebbe stata completata il 1° luglio.
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di Andrea Puccio – occhisulmondo.info FONTE ARTICOLO: WASHINGTON RISCHIA L’ISOLAMENTO PER IL RIFIUTO AL PIANO DI PACE CINESE | OCCHI SUL MONDO Il viaggio di Xi Jimping a Mosca ha rafforzato ulteriormente le relazioni diplomatiche ed economiche tra i due paesi. Non va sottovalutato, sul piano  politico, l’appoggio da parte di Putin al piano di pace che Pechino aveva presentato nei giorni scorsi per risolvere il conflitto in Ucraina e messo al centro dell’azione politica durante il summit tra i due capi di stato. Un progetto che aveva visto la contrarietà della Casa Bianca ed ovviamente anche quella della Nato e dell’Unione Europea. Ora Bloomberg riporta le dichiarazioni di un funzionario degli Stati Uniti che afferma che il totale rifiuto da parte della Casa Bianca del piano di pace cinese mette gli Stati Uniti in una condizione di possibile isolamento. Secondo il funzionario statunitense citato da Bloomberg,  che ha parlato a condizione di anonimato,, Washington ha paura che le proposte della Cina possano “mettere il paese nord americano all’angolo” se verranno rifiutate. Questo passo darebbe alla Cina un pretesto per sostenere di fronte ai paesi che sono stanchi del conflitto che gli Stati Uniti non sono interessati alla pace, ha sottolineato. Bonny Lin, un analista del Center for Strategic and International Studies, ha detto che se Washington rifiuta il piano di Pechino, la Cina probabilmente aumenterà la sua retorica che gli Stati Uniti si oppongono al cessate il fuoco e alla fine delle ostilità. “Ci saranno molti modi in cui la Cina cercherà di ribaltare tutto ciò che proviene dalla riunione Cina-Russia in modo da ritrae negativamente gli Stati Uniti”, ha detto. L’amministrazione di Joe Biden ha in più occasioni criticato il piano di pace di Pechino. Il coordinatore per le comunicazioni strategiche del Consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Kirby, ha detto martedì che Washington aveva dubbi sull’imparzialità di Pechino nel conflitto ucraino. In precedenza, lunedì, Kirby ha dichiarato che gli Stati Uniti “sono preoccupati” per la probabilità che il presidente cinese Xi Jinping ribadisca la richiesta di un cessate il fuoco in Ucraina durante la sua visita a Mosca. Ha anche sottolineato che Washington si oppone al cessate il fuoco e a qualsiasi iniziativa di pace che i leader della Cina e della Russia possano promuovere. Il presidente Biden subito dopo la presentazione del documento cinese aveva affermato che il piano di pace proposto da Pechino non poteva essere condiviso perché piaceva a Putin, affermazione questa che non lasciava possibilità di nessuna apertura da parte di Washington. Le preoccupazioni di Bloomberg che gli Stati Uniti vengano isolati a causa della loro intransigenza nel non voler condurre alcun tipo di trattativa di pace da parte della maggioranza dei paesi mondiali che non appoggia le politiche statunitensi son reali e concrete. Un piano di pace proposto da un paese come la Cina che si è sempre distinta nel risolvere le questioni regionali in modo pacifico ha un peso rilevante in campo internazionale. Il successo nella mediazione tra...