18 Giugno 2026

crisi siria

Non tarderà molto prima che gli "eroici ribelli siriani" (bisognerebbe valutare anche quanti di loro sono effettivamente siriani) torneranno ad essere definiti come terroristi nei nostri mezzi di informazione (più o meno, quando avranno esaurito il loro compito e non serviranno più a Tel Aviv e Washington - la seconda, probabilmente, è già indispettita dall'assenza di minacce verso le basi russe).
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What’s behind the unrest of Western propaganda? When the war in Syria began in 2011, a huge number of Western states supported the so called “moderate rebel fighters” and their uprising against President Bashar Al-Assad and the Syrian Arab Army. The events occurred in the following years brought to light the real face of “moderate rebels”: the opposition to the government is a medley of radical Islamist militant groups, including Nusra Front and Islamic State (1), in a few words, those who once were enemies of the West, are now considered by the media as “freedom fighters”. Seems that the objective of the West is still the creation of a “power vacuum” on the geopolitical chessboard, as they did before in Iraq and Libya. The West, in 2013, tried to legitimise a military intervention claiming that Bashar Al-Assad was using chemical weapons against the population. The “evidences” brought by the media, were inconsistent, and what’s more, it was proved that the so called “rebels” were using chemical weapons (2). This fact and the proofs brought on the news by Russia Today were masked behind a curtain of lies. It’s recent news that the West created fake reports about Russian military’s presence in Syria to create an illusion that the Syrian government has completely lost control over the country. The only true thing about Russia, beyond the moral support to the syrian cause, is the supply of equipment to help fight terrorism. This week Russian Foreign Ministry Spokesperson Maria Zakharova said: “We have always supplied equipment to them for their struggle against terrorists,” Zakharova told New York Times, “We are supporting them, we were supporting them and we will be supporting them” in that fight (3). Some russian specialist were also sent to Syria to teach SAA to operate russian equipment. Russian President Vladimir Putin also confirmed the support that Syria receives from Russia in terms of equipment and training. Humanitarian aid are also supplied by Iran and Russia despite the clousure of greek and bulgarian airspace (recently re-opened). In the last days, the US did everything to put pressure on Greece to deny Russia the use of its airspace, and the same happened yesterday with Bulgaria as reported by Al Arabiya English on its Twitter channel (4). Dispite everthing is so far from being a US style “boots on the ground” operation, Western media are deeply concerned by the perspective of a russian action in Syria although wardrums of a Western intervention are getting louder and louder. The media coverage of the “exodus” from Africa and Syria (continuously mashed-up in order to create confusion in the public opinion), might led France to a military bombing (5) on ISIS as a solution for the migrations. President Hollande, at the same time, didn’t hide that “Nothing must be done that can consolidate or maintain Bashar al-Assad” (6), showing to the world the real objectives of a possible airstrike action in Syria. What is sure is that there’s a sinister urge of...
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articolo originale: http://iranmondo.blogspot.it/2015/05/la-siria-nudo-resoconto-dellinviato.html pubblicato da CESE-M su gentile concessione del traduttore. Di seguito riportiamo la traduzione dal persiano dell’intervista rilasciata al quotidiano di Mashad (Iran) “Khorassan” – del 25 maggio 2015 – da parte di Hassan Shemshadi, inviato della TV pubblica iraniana in Siria negli ultimi anni, con una esperienza anche in Iraq, recentemente tornato stabilmente in patria. L’intervista è a cura di Adib Rahimpour e la traduzione in italiano è di Ali Reza Jalali.   Quando è partito per la Siria? Sono partito nell’autunno del 2010 e i disordini sono iniziati all’inizio del 2011, in inverno. Quando è partito per Damasco avrebbe mai pensato a una situazione critica di questo tipo? No, assolutamente. Avevo previsto un attacco americano contro l’Iraq, sei mesi prima delle operazioni avevo avuto modo di parlarne coi nostri dirigenti politici, ma nessuno poteva prevedere una situazione così per la Siria e la regione. Vi erano dei problemi, ma non si poteva prevedere una situazione del genere. Dopo essere stato in Iraq, dove ha continuato la sua esperienza? Sono stato tre anni in Iraq, dopo quella esperienza mi sono state fatte diverse offerte di lavoro in altri paesi, come corrispondente stabile, ma ho accettato solo l’ipotesi siriana. Nel 2008 sono stato lì per 45 giorni e mi era piaciuto molto, allora c’era molta sicurezza. Come sono iniziati i disordini in Siria? La prima scintilla fu una manifestazione di protesta contro la polizia in un mercato a Damasco. Poi vi furono i fatti di Der’a, dove alcuni ragazzi fecero dei murales contro il governo, subendo la reazione dei sostenitori di Assad. Poi vi fu una manifestazione in sostengo del governo che fu seguita da manifestazioni di oppositori, i quali chiedevano il rilascio di alcuni prigionieri e la rimozione dei capi della sicurezza locale. Queste richieste della società civile non potevano essere esaudite dalle autorità? In Siria non aveva senso parlare di rivolta della società civile; dall’inizio dei fatti gli esponenti politici come il Ministro dell’Interno promisero riforme e una severa punizione per i trasgressori governativi, ma col passare del tempo le richieste degli oppositori aumentavano. Siamo arrivati al punto che lo stesso Assad volle incontrare 50 oppositori di Der’a, in un meeting di più di tre ore. In ogni caso Der’à fu il cuore della rivolta: gli oppositori presentarono 60 punti al governo, ad esempio chiesero il ritiro delle forze di sicurezza dalla città. Il governo acconsentì e la prima cosa che fecero gli oppositori come risposta, fu la messa a ferro e fuoco della città con azioni di rappresaglia contro i sostenitori del governo. Perché Der’a fu il centro della rivolta? Che caratteristiche aveva questa città? Der’a è una città sunnita al confine con la Giordania. I salafiti qui erano molto attivi. Lo Sceicco Ahmad, l’imam della moschea principale di tale località ha proclamato il jihad dal pulpito. D’altro canto gli oppositori hanno ricevuto sostegno dalla Giordania; in Siria il governo ha cercato di rispondere in modo ragionevole agli oppositori, riformando la legge elettorale, la legge...