13 Giugno 2026

Consiglio artico

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di Veronica Vuotto “Chiunque abbia il controllo sulla rotta artica controllerà il nuovo passaggio dell’economia mondiale e delle strategie internazionali”. (Li Zhenfu, Dalian Maritime University) Manca ormai poco al XX Congresso del Partito Comunista Cinese il quale sancirà il futuro politico dell’attuale leader Xi Jinping. Una data importante, quella del 16 ottobre, che sarà anticipata da altrettanti eventi importanti per la Repubblica Popolare Cinese, uno tra i quali il viaggio in Kazakistan, primo di una serie di viaggi che porteranno Xi fuori dai confini del proprio Paese per la prima volta dopo i due anni di chiusura causa Covid-19. La decisione di effettuare il primo viaggio all’estero proprio in questa regione, il Kazakhstan, ha un forte valore simbolico, nonché strategico, dal momento che, ricordiamo, questo grande Paese asiatico è stato importante per un altro evento fondamentale nella leadership di Xi Jinping: è proprio lì, infatti, che nel 2013 l’allora neo-eletto leader del PCC tenne un discorso importante durante il quale introdusse il suo ambizioso progetto della nuova via della seta. Da quell’ormai lontano 2013, il progetto della Belt and Road Initiative (inizialmente noto come One Belt, One Road, “una cintura, una via”) ha preso sempre più forma e, in una decade, ha espanso i propri orizzonti e programmi con il fine di dar vita nuovamente all’antica via della seta; ma, mentre quest’ultima aveva anticamente l’obiettivo principale di connettere l’Est e l’Ovest così che le diverse civiltà sviluppatesi lungo questo asse commerciale potessero comunicare e prosperare con gli scambi reciproci, l’obiettivo della nuova via della seta è quello di dotare la Cina di un supporto che le permetta di aprirsi al mondo esterno. Per poter fare ciò, la Cina ha puntato a facilitare la connettività e l’efficienza delle rotte commerciali, diminuendone i costi trasporto di merci, nonché garantendo la sicurezza della grande importazione cinese e dei flussi di esportazione. Nel 2013, il Presidente introdusse questo progetto spiegando il doppio volto della Belt and Road Initiative, secondo la quale, con “Belt” si voleva intendere la Silk Road Economic Belt, vale a dire la “zona economica della via della seta”, riferita alle tratte terrestri, mentre per “Road”, il riferimento era alle rotte marittime, dunque alla 21st Century Maritime Silk Road, la “rotta marittima del 21esimo secolo”. In relazione a quest’ultima, un’evoluzione della BRI ha portato in auge ulteriori interessi cinesi, primo fra tutti, quelli relativi alla regione del Circolo Polare Artico. L’interesse nei confronti di questa parte del mondo è stata menzionata per la prima volta nel 2017, quando la Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma della Repubblica Popolare Cinese1 e la State Oceanic Administration2 (SOA) resero nota la Vision for Maritime Cooperation under the Belt and Road Initiative. Il 20 giugno 2017, infatti, Pechino pubblica questo documento relativo al suo programma per la cooperazione marittima, il quale prevede i cosiddetti tre “passaggi economici blu“: il primo è il Passaggio Economico Blu Cina-Oceano Indiano-Africa-Mar Mediterraneo, il quale collega il Corridoio Economico Cina-Penisola Indocinese al Corridoio Economico Bangladesh-Cina-India-Myanmar, estendendosi verso ovest...