di Maria Alessandra Citro Il 12 agosto la nave turca Oruc Reis, durante un’esplorazione mineraria, si scontra a largo delle acqua dell’isola di Kastellorizo con una nave greca. L’incidente avviene nella zona economica esclusiva greca, non riconosciuta da Ankara. Questo incidente rappresenta soltanto la punta dell’iceberg delle tensioni tra i due governi, in quanto essi sono in conflitto dal 22 luglio scorso, a seguito di un navtex diramato dal governo turco per un’estensione delle operazioni di esplorazione in quelle acque contese. Per mitigare la situazione, si sono impegnati diplomaticamente i governi dei paesi membri dell’Unione Europea e Washington, così la Turchia ha deciso di riportare la Oruc Reis nel porto. La questione seppur mitigata non è per nulla risolta, l’intervento della comunità europea non è risultato sinergico e compatto, in quanto quest’ultima necessita ancora di mettere a punto un progetto di inclusione vero e proprio che coinvolga il governo turco in maniera consapevole e che che lo spinga ad intraprendere una strada di mediazione politica, lontano dalle tensioni militari a cui è avvezzo. Il vertice europeo di ottobre ha dimostrato che la mancanza di unanimità da parte degli stati membri incide fortemente su una de escalation effettiva della situazione. I governi di Ankara e di Atene sono invischiati da tempo in una serie di dispute che rendono i rapporti diplomatici instabili e critici e questa volta la partita si è giocata nelle acque del Mediterraneo orientale. Il casus belli è l’incidente avvenuto il 12 agosto a largo delle acque di Kastellorizo -un’isola situata a 80 miglia dall’isola Rodi, a 170 miglia a ovest di Cipro ed a un miglio dalla costa della Turchia- della nave turca Oruc Reis, che stava compiendo attività di ricerca di petrolio e gas naturali e che si è scontrata con una nave da guerra greca1. Questo avrebbe implicato l’intervento di una nave turca di scorta la Kemal Reis, che avrebbe urtato e danneggiato quella greca, vincolandola al rientro. Lo scontro è avvenuto nella zona economica esclusiva (ZEE) greca, non riconosciuta dal governo di Ankara, in quanto con quest’ultimo si contende il controllo sull’area, per le ingenti risorse di gas e minerali lì presenti2. L’incidente rappresenta soltanto il culmine delle escalation di tensioni tra i governi, risalenti ormai al 22 luglio scorso, a causa di un navtex, un avviso di restrizione alla navigazione, diramato dal governo turco per estendere le operazioni di esplorazione dal 2 al 12 agosto3. Le questioni tra i due governi si sono, tuttavia, acuite a partire dal 2015, quando ENI, una compagnia energetica impegnata nell’estrazione dei gas in Egitto, propendeva per la costruzione di East Med, un gasdotto sottomarino per collegare i giacimenti di Egitto, Cipro e Israele, e successivamente Grecia e Italia, riducendo così la dipendenza dei paesi coinvolti dalla Russia, ma escludendo dal progetto la Turchia4. Nel 2009, Ankara si è vista così costretta a firmare un accordo con il governo libico: avrebbe potuto sfruttare le sue risorse energetiche presenti nel Mediterraneo Orientale, offrendo in cambio protezione militare. L’accordo...