9 Giugno 2026

comunismo cuba

cuba
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: giuliochinappi.wordpress.com Mentre la propaganda antisocialista di tutto il mondo accusa Cuba di non essere un Paese democratico, l’isola caraibica vanta il sistema di democrazia popolare più originale, complesso e genuino del mondo. “I valori che difendiamo sono molto sacri, sono molto alti, sono molto potenti, sono i valori della Patria, sono i valori della Rivoluzione, sono i valori del Socialismo, sono i valori della giustizia, sono i valori dell’uguaglianza, sono i valori della dignità e dell’onore dell’uomo. Questi valori hanno un peso enorme“ – Fidel Castro La propaganda occidentale, anticubana e antisocialista da sempre, ci ha abituati alle critiche nei confronti di Cuba e del suo sistema politico ed economico, al punto che in molti, anche nella sedicente sinistra, vi sono caduti con tutte le scarpe. Le critiche mosse all’isola caraibica sono generalmente molto banali, ma volte a confermare quei bias che nei Paesi occidentali vengono inculcati nelle menti dei cittadini sin dai primi anni di scuola. Ad esempio, la presenza di un solo partito – il Partito Comunista Cubano – viene considerata la prova principale per dimostrare l’assenza di democrazia a Cuba – o in altri Paesi socialisti. Secondo la visione della democrazia borghese occidentale, dunque, il multipartitismo sarebbe in sé una garanzia di democrazia. Eppure, la realtà ci dice che molti Paesi vantano sistemi politici con due o più partiti, eppure pochi di essi possono fregiarsi di essere in qualche modo democratici. Negli Stati Uniti, ad esempio, abbiamo due partiti che si disputano il potere, eppure la loro linea in materia di politica economica e di politica estera resta nei fatti sempre la stessa, visto che si tratta di due partiti che difendono gli interessi della classe dominante, mentre l’esito finale delle elezioni viene deciso dai miliardi spesi e sprecati in campagna elettorale, piuttosto che dai programmi. Nei Paesi europei, a lungo tempo il multipartitismo ha quanto meno garantito una certa rappresentanza delle classi subalterne nei parlamenti nazionali, pensiamo ad esempio al Partito Comunista Italiano, che, pur essendo perennemente escluso dal potere per mezzo della conventio ad excludendum, e pur non essendo scevro da errori e aporie, per quasi cinque decenni si è fatto portatore delle istanze dei lavoratori italiani, raggiungendo risultati non trascurabili. Nelle democrazie borghesi, dunque, il multipartitismo può essere un fattore positivo se questo garantisce quanto meno la rappresentanza nelle istituzioni della classe lavoratrice. Oggi, tuttavia, anche in Europa si assiste ad un multipartitismo di facciata, che al limite rappresenta le diverse correnti interne alla classe dominante, sul modello di quello statunitense, mentre propaganda mediatica, soglie di sbarramento e retorica del “voto utile” fanno il resto per eliminare i partiti più combattivi dai parlamenti. Al contrario, nelle democrazie socialiste come Cuba questo criterio non può essere preso in considerazione. Cuba è un Paese dove le classi subalterne hanno già fatto e vinto la propria rivoluzione, per cui il multipartitismo diventa superfluo. Il ruolo del PCC gode della legittimazione popolare, e sia il Partito che il governo si fanno portatori delle istanze del popolo cubano. “Cuba non può essere misurata sotto questo...