articolo originale: http://www.ilcaffegeopolitico.org/42719/la-cina-nella-finanza-globale-vii Comprendere la Cina – E se lo yuan diventasse la valuta dominante? Per il momento è solo un’ipotesi, ma nell’ultima puntata del nostro speciale proviamo a tracciare qualche scenario sul sistema finanziario globale del futuro UNA POSSIBILITÀ REMOTA, MA… – La possibilità che la moneta cinese sorpassi il dollaro statunitense rimane remota. Tuttavia, se un simile scenario si presentasse, cosa accadrebbe alla geografia della finanza globale? Dato lo sforzo sostanziale nella lotta alla corruzione e nelle politiche per alleviare l’ineguaglianza, è poco probabile che le regole finanziarie cinesi si adeguino a quelle di Wall Street. Lo scenario più verosimile sarebbe il seguente: un mondo caratterizzato da una dimensione del settore dei servizi finanziari molto più contenuta (in percentuale del PIL) rispetto a oggi, simile a quando gli Stati Uniti emersero come potenza egemone verso la fine della seconda guerra mondiale. Negli anni Cinquanta i servizi finanziari erano pari a circa l’1% del PIL statunitense, mentre nel 2007 contavano più dell’8%. CINA: COSTRUIRE E INVESTIRE PER LO SVILUPPO – Se la Cina dettasse le regole della finanza globale è possibile ipotizzare un mondo meno dipendente dall’ingegneria finanziaria e dai profitti veloci, che tanto hanno inibito lo sviluppo e l’innovazione reale. Si allargherebbe l’uso del capitale azionario, più che di debito, per finanziare gli affari, e i fondi di capitale di rischio non sarebbero appannaggio di pochi privilegiati. Diversamente da oggi, più Paesi potrebbero seguire un modello basato sul finanziamento governativo di innovazioni e compagnie, per poi garantire una maggiore distribuzione dei benefici (come nel caso dei sistemi di welfare). Sicuramente la Cina non è l’unico Paese a fornire capitali ai suoi imprenditori. Gli Stati Uniti e Israele, ad esempio, finanziano anch’essi imprese produttive, ma i loro fondi sono spesso diretti verso quei progetti che hanno potenziali applicazioni militari (o comunque a settori estremamente limitati), mentre la Cina ha sostenuto progetti in energia solare, biotecnologia ed altri settori secondo modalità completamente scollegate dal suo apparato militare.Un mondo globale finanziato dai cinesi vedrebbe verosimilmente un’esplosione di lavori pubblici. Non solo la Cina ha costituito uno dei primi imperi nella storia dell’umanità, proprio attraverso la realizzazione di dighe, ponti, canali e altre strutture a uso civile (si veda Joseph Needham[1]), ma anche negli ultimi decenni ha dimostrato di saper trasformare il proprio Paese e le sue relazioni materiali con il resto del mondo. L’aumento delle infrastrutture nel mondo, come sta avvenendo, creerebbe, se adeguatamente progettate, più opportunità di lavoro ed accrescerebbe il numero e la qualità delle attività economiche, garantendo così uno sviluppo economico diffuso a seguito di un incremento dell’accesso al credito e ai mercati. US: I LIMITI DEL QE – Notoriamente, politiche come quelle di quantitative easing hanno beneficiato prevalentemente alcune (poche) istituzioni finanziarie, permettono ai banchieri di accedere al denaro senza sottostare a particolari vincoli. La maggior parte del denaro creato dalle banche e dai finanzieri è stato creato semplicemente prendendo a prestito direttamente dalla FED a tasso zero e poi investendolo nelle azioni, obbligazioni e strumenti derivati...
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Articolo originale: http://www.ilcaffegeopolitico.org/41431/la-cina-nella-finanza-globale-v Comprendere la Cina – Proseguendo il precedente intervento, di seguito andiamo a descrivere altre due grandi iniziative cinesi in ambito finanziario: una relativa a progetti di costruzione di infrastrutture al livello internazionale e un’altra relativa alle piattaforme per i pagamenti internazionali. ONE BELT, ONE ROAD – L’iniziativa cinese più rilevante in tema di finanza internazionale è la “One Belt, One Road”, altrimenti conosciuta come la moderna Via della Seta. Questa è stata pensata inizialmente come un progetto infrastrutturale per collegare la Cina all’Europa e bypassare il Mar Cinese meridionale, che Pechino teme possa essere bloccato dalle forze militari statunitensi. Il programma della Via della Seta include treni ad alta velocità che andranno, attraverso l’Asia Centrale, dalla Cina fino all’Italia, con numerose stazioni lungo il tragitto. Questo progetto infrastrutturale non solo assicurerebbe un accesso più diretto all’Europa, da un punto di vista commerciale, ma aumenterebbe significativamente la circolazione dello yuan e lo sviluppo economico nell’Asia Centrale, dove la presenza e gli investimenti degli Stati Uniti sono stati fino a oggi piuttosto limitati. Poiché l’Asia Centrale è ricca di materie prime minerarie ed è largamente sotto l’influenza della Russia, che è diventata un alleato cinese sempre più solido negli anni sotto la presidenza Putin, la Cina ha concepito questo progetto come un’opportunità eccellente per spendere le proprie risorse finanziarie. Peraltro, il progetto della Via della Seta ha ulteriori implicazioni. Dopo la crisi finanziaria del 2008, la Cina ha deciso che gli oltre 3 trilioni di riserve in valuta esteradovevano essere spesi il più velocemente possibile, poiché avrebbero potuto subire una nuova svalutazione. Per di più, dato che settori rilevanti della società statunitense hanno contestato l’utilizzo delle riserve cinesi per comprare asset negli Stati Uniti e date le crescenti connessioni commerciali con molti Paesi emergenti e meno sviluppati, le autorità della Repubblica Popolare si sono persuase della necessità di finanziare progetti infrastrutturali dovunque nel mondo. Il progetto della Via della Seta è infatti volto a coprire quattro macro-aree geografiche – Europa, Africa, America Latina e Sud Est Asiatico – e 60 Paesi. In Africa, la ferrovia proposta connetterebbe tutti gli Stati dentro una rete che renderebbe finalmente possibile alle nazioni africane di espandere facilmente i commerci tra di loro. InAmerica Latina, il progetto prevede una ferrovia che collegherebbe i Paesi che si affacciano sull’Oceano Atlantico con quelli del Pacifico. Nel Sud-est asiatico, la ferrovia collegherebbe infine la Cina con il resto della regione, rendendo possibile per paesi come il Laos e la Cambogia di modernizzarsi più velocemente. LA GESTIONE DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI – L’altra iniziativa riguarda l’intenzione di creare una piattaforma di gestione dei pagamenti internazionali sulla falsa riga della SWIFT. Quest’ultima è un’organizzazione con sede in Belgio che gestisce tecnicamente tutte le transazioni monetarie attraverso le banche. Il problema è che gli Stati Uniti hanno usato la loro influenza sulla SWIFT per forzarla ad adottare i propri orientamenti politici, come nel caso ad esempio dell’applicazione delle sanzioni contro l’Iran. In questi casi, la SWIFT blocca le transazioni o le...
Articolo originale: http://www.ilcaffegeopolitico.org/40877/la-cina-nella-finanza-globale-iv Comprendere la Cina – Non solo yuan: per aumentare la propria presenza sulla scena finanziaria internazionale, Pechino ha dato vita ad una serie di organizzazioni regionali, quasi tutte dedicate alla promozione degli investimenti infrastrutturali. L’ASCESA DELLA CINA – Nella sua progressiva proiezione internazionale, la Cina manifesta una strategia sempre più chiara: le autorità politiche della Repubblica popolare continuano a negoziare molto con le loro controparti statunitensi, mentre allo stesso tempo cercano di portare avanti la propria agenda. L’intento è di cercare di armonizzare le necessità nazionali con la leadership degli Usa. Dal 2009, la Cina ha di fatto promosso l’uso della propria moneta al livello internazionale in modo graduale ma rapido. Prima del 2009, la moneta cinese aveva una presenza nelle transazioni internazionali pari a zero. Dopo pochi anni, nel 2014, è diventata la settima valuta più popolare a livello mondiale per regolare i pagamenti globali e la seconda più usata tra la Cina e il resto del mondo (dati della Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication, SWIFT). Nell’agosto 2015, lo yuan ha superato lo yen giapponese, divenendo la quarta moneta globale più usata (e garantendosi in tal modo l’inclusione nel paniere di valute di riserva dell’IMF). Contestualmente, oltre ad espandere rapidamente l’uso dello yuan nel commercio internazionale, la Cina ha fondato nuove istituzioni internazionali per rafforzare ulteriormente il proprio ruolo nella finanza globale. In questo intervento cominciamo a presentare in breve la valenza e le implicazioni di queste iniziative. L’ASIAN INFRASTRUCTURE INVESTMENT BANK – E’ un’istituzione che si propone di finanziare progetti infrastrutturali nella regione Asia-Pacifico. Essa è divenuta un punto centrale della politica estera del Presidente Xi Jinping ed è volta ad offrire un’alternativa alla World Bank e all’Asian Development Bank (ADB). La ragione è duplice. In primo luogo, negli ultimi decenni la WB e la ADB hanno entrambe fallito nel fornire copertura finanziaria a molti progetti infrastrutturali in Asia, lasciando centinaia di milioni di persone in condizioni di difficoltà. L’AIIB, invece, la cui maggiore fonte di finanziamenti viene dalla Cina, accetta contributi dagli Stati membri dirigendoli su progetti infrastrutturali precedentemente falliti. In secondo luogo, l’AIIB è diretta dalla Cina, mentre la WB dagli Stati Uniti e la ADB dal Giappone. Queste ultime sono state a lungo percepite come istituzioni estranee agli interessi della Cina e del resto del mondo emergente, poiché non interessate, politicamente, a finanziare ulteriormente lo sviluppo di quella parte del mondo. Gli Stati Uniti hanno cercato di impedire che il centro di gravità del mondo economico si spostasse verso la Cina, mentre il Giappone era troppo occupato a cercare di risolvere i problemi della propria economia, almeno prima che il Presidente Abe assumesse il potere. Vari standard arbitrari, come supposte violazioni di diritti umani o soglie di PIL troppo alte, sono stati usati spesso come scuse per negare finanziamenti a progetti infrastrutturali fortemente supportati sul piano scientifico e necessari per lo sviluppo dell’Asia. La Cina, dunque, ha pensato che assumendo una posizione di leadership nella nuova istituzione internazionale ci sarebbero state meno...