SpecialEurasia organizza un webinar dal titolo “Sicurezza e minaccia terroristica nello scacchiere geopolitico euroasiatico” il cui obiettivo è quello di analizzare il problema del terrorismo e della propaganda jihadista in una regione strategicamente importante come quella euroasiatica. Il giorno giovedì 16 dicembre 2021 alle ore 19.00 SpecialEurasia in collaborazione con il CeSEM – Centro Studi Eurasia Mediterraneo e Opinio Juris organizza il webinar “Sicurezza e minaccia terroristica nello scacchiere geopolitico euroasiatico” in cui esperti di geopolitica dell’Eurasia e del fenomeno del terrorismo e propaganda jihadista analizzeranno gli attuali trend della sicurezza nella regione euroasiatica. Con il ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan e l’affermazione dei talebani alla guida del paese si sono acutizzati i problemi inerenti la sicurezza e il terrorismo nella regione euroasiatica (The new geopolitical game of Afghanistan), fattori che minano la stabilità e progetti economici quali la Belt and Road Initiative (BRI), conosciuta come Nuova Via della Seta, lanciata da Pechino, la strategia economica di Mosca rappresentata dall’Unione Economica Euroasiatica (EAEU), ma anche le politiche dell’Unione Europea e degli Stati Uniti nella regione. Gli attentati dello Stato Islamico Khorasan (IS-K) in Afghanistan ai danni della popolazione civile e del nuovo Governo dei Talebani pongono in forte dubbio la stabilità non solo del territorio afghano, ma dell’intera regione euroasiatica (in primis dell’Asia Centrale), considerando che diverse organizzazioni terroristiche potrebbero utilizzare il vuoto di potere che si sta registrando nello Stato afghano per trasformarlo in un ‘paradiso del terrorismo e della criminalità’ e da qui lanciare attacchi (Dilemma of Central Asian Jihadists between IS-K and Taliban). Per comprendere al meglio lo scacchiere geopolitico euroasiatico e la minaccia del terrorismo e della propaganda jihadista nella regione SpecialEurasia in collaborazione con i propri partner CeSEM e Opinio Juris ha deciso di organizzare un webinar in modo da avviare un dialogo e analisi volta a comprendere gli attuali trend, le sfide future e i possibili sviluppi in Eurasia. Maggiori Informazioni sul Webinar “Sicurezza e minaccia terroristica nello scacchiere geopolitico euroasiatico” – SpecialEurasia
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di Giacomo Leccese Il 24 agosto scorso il ministro degli Esteri algerino Lamamra ha reso nota la chiusura delle relazioni diplomatiche con il Marocco, rispondendo alle continue “azioni ostili” marocchine verso l’Algeria e dando seguito alla precedente dichiarazione del presidente Tebboune, che aveva accusato Rabat e “il suo alleato, l’entità sionista” (Israele), di essere coinvolti negli incendi che a inizio agosto hanno colpito l’Algeria. I rapporti tra i due Paesi, tesi fin dall’indipendenza algerina, hanno visto una rapida escalation di tensione negli ultimi mesi e, tra le azioni ostili citate da Lamamra, sicuramente si inseriscono la dichiarazione del rappresentante permanente del Marocco alle Nazioni Unite, Omar Hilale, in merito al diritto all’autodeterminazione della regione algerina della Cabilia, e il presunto coinvolgimento marocchino nello spionaggio di leader politici e alte cariche militari algerine attraverso lo spyware Pegasus.i Le cause alla base del recente inasprimento dei rapporti, però, sono molto più ampie e vanno ricercate all’interno di un articolato contesto di competizione regionale, dove si intersecano elementi politici ed economici. L’annosa questione del Sahara Occidentale Come detto, la relazione tra Algeria e Marocco è stata contraddistinta da tensioni già al momento dell’indipendenza algerina, quando alcune rivendicazioni marocchine riguardo i confini sfociarono nella “Guerra delle Sabbie” del 1963. Il fattore principale nell’inasprimento dei rapporti, però, è sicuramente quello relativo al Sahara Occidentale. Infatti, quando nel 1975, dopo un accordo con la Spagna, le forze marocchine e mauritane iniziarono l’occupazione dell’ex possedimento coloniale spagnolo, l’Algeria accolse i numerosi rifugiati e decise di appoggiare le istanze di autodeterminazione del popolo Sahrawi, portate avanti dal Fronte Polisario. L’Algeria mirava con quella scelta a limitare la politica espansionistica marocchina, isolando il grande rivale regionale dal resto del continente, e puntava ad uno sbocco sull’Atlantico attraverso la creazione di uno Stato satellite nel Sahara Occidentale.ii La situazione di stallo venutasi a creare alla fine degli anni Ottanta tra le forze marocchine e il Fronte Polisario, con la costruzione di una barriera di 2700 km tra le posizioni dei due schieramenti, rese, però, le parti più inclini ad un accordo, che venne formalizzato, grazie all’intervento dell’ONU, nel Settlement Plan del 1991. Il piano prevedeva un cessate il fuoco monitorato dalla forza di pace MINURSO e un referendum sull’indipendenza nei successivi due anni, ma il fallimento di un disegno simile nel Timor Est portò l’ONU a considerare un accordo politico tra le parti necessario per una soluzione duratura. A distanza di trent’anni non è ancora stato possibile raggiungere questo compromesso e, nel novembre 2020, il Fronte Polisario ha ripreso le ostilità a seguito della violazione della linea di armistizio da parte delle truppe marocchine.iii Dunque, come sottolineato da Andrea Dessì, una delle ragioni dietro la decisione algerina di rompere le relazioni diplomatiche con il vicino potrebbe essere proprio quella di riportare la questione Sahariana al centro del dibattito internazionale e forzare un maggiore interessamento soprattutto da parte dell’UE, che fino ad ora, invece, è rimasta poco coinvolta.iv Rivalità per la leadership regionale I due Paesi sono, inoltre, coinvolti in...
Poco conosciuta dal grande pubblico, a tratti schernita e dimenticata nelle nazioni-vassallo (a tutte le latitudini), ma importantissima e seriamente studiata nei Paesi che dominano gli scenari internazionali: è la geopolitica. E’ opinione diffusa che di tale disciplina non ci si occupa, infatti, proprio da quando la superpotenza che la pratica veramente – gli Stati Uniti – aveva fatto in modo che i popoli sottomessi non la studiassero e non fossero quindi tentati di praticarla. Proprio di Stati Uniti e della “talassocrazia” che questa potenza esprime è dedicato il saggio di Marco Ghisetti, giovane studioso di geopolitica e relazioni internazionali. Marco Ghisetti è responsabile del dipartimento dell’Area Anglosassone del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo Partiamo dal titolo della tua opera appena pubblicata: Talassocrazia. I fondamenti della geopolitica anglo statunitense. Che cos’è, innanzitutto, una ‘talassocrazia’ e come si spiega il concetto in chiave geopolitica? Per “talassocrazia” si intende una strategia mondiale di dominio fondata sul potere marittimo, ovvero sul dominio e supremazia sugli oceani e mari del mondo, con tutto ciò che ne consegue: gestione più o meno diretta dei flussi finanziari, del commercio mondiale, capacità di estensione inter-oceanica, eccetera. Tale definizione va però approfondita aggiungendo che una strategia di dominio marittimo comporta necessariamente anche un vero e proprio donarsi al mare da parte dell’attore che vuole fare propria la strategia talassocratica, ovvero una decisione volta ad affermare la propria insularità, a trasformarsi in un’isola, ad unirsi ai flutti del mare e, quindi, di modificare di conseguenza e finanche profondamente il proprio orizzonte di senso e la propria visione del mondo in un’ottima marittima; tutte cose, queste, che sono tappe fondamentali per qualsiasi attore che voglia intraprendere una strategia mondiale di domino marittimo. Il tuo libro cerca di ripercorrere la storia della geopolitica anglo-statunitense e la relativa politica estera anglo-americana. Quali sono gli elementi di continuità che ne definiscono l’identikit e le principali peculiarità ancora in essere a tutt’oggi? Il principale filo rosso che connette la loro storia geopolitica è chiaramente quello di essere attori talassocratici; caratteristica, questa, che come detto, che ha influenzato sia la loro storica azione strategica sia la loro identità e interpretazione che hanno di se stessi e del mondo. Da oltre cent’anni la politica estera di Stati Uniti e Regno Unito mostra una sostanziale continuità che è possibile individuare tramite una approfondita conoscenza delle loro dottrine geopolitiche per come esse sono state definite con l’inizio della èra postcolombiana (inizio XX secolo), poiché la realtà geostorica del mondo è rimasta essenzialmente inalterata. Ovvero, la particolarità dell’Inghilterra è di essere un’isola al largo del continente europeo e la particolarità degli Stati Uniti è di essere un’isola continentale circondata dal continente eurasiatico; particolarità, queste, che indirizzano la loro rispettiva strategia marittima a mantenere, da una parte, il predominio marittimo e prevenire, dall’altra, ogni tipo di integrazione continentale che possa compromettere il loro primato marittimo. Tutte le prescrizioni, i timori, i desideri e le contraddizioni che ne conseguono e caratterizzano la loro politica estera hanno come fonte precisamente questa collocazione e rappresentazione geopolitica. CONTINUA...