12 Ottobre 2026

centro studi eurasia e medi

Cuba-China-1961-
Articolo originale Il 23 dicembre, i rappresentanti di Cuba e Cina hanno firmato l’accordo per l’attuazione dell’inserimento effettivo di Cuba nella Belt and Road Initiative, la cosiddetta Nuova Via della Seta. Il 23 dicembre, il vice primo ministro cubano Ricardo Cabrisas Ruiz e il presidente della Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma della Cina, He Lifeng, hanno firmato il Piano di cooperazione tra il governo della Repubblica di Cuba e il governo della Repubblica Popolare Cinese per la promozione congiunta della Cintura Economica della Via della Seta e della Via della Seta Marittima del XXI Secolo. Questo documento rende effettivo il Memorandum d’intesa firmato tra i due governi nel novembre del 2018 per l’inserimento di Cuba nella Belt and Road Initiative. “Il Memorandum è stato preparato in corrispondenza degli obiettivi di sviluppo economico e sociale di Cuba, a cui la Cina partecipa come partner strategico”, si legge sulla testata cubana Granma. “Gli articoli del Piano di cooperazione includono le intenzioni di entrambe le parti di rafforzare e promuovere la cooperazione bilaterale in settori prioritari per Cuba, come lo sviluppo delle infrastrutture, l’istruzione, la cultura, la salute e le biotecnologie, le comunicazioni, la scienza e la tecnologia e il turismo, tra le altre aree. Vengono inoltre concordati progetti e azioni che includano interessi di mutuo vantaggio, con lo scopo di rafforzare e diversificare ulteriormente i legami tra Cuba e la Cina, nonché con i Paesi terzi che sono membri di questa iniziativa”. Questo accordo corrobora la lunga amicizia esistente tra Cuba e la Repubblica Popolare Cinese, tanto che proprio L’Avana fu il primo governo latinoamericano a stabilire relazioni diplomatiche con Pechino nel 1960. Il Paese asiatico è oggi il secondo partner commerciale di Cuba, il secondo Paese per origine delle importazioni ed il primo in qualità di destinazione delle sue esportazioni di prodotti come rum, tabacco, zucchero e caffè. La firma del documento è stata preceduta, nella stessa giornata, dall’incontro tenuto dal presidente Miguel Díaz-Canel alcuni degli investitori cinesi sull’isola di Cuba. Secondo quanto riportato dalla stampa cubana, il capo di Stato ha analizzato i preparativi per avviare il progetto di riconversione tecnologica dell’Empresa Gráfica Habana che avanza nell’ambito di un prestito del governo asiatico. “L’iniziativa consentirà la stampa di quotidiani nella parte occidentale dell’isola, oltre a libri, riviste, quaderni e altre risorse grafiche”, si legge su Prensa Latina. Grazie alla collaborazione con la Cina, la stamperia della capitale cubana avrà a disposizione i macchinari più avanzati del continente latinoamericano. Díaz-Canel ha anche visitato la filiale di Yutong, impresa cinese che si è impegnata nella produzione di autobus ibridi a Cuba. “Il presidente ha ringraziato per il supporto l’azienda, presente nel Paese dal 2005, essendo diventata il principale fornitore di attrezzature per lo sviluppo del trasporto pubblico”, afferma ancora Prensa Latina.  Dal suo account ufficiale su Twitter, il presidente cubano ha sottolineato che il tour gli ha permesso di verificare la serietà e il rigore con cui le aziende cinesi lavorano a L’Avana, e ha ricordato che Cina e Cuba sono unite da “legami intimi e storici“.  Nella giornata del 22 dicembre, l’ambasciatore...
LOCANDINA VICENZA mostra-1
Sabato 13 aprile 2019, alle ore 11 al Palazzo Cordellina Contra’ Riale, 12 a Vicenza si inaugurerà la mostra La Serbia e l’Italia-Un esempio di solidarietà 1914–1918 dai documenti storici custoditi nell’Archivio della Serbia. Saranno esposti documenti sulla storia della Serbia durante la prima guerra mondiale, con particolare attenzione alle relazioni serbo-italiane (diplomatiche, culturali e militari) nel periodo dal 1914 al 1918 e il contributo della Serbia nella vittoria degli alleati. Mostra aperta da sabato 13 a martedì 19 aprile 2019 Orari: Pomeriggio dalle ore 15 alle ore 18.30
US Libya Militias
ASRIE FOCUS – SICUREZZA LIBIA Articolo originale In questi giorni gli occhi del mondo sono puntati sulla città di Skhirat, a nordovest del Marocco, luogo dove si stanno svolgendo, sotto la direzione delle Nazioni Unite, i colloqui dell’ennesimo round di negoziati tra i governi di Tobruk e quello di Tripoli, le principali parti in causa del conflitto che sta sconvolgendo la Libia e l’intera regione del Mediterraneo. La speranza comune e condivisa è quella di vedere che gli sforzi diplomatici dell’inviato speciale dell’ONU Bernardino Leon mostrino i primi risultati concreti. C’è chi pensa che questo round di negoziati sia quello decisivo per fondare le basi di una unità nazionale ed un cessate il fuoco duraturo anche se, visti i precedenti e la situazione sul campo, molti addetti ai lavori non sono concordi su questo ottimismo basti pensare che i negoziati stanno svolgendo separatamente, senza un faccia a faccia tra le due parti[1]. Sembra ancora che nessuna forza, coalizione, esercito o milizia, dalla più potente alla più piccola, sia seriamente decisa a prendere la via del dialogo. Nessuno è disposto a cedere quel fazzoletto di sovranità guadagnato dopo ormai più di un anno di conflitto feroce. Qualunque progresso fatto grazie al lavoro dell’UNSMIL (la missione diplomatica dell’Onu guidata da Leon) è stato fatto naufragare il giorno dopo a causa di palesi inadempienze agli accordi operate una volta dal governo di Tripoli una volta da quello di Tobruk. E il trend non cambia neanche in questi ultimi colloqui: : il 5 marzo, primo giorno di negoziati, aerei del governo di Tobruk hanno bombardato postazioni del governo di Tripoli tra cui le vicinanze dell’aeroporto Mitiga [2]. Nonostante gli sforzi e l’appoggio che tutte le potenze occidentali stanno garantendo alla via diplomatica, i diretti interessati sembrano quindi preferire il potere persuasivo delle armi. Lo dimostrano i continui richiami del Generale Khalifa Haftar, il controverso generale a capo delle forze di Tobruk, e di tutto il governo affinché venga annullato l’embargo europeo delle armi deciso fin dai tempi dei bombardamenti Nato del 2011[3].   I motivi dell’espansione internazionale del conflitto libico A parere di chi scrive, uno dei motivi per il quale il fuoco del conflitto libico non solo non è destinato a spegnersi, ma rischia di essere ulteriormente alimentato, è il coinvolgimento sempre più attivo di attori statali esterni alla Libia. L’ex colonia italiana è da sempre una terra che suscita gli appetiti di moltissimi paesi sia per le sue ingenti risorse energetiche sia per la sua posizione strategica nel Mediterraneo. Pare superfluo citare l’Italia come attore maggiormente coinvolto nella questione: la Libia è il terzo paese esportatore di gas in Italia dopo Russia e Norvegia e il sesto per quanto concerne il petrolio[4]. Inoltre rappresenta il più importante paese di transito per i flussi di migranti provenienti da Africa sub-sahariana, Corno d’Africa e, più recentemente, Siria e Iraq. Ma dal crollo del regime di Gheddafi nel 2011, l’importanza politica del paese ha acquisito una valenza molto più ampia. Tutti i principali attori...