Fonte: Uza La città di Tashkent ha ospitato il convegno dedicato ai temi della stabilità sociale e della tutela della vera essenza e del contenuto della sacra religione dell’Islam. Alla conferenza hanno partecipato i leader del Consiglio musulmano dell’Uzbekistan, i capi religiosi, gli attivisti delle fondazioni “Nuroniy” e “Makhalla”, i rappresentanti del Movimento Pubblico Giovanile e del Comitato delle Donne, delle khokimiyats, delle forze dell’ordine, della scienza e la cultura, del pubblico, i leader e gli studenti delle istituzioni d’istruzione islamica. Il Presidente della Repubblica dell’Uzbekistan Shavkat Mirziyoyev nel suo discorso ha osservato la grande importanza attuale della nuova fase di lavoro sociale e spirituale, del consolidamento dell’ambiente sano nella famiglia, nella makhalla e nella società, rafforzando la solidarietà e l’amicizia interetnica e interconfessionale, prestando più attenzione alla formazione dei giovani, tutelando la vera essenza e il contenuto della sacra religione dell’Islam. Il Capo dello Stato ha sottolineato che il dialogo con le persone non rappresenta una campagna temporanea, come alcuni pensano, ma è una priorità continua della politica statale, che richiede una costante attenzione. Al fine di ottenere la fiducia del popolo, di realizzare le sue speranze e le aspirazioni, è stata organizzata l’attività dell’Accoglienza di cittadini e dell’Accoglienza Virtuale del Presidente dell’Uzbekistan. In Uzbekistan oggi vivono e lavorano in pace i rappresentanti di più di 130 nazioni e nazionalità, di diverse confessioni religiosi, che mantengono la loro cultura nazionale, costumi e tradizioni, grazie alle condizioni favorevoli create nel paese e le attività di 138 centri culturali nazionali. Per incoraggiare le loro attività e per lo sviluppo delle relazioni culturali con i paesi stranieri, il Centro Culturale Internazionale della Repubblica ha formato il Comitato per le relazioni amichevoli interetniche con i paesi stranieri presso il Consiglio dei ministri. Sin dai primi anni d’indipendenza dell’Uzbekistan è stata una priorità garantire la libertà di coscienza: è stato fatto tanto per mantenere la purezza della nostra santa religione, per la rinascita dei valori nazionali, per onorare la memoria e la tutela del patrimonio dei nostri grandi antenati, l’abbellimento di loro luoghi di riposo e questo processo continua. stato fatto tanto per mantenere la purezza della nostra santa religione, per la rinascita dei valori nazionali, per onorare la memoria e la tutela del patrimonio dei nostri grandi antenati, l’abbellimento di loro luoghi di riposo e questo processo continua. Tuttavia, non sono ancora pienamente esplorate la ricca storia e cultura del paese, che rappresenta una delle culle della scienza e della cultura islamica, della vita e del patrimonio spirituale di inestimabile valore dei nostri grandi scienziati. Presidente Shavkat Mirziyoyev si è soffermato sugli dettagli dell’inizio dei lavori per la creazione del Centro culturale islamico dell’Uzbekistan a Tashkent per la ricerca del ricco patrimonio storico, scientifico e spirituale del nostro popolo, la sua diffusione tra la comunità internazionale e, soprattutto, per la divulgazione del vero spirito umanistico e il contenuto della religione islamica. Il Centro si impegnerà a raccogliere informazioni esaustive su grandi studiosi islamici e scienziati, scrittori e poeti illustri, pittori e calligrafi,...
Centro Studi Eurasia e eMediterraneo
Riceviamo e pubblichiamo il programma del convegno dal titolo International Conference «Civil Society, Mass Media and Government. Russian and European Experience che si è tenuto alla Russian State University for the Humanities (RSUH) di Mosca. Program.doc
Comunicato stampa a cura di redazione Si è tenuto dal 4 all’8 luglio a Lhasa il Forum sullo sviluppo del Tibet 2016, organizzato dallo State Council Information Office di Pechino e dal Governo della Regione Autonoma del Tibet, alla presenza di più di 100 delegati provenienti da oltre trenta nazioni. Dall’Italia, per conto del Centro Studi Eurasia Mediterraneo, è intervenuto il responsabile delle relazioni esterne Stefano Vernole, che ha sintetizzato il progetto di ricerca sul Tibet/Xizang portato avanti dal Cesem negli ultimi tre anni. Nei cinque giorni di permanenza, i delegati hanno visitato monasteri, templi, fabbriche, il centro di medicina tradizionale tibetana, l’Università di Lhasa, la città di Shannan ed incontrato vari esponenti della società civile che hanno testimoniato dell’imponente progresso economico e culturale intrapreso dal Tibet negli ultimi anni. Oltre ad alcune foto del Forum e delle visite alleghiamo l’intervento scritto di Vernole, l’elenco completo dei partecipanti (suddivisi in 4 commissioni di lavoro) e il link del testo completo della dichiarazione finale (Lhasa consensus): http://www.china.org.cn/world/Off_the_Wire/2016-07/08/content_38841812.htm
Sabato 28 novembre, dalle ore 16 alle ore 19, presso il Centro Sociale Giorgio Costa di Bologna (Via Azzo Giardino, 48), si terrà l’evento La Macchina del Caos: importazioni di popolazioni, secondo di tre incontri per la critica al Nuovo Ordine Mondiale Con l’intervento di Enrico Galoppini, redattore del giornale in rete Il Discrimine (www.ildiscrimine.com) e collaboratore del Cesem per l’Area Europa e Mediterraneo, e Martina Carletti (ARS – Associazione Riconquistare la Sovranità). Presentazione iniziativa: La macchina del caos lavora senza sosta creando i “fatti” secondo i propri principi e facendo, a suo modo, anche la nostra storia. Per definizione, il suo operare non può riconoscere limiti e confini visto che, come è stato ammesso da fonte interna autorevolissima, “the american homeland is the planet”. Sebbene in queste ultime settimane venga effettivamente contrastata sul teatro siriano dall’intervento della Russia di Putin, essa mantiene nel suo ventre oscuro copiose riserve velenifere e notevoli capacità metamorfiche che la rendono comunque temibilissima e nemica irredimibile di qualunque popolazione. Lo si vede, forse meglio che in passato, proprio in Europa, dove per l’affondamento di qualsiasi speranza di “risveglio politico globale” si serve senza scrupolo, fra le altre, dell’arma di distruzione chiamata “accoglienza dei migranti”. In questa situazione l’Italia, che rimane a livello planetario uno dei massimi terreni di sperimentazione per la macchina del caos, potrebbe senza paradosso rivelarsi uno degli avamposti strategici decisivi nel quale, in un futuro nemmeno troppo lontano, si giocheranno le sorti dei processi di affrancamento dal doppio giogo dell’Unione Europea e della NATO.
“La Repubblica Popolare Cinese e il Tibet”, progetto di ricerca del CESE-M A distanza di due secoli dai resoconti di viaggio redatti dai primi esploratori e religiosi che giunsero sull’altopiano, il Tibet rimaneva ancora qualcosa di oscuro e di misterioso. Così si legge, per esempio, ad inizio ottocento sulle pagine del Nuovo Dizionario Geografico: “TIBET. Vasta regione d’Asia, di cui le notizie che si hanno sono incerte e confuse, ad onta dell’interesse che la geografia avrebbe d’essere illuminata. […] Non è verosimile che gli antichi avessero veruna cognizione di queste contrade; i portoghesi furono i primi a penetrarvi, ma sembra che Marco Polo le avesse visitate prima d’essi, e che la parte del Tangut da lui descritto, ove accenna una prov[incia]. chiamata Tebet, sia il Tibet dei moderni, dandone esso una descrizione che ne ha molta analogia”.(1) E ancora: “L’Occidente, il nord, il centro e l’Oriente dell’Asia ci passaron sott’occhio; ci riman ora a considerare quella parte meridionale per cui vediamo scorrere, l’Indo, il Gange, il Bramaputre e l’Iravaddi. Donde sorgono que’ magnifici fiumi. Tutti discendono da un altipiano inclinato a mezzodì ma da immense montagne separato dal rimanente dell’Asia meridionale. Questo è il Tibet. Eccoci dunque sulle soglie di quella misteriosa contrada e sacra, culla di più di un religioso sistema, e nel cui seno la superstizione piantò il suo trono a canto a quello del verno. […] Il Tibet, noto sin dal secolo decimoterzo, rimase a lungo inaccessibile a’ viaggiatori europei”. (2) L’accedervi quasi impossibile ne rende difficile, ancora ad inizio XIX secolo, la definizione dei confini di questa regione: “Noi comprendiam qui sotto il nome di Tibet tutti i Paesi a nord dell’Indostan, a levante della Gran Bucaria, al sud della Piccola, al sud-est del Tangut (prendendo quest’ultimo nome nel suo più ristretto significato), all’Occidente della China, ed al nord-uest dell’Impero de’ Birmanni. In un sì vasto recinto, il piccolo Tibet e lo Stato di Latak all’occidente, come pure il Butan al sud, ponn’essere considerati come quali paesi presi a parte. Verso il sud-est il confine è poco noto. Finalmente, verso il nord, sembrano esistere intere province sconosciute a noi. D’Anville termina il Tibet al grado 35; ma il gesuita Tieffenthaler asserisce positivamente che il gran Tibet è al nord-est del paese di Cascemira, ed il piccolo Tibet a nord-uest. La più breve rotta per andare a Cashgar (3) sarebbe quella di passare per il grande Tibet; ma ciò è vietato, e si passa quindi pel piccolo Tibet, la cui capitale Eskerdon (Ascardon) è otto giornate al nord de’ confini del Cascemire. Al di là trovasi Schakar. Viaggiando poscia quindi giornate per folte boscaglie, si giunge alla frontiera del piccolo Tibet. […] Da ciò sembra risultare che si può con sicurezza dare al Tibet almeno due gradi più al nord che non ne abbia sulle carte di D’Anville. Poco sappiamo delle città del Tibet; sembra che la maggior parte de’ siti segnati sulla carta, non sieno che villaggi, cioè gruppi di capanne intorno a qualche...
“La Repubblica Popolare Cinese e il Tibet”: progetto di ricerca del Cesem Prima della comparsa degli essere umani, il Tibet1 era una terra abitata dagli spiriti. Chenrezig Wangchug, Avalokiteśvara , bodhisattva2 della compassione, e la sua sposa Dolma presero la decisione di inviarvi le loro incarnazioni: quella di Chenrezig era Trehu Changhub Sempa, una scimmia casta che aveva deciso di rinunciare ai piaceri mondani, mentre Dolma si incarnò in una bellissima orchessa incline al cannibalismo. La leggenda vuole che la scimmia fosse felice di passare il proprio tempo nella grotta a meditare quando un giorno, sentendo l’orchessa piangere si mosse a pietà e si interessò dei motivi di tale pianto. La bellissima orchessa spiegò che si sentiva sola e gli chiese di unirsi a lei in matrimonio. La scimmia che aveva fuggito i piaceri terreni rifiutò ma Senmo, in preda alla disperazione e al desiderio, non si dette per vinta e tornò ad implorare Trehu Changhub Sempa. Chenrezig consigliò alla scimmia di unirsi all’orchessa perché era giunto il tempo che il Tibet avesse dei figli, ragione per la quale i due dovevano vivere insieme e proliferare. Dall’unione della scimmia e dell’orchessa nacquero sei scimmiette che furono portate da Trehu Changhub Sempa in un bosco ricco di frutti e lì furono lasciate a crescere da sole. Dopo tre anni, la coppia tornò a prendere i suoi figli e, con enorme sorpresa, scoprì che il loro numero era cresciuto a dismisura e che non avevano più niente di cui cibarsi. Attoniti, la scimmia e l’orchessa supplicarono il bodhisattva di non lasciarli morire di fame. Il Bodhisattva, mosso dalla sua infinita compassione, raccolse dal Monte Meru, l’asse del mondo, grano, piselli e orzo e li sparse sul paese. Le scimmie, grazie ai frutti della terra, crebbero prospere e floride; le loro code e il loro pelo iniziarono ad accorciarsi, iniziarono a parlare e, gradualmente, divennero esseri umani. I sei figli frutto dell’unione di Trehu Chunghub Sempa e Senmo fondarono le sei diverse etnie che popolano adesso lo Xizang. Il nostro viaggio verso Lhasa muove da sudest, dalla Prefettura di Shannan, e precisamente da due città che si trovano nella valle dello Yarlung, a circa 200 km dalla capitale dello Xizang, considerata la culla della cultura tibetana. Qui, Tsetong, capoluogo della prefettura di Shannan e seconda città più grande della regione, si è unita a Nedong in una distesa disordinata di costruzioni che mischiano elementi tibetani a caratteristiche cinesi. Tsetong, in tibetano, significa campo di giochi, con riferimento al luogo dove le sei scimmiette, figli della leggendaria unione tra la scimmia e l’orchessa, erano soliti giocare. A est della città, in relazione alla leggendaria origine del Tibet, si trova la Grotta della Scimmia, raggiungibile dopo una dura ascesa che segue la via tracciata dai mucchi di pietre lasciati dai pellegrini. Di Tsetong si dice che già nel XIX secolo fosse città viva e che vi fossero un migliaio di case, un gompa,un forte difensivo e un bazar che, ancora oggi, vale la pena...