8 Ottobre 2026

caucaso meridionale

Mappe-Caucaso
di Maxence Smaniotto La guerra, a cui Mosca si riferisce in termini di “Operazione Militare Speciale”, che si sta svolgendo in Ucraina catalizza antiche e nuove dinamiche. Da un lato, i rapporti tra Ucraina e Russia sono largamente caratterizzati da quello che lo storico francese Fernand Braudel definiva come “il tempo lungo”; tempo antimoderno dove si definiscono quelle strutture profonde che persistono attraverso le epoche e che determinano in larga misura la storia delle civiltà. Dall’altro, invece, entrano in gioco fattori nuovi, che sembrano emergere tra le pieghe di quella dinamica dell’accelerazione su cui il filosofo tedesco Hartmut Rosa focalizza le sue ricerche da alcuni anni. Tra i fattori del “tempo lungo”: la geografia, la religione, le vie di commercio, i rapporti tra etnie, le visioni del mondo, le abitudini, i cicli climatici. Tra i fattori della modernità “accelerata”: la politica, i media di massa, la morale, la tecnica, la compressione del tempo presente in una serie di instanti non integrati tra loro. In un mondo dove la mondializzazione ha creato un’inedita e per certi versi soffocante interdipendenza, quel che accade sulla piccola scala in un luogo ben determinato e un momento propizio, rischia di avere ripercussioni su altri luoghi ben più distanti e dai contesti totalmente differenti. Il conflitto in atto risveglia dinamiche che in molti ritenevano sopite. È dire quanto le analisi del già citato Fernand Braudel fossero pertinenti: sotto la scorza della morale vigente si agitano dinamiche antiche e durature. La vastità del tema impone in tutta obiettività di analizzare un elemento alla volta, pur tenendo in conto l’insieme del quadro. I meccanismi che hanno svolto dei ruoli imprescindibili nello scatenamento del conflitto sono numerosi, ma anche numerosi sono gl’impatti. In questa breve disamina ci concentreremo su uno spazio ben determinato e per certi versi “dimenticato”, ma dove le eventuali ripercussioni della guerra in Ucraina potrebbero rivelarsi importanti e le cui conseguenze si avvererebbero fondamentali per l’Eurasia: il Caucaso del Sud. L’angolo morto del Caucaso Come sempre, il Caucaso rappresenta l’area meno analizzata e più tralasciata della geopolitica eurasiatica e più specialmente dello spazio post-sovietico. Eppure, è proprio qui che il sangue è colato di più dopo la dislocazione dell’Unione sovietica. Mentre il mondo occidentale e le sue starlette erano impegnati a versare lacrime di coccodrillo nel Balcani occidentali e a prendersi in video durante le passeggiate nella Sarajevo assediata, nel Caucaso erano attivi ben cinque conflitti allo stesso tempo, di cui oggi praticamente alcuno è stato totalmente risolto. Due guerre in Cecenia. Una tra l’Ossezia del Nord e l’Inguscezia, purtuttavia facenti parte della federazione russa. Una guerra civile in Georgia, paese inoltre alle prese con due regioni separatiste totalmente fuori controllo, l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud oltre che all’allontanamento, discreto ma totale, della repubblica autonoma dell’Ajaria, importantissima in quanto rappresenta il principale sbocco sul mar Nero della Georgia. Infine, una guerra, sanguinosissima, tra gli armeni del Nagorno-Karabakh e gli azerbaigiani dell’Azerbaigian. All’inizio degli anni 2000, la seconda guerre in Cecenia si risolse con una sofferta...