22 Luglio 2026

caso skripal

lavrov
Sono molte le cose che non tornano nel caso Skripal, partendo da un punto di vista meramente oggettivo, pare indubbio e scontato che la teatralità del gesto, nel caso esso fosse stato messo in atto da agenti russi, sembra voler essere un monito nei confronti di possibili avversari interni; nel caso opposto, ovvero che l’assassinio di Skripal e della figlia fosse opera di alcuni poteri facenti capo alle cancellerie “occidentali”, questa apparirebbe come l’ennesima scusa per voler rompere ulteriormente ogni forma di collaborazione e di legame con la Federazione Russa. Da ormai cinque anni assistiamo ad un bombardamento mediatico contro l’establishment del Cremlino di Putin e l’intero movimento politico russo. L’accanimento mediatico nei confronti di Mosca parte già dai giorni successivi all’ormai conclamato golpe politico avvenuto in Ucraina. E’ ormai noto che a Piazza Maidan si è consumato un golpe pilotato dall’esterno, come successivamente confermato dall’attivista Vladimir Venchak e dalle dichiarazioni raccolte dal giornalista italiano Gian Micalessin, si passa dopo al successivo braccio di ferro tra Mosca e la Washington di Obama, per definire il futuro di Assad e della Siria, finendo poi per supportare ed elogiare il primo oppositore di Putin Aleksey Navalny, dimenticando di spiegare alle opinioni pubbliche occidentali che l’oppositore al Capo di Governo russo si era formato presso la Yale University, lo stesso ateneo americano dove si studiano come mettere in piedi “le rivoluzioni colorate”. La guerra contro Mosca ha toccato anche aspetti esterni alle tradizionali relazioni internazionali, coinvolgendo anche l’ambito sportivo, dove durante il corso delle ultime olimpiadi invernali coreane, vennero vietate e messe al bando bandiere russe dagli spalti. In breve, sembra di assistere ad un’accanita campagna di screditamento del nuovo pensiero internazionale russo che vuole un nuovo mondo multipolare. Il caso di Skripal ovviamente non sarà l’ultimo ma rappresenta solo il più recente cronologicamente e anche stavolta sembra di assistere a qualcosa di strano, di oscuro, di omesso; dato che se le implicazioni di Mosca dovessero risultare certe (cosa ad oggi ancora da verificare) l’avvelenamento per opera del nervino A-234 sarebbe un gesto troppo plateale, come se si volesse disinfestare una casa dalle formiche utilizzando delle granate. Come se non bastasse, l’inventore del veleno Leonid Rink, ha osservato l’improbabilità del coinvolgimento russo nella morte di Skripal per un semplice motivo logico, ovvero che “anche un sabotatore russo semianalfabeta non utilizzerebbe un veleno russo con un nome russo”. Secondariamente, per Rink, Mosca non avrebbe avuto motivo per avvelenare il suo ex agente segreto. “In primo luogo, Skripal ha lavorato per entrambe le parti, cioè ha dato i suoi contatti britannici ai russi e quelli sovietici agli inglesi. Quindi Mosca non avrebbe avuto nessun interesse. E poi per la Russia il momento non era assolutamente redditizio, essendo successo il fatto alla vigilia delle elezioni e poco prima dei Mondiali di calcio”, ha spiegato Rink. Il caso Skripal invece sembra nascere da una visione politica di coalizione, che vede da una parte schierati gran parte delle nazioni “occidentali”, contro quello che è il nuovo pensiero...