8 Ottobre 2026

#Cadoppi

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Tibet fra geopolitica e nuova via della seta. di Gianbattista Cadoppi Per anni gli Stati Uniti hanno usato i separatisti tibetani come arma geopolitica per esercitare pressioni sulla Cina. Sulla carta il nuovo presidente americano Donald Trump dovrebbe essere meno interventista e non interferire negli affari delle altre nazioni. In realtà le prime mosse sembrano in tutt’altra direzione. La conversazione con la presidente taiwanese Tsai Ing-wen ha interrotto una tradizione diplomatica di lunga data degli Stati Uniti e ha suscitato le proteste cinesi.   Addirittura Trump ha annunciato di voler usare la questione delle due Cine come aperta arma di ricatto per ottenere vantaggi nei rapporti commerciali con il gigante asiatico. Le spinte che si fanno avanti nel Congresso a tale proposito sono assai bellicose. Ci sono proposte di ritorsioni contro la Cina e addirittura contro chi ne appoggia le rivendicazioni nel Mar Cinese Meridionale (esclusa Taiwan) in base alle delibere di un tribunale che gli americani non riconoscono.  Si ventilano persino sanzioni contro chi minaccia l’autonomia di Hong Kong dopo che Joshua Wong, il giovane leader studentesco, è andato a fare lobbying tra i più retrivi Cold Warriors presenti nel Congresso USA. Forse però la proposta più grave è quella dei congressisti repubblicani affinché il presidente neoeletto incontri il Dalai Lama. Cosa per altro non nuova tra i presidenti americani. Tutti i politici europei sono sensibili al fascino del Premio Nobel per la Pace e dato l’astio di Trump contro i musulmani non è detto che si possa giocare pure la carta dello scontro diretto tra buddismo e Islam, come sta avvenendo in Birmania e anche in Tailandia. Occorre rammentare la lunga storia del Programma tibetano della CIA. Washington si è sempre proposta di accentuare le tensioni etniche attraverso l’incoraggiamento del separatismo in Cina. I documenti della CIA declassificati nel 1998 fanno luce sulle operazioni segrete degli Stati Uniti nella Regione Autonoma del Tibet (TAR) negli anni Cinquanta e Sessanta dello scorso secolo. I sostenitori del Dalai Lama al Congresso, come il repubblicano Sensenbrenner, amano chiamare questi avvenimenti “protesta pacifica”.  In realtà si trattò di una palese attività di spionaggio e sabotaggio appoggiato dalla CIA. Il programma della CIA tibetano, cominciato concretamente nel 1956, si basa sulle promesse e gli impegni del governo americano con il Dalai Lama tra il 1951 e il 1956. Il programma era costituito da propaganda, operazioni paramilitari e spionaggio, opportunamente coordinate e supportate dalla CIA. Gli Stati Uniti e i propri alleati in Occidente hanno sempre armato ogni movimento separatista contro i loro rivali geostrategici. La lunga serie d’interventi comprende l’appoggio ai Fratelli della Foresta nei paesi baltici, ai separatisti ucraini, spesso ex collaboratori dei nazisti, contro l’Unione Sovietica nel primo dopoguerra, fino all’appoggio all’UCK contro la Serbia. Il sostegno ai movimenti separatisti come quello tibetano ha in gran parte lo scopo di applicare una pressione geopolitica. L’India fu utilizzata come piattaforma di appoggio per il separatismo tibetano fino al momento della guerra di confine del 1962. Probabilmente fu la stessa India di Indira...