Dopo anni di tensioni sui confini, Cina e India hanno raggiunto uno storico accordo. Questo passo rappresenta un’opportunità unica per rilanciare le relazioni tra i due paesi, favorendo la cooperazione economica e politica per una stabilità regionale duratura.
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Il Vietnam si è ricavato un ruolo da protagonista in occasione del vertice BRICS, con il Primo Ministro Phạm Minh Chính che ha incontrato numerosi leader mondiali e lanciato la proposta delle “cinque connessioni strategiche”.
BRICS, economie emergenti, detronizzazione del dollaro e declino della supremazia UsaPIAZZA LIBERTA’, puntata di sabato 9 settembre 2023.
di Giulio Chinappi Da sempre tutelata dalle critiche dei media e dei governi occidentali, l’Arabia Saudita sta diventando un bersaglio sempre più frequente in seguito al riallineamento della sua politica estera verso il multipolarismo.
Pubblichiamo il documento finale redatto al XV Vertice dei Brics che si è tenuto a Johannesburg (Sud Africa) dal 22 al 24 agosto 2023. “Noi, i leader della Repubblica Federativa del Brasile, della Federazione Russa, della Repubblica dell’India, della Repubblica Popolare Cinese e della Repubblica del Sud Africa, ci siamo incontrati a Sandton, in Sud Africa, dal 22 al 24 agosto 2023 per il XV BRICS Summit tenutosi sul tema: “BRICS e Africa: partenariato per una crescita reciprocamente accelerata, uno sviluppo sostenibile e un multilateralismo inclusivo”.
A cura di Gokhan Kurtaran FONTE ARTICOLO: https://www.aa.com.tr/en/turkiye/turkiye-obvious-nation-for-expanded-brics-says-leading-economist/2896122# L’economista britannico Jim O’Neill ha affermato che la Turchia ha affrontato le complicazioni del sistema incentrato sugli Stati Uniti e del nuovo ordine mondiale. La Turchia sarebbe un’aggiunta ovvia a un gruppo BRICS allargato; così l’economista Jim O’Neill, colui che ha coniato l’acronimo che sta per Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, tutte economie emergenti. Parlando con l’agenzia di stampa Anadolu, O’Neill ha affermato che numerosi paesi stanno facendo domanda per entrare a far parte dei BRICS. Egli vede questo fenomeno come un’iniziativa simbolica del mondo emergente a dimostrazione della loro insoddisfazione per la governance globale e lo status quo stabilito dal dominio statunitense dopo la seconda guerra mondiale. O’Neill, che è stato anche presidente del rinomato think tank londinese Chatham House dal 1999 al 2021, aveva precedentemente incluso la Turchia all’interno del MINT (Messico, Indonesia, Nigeria, Turchia), gruppo che rappresenta le economie emergenti. Ha detto, inoltre, che la Turchia ha affrontato le complicazioni del sistema incentrato sugli Stati Uniti e del nuovo ordine mondiale, suggerendo che Ankara potrebbe entrare a far parte di un gruppo BRICS che desidera l’espansione. “In molti modi la Turchia deve farlo a causa della sua geografia unica. Ma anche, forse, nel modo in cui i leader turchi moderni hanno pensato di poter vedere i vantaggi del sistema occidentale così come i vantaggi di un sistema diverso“, ha affermato. Guerra Russia-Ucraina O’Neill ha espresso la convinzione che i paesi all’interno della formazione BRICS – dove si sente il peso economico della Cina – avrebbero “un grande desiderio” che Turchia facesse parte dell’espansione del gruppo. “La Turchia è un paese piuttosto unico in questo senso. È l’unico paese che sembra essere uno dei principali paesi che è stato in grado di svolgere una sorta di ruolo di mediazione per essere considerato credibile sia dall’Ucraina che dalla Russia“, ha detto. O’Neill ha, inoltre, affermato che l’economia russa ha ottenuto risultati migliori rispetto alle previsioni precedenti di circa un anno fa, aggiungendo che le sanzioni occidentali non hanno avuto un impatto reale sulla Russia. Avendo precedentemente ricoperto il ruolo di capo economista di Goldman Sachs per molti anni, O’Neill ha osservato come le banche centrali nelle economie avanzate stiano compiendo sforzi per contenere gli alti livelli di inflazione, cercando di rallentare l’economia; le recenti dichiarazioni della Federal Reserve (Fed) indicano che se l’inflazione continua a diminuire, la stretta monetaria potrebbe finire; O’Neill ha aggiunto che, in futuro, tali azioni da parte della banca centrale statunitense potrebbero avere un impatto positivo sulle economie emergenti. Discutendo delle prospettive economiche nel Regno Unito, O’Neill ha sottolineato che il paese ha attraversato un periodo difficile dal referendum sull’uscita dalla UE tenutosi nel 2016, affrontando le conseguenze di quella che definisce una “decisione folle” in termini intellettuali e politici. O’Neill ha sottolineato che la posizione commerciale del Regno Unito è peggiorata e, nonostante la necessità di lavoratori qualificati, a livello politico ci sono preoccupazioni significative per quanto riguarda l’immigrazione mentre la capacità di...
di Andrea Puccio FONTE ARTICOLO: https://www.occhisulmondo.info/2023/02/17/i-brics-consolideranno-la-discesa-del-dollaro/ L’accordo tra le Banche Centrali di Russia e Iran, firmato formalmente il 29 gennaio, che collega i loro sistemi di trasferimento interbancario, cambia le carte in tavola sotto più punti di vista. Tecnicamente, d’ora in poi 52 banche iraniane che già utilizzano il SEPAM, il sistema di telecomunicazione interbancario iraniano, si collegheranno con 106 banche che utilizzano lo SPFS, l’equivalente russo del sistema di messaggistica bancaria occidentale SWIFT. Oltre a Russia e Iran, anche Russia e Cina stanno cercando da anni di interfacciare i loro sistemi di messaggistica bancaria. Il CBIBPS (Cross-Border Inter-Bank Payments System) cinese è considerato di prim’ordine. Il problema è che Washington ha minacciato direttamente di espellere le banche cinesi da SWIFT se si interconnettono con le banche russe. Il successo di SEPAM-SPFS potrebbe consentire a Pechino di rischiare il tutto per tutto – soprattutto ora, dopo la durissima guerra dei semiconduttori e la grottesca farsa del palloncino. In termini di sovranità, è chiaro che la Cina non accetterà restrizioni da parte degli Stati Uniti su come muovere i propri fondi. Parallelamente, i BRICS nel 2023 approfondiranno lo sviluppo di un sistema di pagamenti finanziari reciproci e di una propria valuta di riserva. Ci sono non meno di 13 candidati confermati che desiderano entrare a far parte dei BRICS+, comprese le medie potenze asiatiche come Iran, Arabia Saudita e Indonesia. Tutti gli occhi saranno puntati sul fatto se – e come – gli Stati Uniti, indebitati per oltre 30 trilioni di dollari, minacceranno di espellere i BRICS+ da SWIFT. È indicativo ricordare che il rapporto debito/PIL della Russia è solo del 17%. Quello della Cina è del 77%. Gli attuali BRICS senza la Russia sono al 78%. I BRICS+, compresa la Russia, potrebbero avere una media del 55%. Una forte produttività in futuro verrà da un BRICS+ sostenuto da una valuta basata sull’oro e/o sulle materie prime e da un sistema di pagamento diverso che escluda il dollaro USA. Una forte produttività non verrà di certo dall’Occidente collettivo, le cui economie stanno entrando in un periodo di recessione. In mezzo a tanti sviluppi intrecciati e a tante sfide, una cosa è certa. L’accordo SEPAM-SPFS tra Russia e Iran potrebbe essere solo il primo segnale del movimento delle placche tettoniche nei sistemi bancari e di pagamento globali. Benvenuti a uno, due, mille sistemi di messaggistica di pagamento. E benvenuti alla loro unificazione in una rete globale. Naturalmente ci vorrà del tempo. Ma questo treno finanziario ad alta velocità ha già lasciato la stazione. Fonte: Istituto Italia Brics – www.italiabrics.it