18 Giugno 2026

BRI

Università Nazarbayev, Astana. È il 7 settembre del 2013 ed è uno dei momenti di svolta cruciali nella storia recente dell’umanità: il Presidente cinese Xi Jinping annunciò un’ambiziosa iniziativa destinata a ridefinire i confini del commercio globale e le dinamiche geopolitiche del XXI secolo: la Belt and Road Initiative, conosciuta anche con il nome di Nuova Via della Seta; in quell’occasione, per la prima volta Xi delineò la volontà di realizzare un progetto mirante a connettere la Cina con l’Europa attraverso una serie di corridoi economici e infrastrutturali lungo il vasto territorio eurasiatico.
Da quell’ormai lontano 2013, il progetto della Belt and Road Initiative (inizialmente noto come One Belt, One Road, “una cintura, una via”) ha preso sempre più forma e, in una decade, ha espanso i propri orizzonti e programmi con il fine di dar vita nuovamente all’antica via della seta; ma, mentre quest’ultima aveva anticamente l’obiettivo principale di connettere l’Est e l’Ovest così che le diverse civiltà sviluppatesi lungo questo asse commerciale potessero comunicare e prosperare con gli scambi reciproci, l’obiettivo della Nuova Via della Seta è quello di dotare la Cina di un supporto che le permetta di aprirsi al mondo esterno. Per poter fare ciò, la Cina ha puntato a facilitare la connettività e l’efficienza delle rotte commerciali, diminuendone i costi per il trasporto delle merci, nonché garantendo la sicurezza delle significative importazioni cinesi e dei flussi di esportazione. Nel 2013, il Presidente Xi Jinping introdusse questo progetto spiegando il doppio volto della Belt and Road Initiative, secondo la quale, con “Belt” si voleva intendere la Silk Road Economic Belt, vale a dire la “zona economica della via della seta”, riferita alle tratte terrestri, mentre per “Road”, il riferimento era alle rotte marittime, dunque alla 21st Century Maritime Silk Road, la “rotta marittima del 21esimo secolo”.
L’interpretazione occidentale alla Belt and Road Initiative ha spesso riflettuto una prospettiva geopolitica, focalizzata sulla presunta strategia di espansione dell’influenza cinese. Questo sguardo, predominante soprattutto tra gli accademici statunitensi ed europei, ha trascurato talvolta gli impatti positivi che la BRI ha avuto nei Paesi coinvolti, privilegiando la dimensione geopolitica a discapito degli sviluppi economici e infrastrutturali.
Nel 2013, quando il Presidente Xi Jinping presentò in Kazakhstan l’iniziativa della Nuova Via della Seta, l’Europa non costituiva un fulcro strategico della sua visione. Inizialmente, la Belt and Road Initiative era strettamente connessa alle priorità interne della Cina, particolarmente considerando il delicato momento di transizione economica. La diplomazia cinese, allora, poneva l’accento soprattutto sulle tensioni regionali con nazioni come Giappone, Filippine e Vietnam, in risposta alla strategia di “pivot asiatico” degli Stati Uniti[1]. La BRI si proponeva, dunque, di conseguire due obiettivi principali: inizialmente, estendere la Grande Strategia di Sviluppo Occidentale al di là dei confini cinesi, migliorando così le connessioni con l’Asia Centrale; successivamente, sviluppare una strategia per controbilanciare l’influenza degli Stati Uniti promuovendo legami economici con regioni non allineate agli interessi statunitensi. In questa fase iniziale, l’Europa assumeva un ruolo marginale nel contesto della BRI, possibilmente limitato a evocare simbolicamente l’antica Via della Seta. Tuttavia, con l’avanzare del progetto sotto la guida di Xi Jinping, si è notevolmente accresciuta l'importanza dell’Europa all'interno della visione della BRI.
Dopo la conclusione delle guerre d’indipendenza dalla corona spagnola, l’America Latina è divenuta una regione che ha risentito notevolmente dell’influenza esercita da Washington. Le politiche degli Stati Uniti attuate nei confronti dell’America Latina – guidata dai principi della Dottrina Monroe – hanno sempre, di fatto, considerato questa regione del mondo come una zona ricca di opportunità per promuovere i propri interessi e consolidare, così, la propria influenza in quella zona definita America’s backyard, il “giardino di casa” degli Stati Uniti.