Progetto di ricerca CeSEM, FOCUS – Balcani, la storia in movimento: quali conseguenze per l’Europa? Gli antefatti Quei Balcani, che secondo il cancelliere Otto von Bismarck nel 1878 non valevano le ossa di un granatiere di Pomerania, si trasformarono nel giro di alcuni anni nella polveriera d’Europa. Entro la fine del XIX secolo, infatti, si era reso sempre più precario il cosiddetto “giogo turco” che da secoli aveva pur garantito la stabilità della regione balcanica, travolta in questa fase storica dall’ondata dei nazionalismi e dei movimenti che si battevano per l’indipendenza. Iniziò la Grecia, proseguirono Serbia e Romania, il Montenegro di fatto non era mai stato soggiogato e infine giunse la Bulgaria: grazie all’interessato coinvolgimento di potenze straniere, Russia ed Impero austro-ungarico in primis, a inizio Novecento l’Impero Ottomano teneva ancora sotto controllo in Europa Kosovo e Albania (il cui lealismo frenava la nascita di una coscienza nazionale), la turbolenta Macedonia (nella quale imperversavano indipendentisti e comitađi filobulgari, filoserbi e filogreci) e quella che ancor oggi è la cosiddetta Turchia europea. I piccoli Stati che erano sorti contestualmente all’arretramento turco avevano ancora rivendicazioni territoriali da soddisfare e si erano perciò legati alle Grandi Potenze per ottenere sostegno e finanziamenti al fine di coronare i propri progetti espansionistici. Il Regno di Serbia aveva visto nel corso dell’Ottocento avvicendarsi sul trono le famiglie degli Obrenovi e dei Karađeorđević, oscillando tra posizioni di vicinanza alla Russia ed all’Austria, finché il colpo di stato del 1903 depose cruentamente Alessandro I Obrenovi e portò sul trono Pietro Karađeorđević, assertore di una politica estera legata allo Zar e finalizzata al completamento dell’unità nazionale dei serbi. L’annessione della Bosnia-Erzegovina all’impero asburgico nel 1908 segnò un duro colpo per questi progetti, che si rifacevano alla načertanije ideata nella seconda metà dall’Ottocento dal “Cavour serbo” Ilija Garašanin: si trattava di un progetto di unificazione nazionale, sul modello di quanto compiuto dal Regno del Piemonte nella penisola italica, che la classe dirigente di Belgrado declinava in maniera sempre più ampia, rivolgendosi non solo ai serbi, ma, con il gradimento zarista, a tutti i popoli slavi sudditi di Vienna, al fine di costituire un grande stato jugoslavo. Il piccolo Regno del Montenegro aveva sostanzialmente mantenuto sempre la sua indipendenza, presentandosi sovente come l’avanguardia del popolo serbo ed ora si trovava di fronte ad un dilemma identitario. Grazie ad un’accorta politica matrimoniale re Nikola Petrović Njegoš aveva legato la sua dinastia ad alcune tra le principali case regnanti europee (Romanov, Savoia e Karađeorđević), tuttavia a corte e nella classe dirigente di Cetinje si diffondeva sempre di più un sentimento filoserbo che auspicava la fusione dei due regni. Sul trono di Grecia sedeva il re degli elleni, il quale pertanto rappresentava non solo lo Stato greco, ma anche tutti quei connazionali ancora sottoposti a dominazione straniera, in Macedonia come sulle coste dell’Asia Minore passando per le isole egee. Tale scelta si basava sulla megale idea, il grande progetto di riunire tutte le comunità elleniche, promosso per primo da Ioannis Kolettis ed ora cavallo...
Bosnia-Erzegovina
Progetto di ricerca CeSEM, FOCUS – Balcani, la storia in movimento: quali conseguenze per l’Europa? 1389: battaglia di Kosovo Polje ovvero “della Piana dei Merli”. Questo evento bellico fu l’inizio palese di un espansionismo turco pianificato nei Balcani, che dovrà confrontarsi con entità nazionali e trans-nazionali come le province del Sangiaccato e della Rumelia. Per quanto già precedentemente sotto l’influenza culturale islamica, si hanno fonti certe a partire dal IX secolo in merito a musulmani bosniaci che iniziano ad essere reclutati come pretoriani nei sultanati andalusi svolgendo un ruolo simile a quello dei turchi a Baghdad. Si può parlare di una presenza musulmana in area balcanica, in particolare bosniaca, anche dal punto di vista della gestione amministrativa e del controllo diretto di uno stato islamico sul territorio solo dalla seconda metà del XV secolo, in seguito all’invasione almeno inizialmente più militare che culturale da parte dell’Impero Ottomano e la capitolazione del Regno di Bosnia (1463) ad opera del sultano condottiero Maometto II che da poco più di un decennio aveva consolidato la sua egemonia su Costantinopoli. La nota ricchezza mineraria dei Balcani e il loro ruolo geografico di accesso all’Europa meridionale attirarono gli imperatori turchi. Nonostante l’inesorabile ridimensionamento del peso internazionale dell’Impero, l’area balcanica interessata dalla dominazione islamica conobbe un periodo di crescita culturale ed economica e di relativa pace, alcuni centri urbani come Sarajevo e Mostar registrarono uno sviluppo urbanistico e demografico piuttosto rilevanti. In epoca coeva al Rinascimento italiano assistiamo ad un momento di espansione militare turca seguito da una fioritura artistico culturale. Quest’ultima, tuttavia, fu caratterizzata anche e soprattutto dai prodromi del disfacimento dell’egemonia militare nel Mediterraneo orientale e nei Balcani, in favore della rivale commerciale Venezia, iniziati fondamentalmente nell’ultimo periodo crociato e riconoscibili nell’evento storico apicale della sconfitta nella battaglia navale di Lepanto (1571), nel fallimentare secondo assedio di Vienna del 1683, che provocò ripetute invasioni austriache nei Balcani tra il 1688 e il 1697, il conseguente trattato di Carlowitz (1699) e la pace di Passarowitz (1718), i quali contribuirono a porre la Bosnia sempre più sotto il controllo austriaco. Non possono sfuggire ad una corretta analisi la capacità da parte delle autorità ottomane di sfruttare gruppi minoritari cristiani, soprattutto contadini, come mercenari e gli attriti dovuti non a discriminazioni religiose a sfavore dei cristiani stessi, ma meramente sociopolitiche. L’aristocrazia terriera non gradiva le condizioni sfavorevoli imposte dal governo di Costantinopoli, per esempio propenso a rimodernare il sistema fiscale, alcuni aspetti del diritto patrimoniale e ad eliminare la servitù della gleba: tali propositi riformistici sarebbero diventati alcuni tra i fattori decisivi per l’alleanza tra regni cristiani e nobili serbo-bosniaci al fine di ostacolare il potere turco nei Balcani. Senza omettere il fatto che i musulmani di Bosnia si sono sempre considerati una elite rispetto ai turchi, poiché convinti di essersi convertiti all’Islam prima di loro o per lo meno prima della loro venuta. Va inoltre ricordato che almeno fino al XVII secolo le carriere militare e diplomatico-politica hanno visto un sorprendente protagonismo di esponenti del...