Le recenti rivelazioni statunitensi sulla rete globale di biolaboratori finanziati da Washington, compresi quelli in Ucraina, impongono una rilettura delle denunce russe. Non si tratta di propaganda, ma di fatti documentati, rischi concreti e interrogativi ancora senza risposta.
biolaboratori ucraina
a cura di Armando Manocchia Parliamo di geopolitica, della complicata situazione in Medioriente, della quasi dimenticata operazione militare russa in Ucraina e di questa Nato che non piace a nessuno.
A cura di Giulio Chinappi ARTICOLO ORIGINALE La Russia continua a denunciare la presenza dei biolaboratori statunitensi in Ucraina, ed ha presentato i documenti raccolti agli esperti della Convenzione per le armi biologiche delle Nazioni Unite. Nonostante la Russia abbia esposto da mesi i programmi sulle armi biologiche portate avanti dagli Stati Uniti sul territorio ucraino, le autorità del Paese nordamericano non hanno ancora dato spiegazioni circa i programmi che, per anni, hanno sviluppato in Ucraina senza pubblicarne i contenuti. Solamente l’intervento militare russo ha permesso di portare alla luce quello che molti sospettavano da tempo. “La Russia ritiene che sia necessario studiare ulteriormente la situazione che coinvolge l’attività biologica militare in Ucraina, anche nel quadro della Convenzione sulle armi biologiche e tossiniche (BTWC, secondo il suo acronimo inglese, ndr)”, ha spiegato il viceministro degli Esteri della Federazione Russa, Sergej Rjabkov. “Al fine di risolvere l’attuale situazione in connessione con le attività biologiche militari sul territorio ucraino, vediamo la necessità di un’ulteriore seria discussione nel quadro della BTWC, inclusa una discussione sui risultati della riunione consultiva alla nona conferenza di revisione, prevista in seguito quest’anno“, ha aggiunto l’esponente del governo. “È importante utilizzare tutti gli strumenti disponibili ai sensi della Convenzione, compreso l’articolo VI della BTWC, per indagare sulle violazioni della Convenzione da parte dell’Ucraina e degli Stati Uniti“, ha sottolineato Rjabkov. L’articolo tirato in ballo dal viceministro permette ai Paesi membri di denunciare le violazioni di Paesi terzi, e nello specifico afferma: “(1) Qualsiasi Stato parte della presente Convenzione che ritenga che qualsiasi altro Stato parte agisca in violazione degli obblighi derivanti dalle disposizioni della Convenzione può sporgere denuncia presso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Tale denuncia dovrebbe includere tutte le prove possibili che ne confermino la validità, nonché una richiesta di esame da parte del Consiglio di sicurezza. (2) Ciascuno Stato parte della presente Convenzione si impegna a collaborare allo svolgimento di qualsiasi indagine che il Consiglio di sicurezza possa avviare, in conformità con le disposizioni della Carta delle Nazioni Unite, sulla base della denuncia ricevuta dal Consiglio. Il Consiglio di sicurezza informa gli Stati parte della Convenzione dei risultati dell’indagine”. Rjabkov ha anche denunciato che gli Stati Uniti e l’Ucraina hanno tentato di mettere i bastoni fra le ruote ai lavori dell’ultimo incontro che ha riunito i Paesi aderenti alla Convenzione, tenutosi a Ginevra tra il 5 e il 9 settembre: “Il comportamento degli statunitensi e dei loro subordinati ucraini durante l’incontro solleva grandi interrogativi. A volte si sono descritti come oggetto di attacchi irragionevoli e hanno chiesto scuse, quindi sono passati alla maleducazione o hanno cambiato l’argomento della conversazione“. Il viceministro ha poi affermato che “la stragrande maggioranza delle denunce avanzate dalla Russia è rimasta senza una risposta adeguata da parte di Stati Uniti e Ucraina“. Il diplomatico ha aggiunto che i tentativi di giustificare la ricerca biologico-militare come presunte attività puramente pacifiche non resistono al controllo dei fatti e sono progettati per distrarre l’attenzione della comunità mondiale dai rischi reali posti dal programma biologico-militare del Pentagono. Igor Kirillov (in foto), capo della forza russa di protezione...