11 Agosto 2026

bicentenario grecia

Grecia_200_anni
di Lorenzo Salimbeni Lo scorso 25 marzo la Grecia ha celebrato i 200 anni dall’inizio della sua lotta per l’indipendenza dalla dominazione dell’Impero Ottomano: tale data rappresenta abitualmente una festività civile, ma quest’anno il bicentenario e la contrapposizione con la Turchia per la questione dei confini marittimi e delle Zone Economiche Esclusive (ZEE) hanno dato un risalto particolare alla ricorrenza, che le autorità di Atene, nonostante la crisi economica e sanitaria, hanno voluto celebrare al meglio. In presenza o da remoto sono intervenuti i rappresentanti di Gran Bretagna, Francia e Russia, vale a dire gli Stati successori delle potenze europee che all’epoca sostennero la causa indipendentista ellenica, giungendo fino allo scontro navale con la flotta turca nelle acque di Navarino. Numerosi furono i patrioti italiani che intervennero come volontari per combattere a fianco dei greci, ma ben pochi in Italia lo hanno ricordato, in continuità con una politica di acquiescenza nei confronti della Turchia nel Mediterraneo orientale che scorre senza soluzione di continuità dal Governo Conte Bis al Governo Draghi. Ben diverso l’approccio francese, che si è fatto sentire sul piano diplomatico e delle forniture militari a sostegno di Atene (e di Nicosia), e russo, che rientra nella più ampia dialettica Mosca-Ankara anche se il Governo Mitsotakis ha proseguito ad aderire alle sanzioni occidentali nei confronti del Cremlino ed il Patriarcato greco ha riconosciuto la legittimità dello scisma da Mosca della Chiesa ortodossa ucraina. La guerra d’indipendenza greca D’altro canto anche in passato non erano mancati gli elementi di contrapposizione tra il nascente Impero Russo e la Grecia, con particolare riferimento all’eredità bizantina: la translatio imperii del 1453 al momento della caduta della vecchia capitale imperiale in mano turca aveva in effetti gratificato la nascente potenza moscovita, ma da un punto di vista religioso il primato dell’Ortodossia greca sarebbe stato duro da scalfire ancora per molto tempo. Dalla comunità greca residente nel quartiere Fanar a Costantinopoli provenivano altresì i cosiddetti “fanarioti”, vale a dire personale greco inseritosi negli alti ranghi della classe dirigente ottomana, quasi ad assicurare una larvata continuità di potere della componente greca. Ciononostante, l’idea di Stato nazionale che si diffuse con le spedizioni napoleoniche dette linfa alla costituzione della Philiki Hetairia, fondata nel 1814 a Odessa, quindi in ambito russo, all’interno della locale comunità mercantile greca. Tale struttura clandestina, che negli anni seguenti avrebbe fatto da modello ad altri gruppi cospirativi, godeva di buone entrature tra i fanarioti. In particolare emerse la figura di Alexandros Ypsilanti, il quale sarebbe stato tra i leader dell’insurrezione proclamata appunto il 25 marzo 1821 dal Metropolita Germanos nel Monastero di Santa Lavra. Nell’Europa occidentale era, invece, radicato da tempo un movimento culturale filellenico sulla base del gusto neoclassico che si era diffuso in vari settori dell’arte e della cultura, perciò numerosi furono i volontari che imbracciarono le armi per cimentarsi a fianco degli insorti. Nonostante l’aura epica che avvolge tuttora questi volontari (tra cui l’italiano Santorre di Santarosa e l’inglese Lord Byron), essi non sempre vennero accolti a braccia aperte,...