15 Giugno 2026

attentati francia

In Francia c’è un uomo coraggioso che non ha paura di mostrare la realtà. La realtà dice che la grande Nazione transalpina, patrimonio di cultura politica (e non solo) di fatto ineguagliabile in Europa, oggi appare, agli occhi degli osservatori più acuti e critici, irriconoscibile. Un Paese in declino, come il nostro. Un governo debole, scarsamente rappresentativo e incline agli sbandamenti (la questione fiscale lo dimostra), un preoccupante tasso di disoccupazione (in media di poco inferiore al 10%, ma superiore al 14% in alcuni dipartimenti), un deficit pubblico fra i peggiori del continente (-4,4%) e un peso internazionale in calo. Nonostante l’ottimistico discorso di fine anno del presidente socialista Hollande, che invita i francesi, con pomposa retorica, alla fiducia e all’autostima, promettendo buone novità per il Paese nel 2015, molti record negativi sono stati raggiunti nell’anno appena concluso. Di queste criticità, e di molte altre riguardo alla situazione francese, è ben consapevole François Asselineau, presidente dell’UPR (Union Populaire Républicaine), minuscolo partito d’opposizione allo status quo fondato il 25 marzo 2007, giorno del cinquantesimo anniversario della firma del Trattato di Roma. Di Asselineau si può leggere, nella pagina Wikipedia a lui dedicata, scritta in inglese (non esiste nella sua lingua madre) una breve biografia. Parigino, cinquantasettenne, ex membro del partito gollista di centrodestra RPF (Rassemblement pour la France), studente all’HEC di Parigi e all’Ecole national d’administration, ispettore generale delle finanze, poi consigliere in questioni commerciali ed internazionali di vari ministeri. Un onesto servitore dello Stato, con una forte coscienza civile. E oggi, con una serie di proposte fulminanti, un politico di lotta, snobbato da radio e televisioni, ma molto presente sulla Rete. L’UPR, nel suo programma, propone principalmente l’uscita della Francia dall’Unione Europea (e, di conseguenza, dall’Eurozona), facendo riferimento all’articolo 50 del Trattato dell’Unione Europea che consente a ogni Stato membro l’uscita dall’Unione, e dalla NATO. Unico corpo politico attualmente attivo in Francia schiettamente sovranista e patriottico, polemico nei confronti dell’europeismo dissidente ed ipocrita del Front National (vincitore delle elezioni europee dello scorso anno), l’UPR e il suo sobrio fondatore vogliono rinverdire la tradizione gollista e il repubblicanesimo nazionale, senza estremismi ma andando incontro a un sentimento popolare di scoramento e disillusione, consapevole del fallimentare progetto di costruzione europea nato nei suoi tratti fondamentali proprio nel 1957 col Trattato di Roma e perfezionatosi fra 1991 e 1992 a Maastricht. Tacciato di “cospirazionismo”, il movimento, forte di 6762 aderenti, è incentrato su un’interpretazione negativa dell’influenza statunitense sull’Europa, attuata proprio dalle gerarchie filo-atlantiste che dominano l’UE: organo di potere, questo, fortemente desiderato e controllato, secondo le congetture di Asselineau, soprattutto dagli USA, dopo la Seconda Guerra Mondiale. Tramite l’Unione e l’Alleanza Atlantica, le élites nordamericane hanno messo e mettono costantemente il naso negli affari europei, direttamente e indirettamente; fanno pressione affinchè alcune riforme (sui contratti di lavoro, il ruolo dello Stato nell’economia, ecc…) vengano introdotte nei Paesi membri per favorire gli interessi dei grandi gruppi industriali e finanziari, e affinchè l’Unione si allarghi verso est, inglobando paesi ex-comunisti (cosa puntualmente avvenuta), fino...