SpecialEurasia published the fifth report of our project “Geopolitics of Nuclear Energy in Eurasia” titled “La forza di dissuasione nucleare francese” in partnership with ASRIE Analytica and CeSEM – Centro Studi Eurasia Mediterraneo. di Stefano Vernole All’inizio della sua presidenza, Emmanuel Macron disse che avrebbe ridotto di molto la dipendenza della Francia dall’energia nucleare, smantellando parte degli impianti del Paese. Al tempo, l’opinione pubblica francese era piuttosto diffidente nei confronti dell’ampio utilizzo da parte della Francia di centrali nucleari, a causa di disastri come quello al reattore giapponese di Fukushima nel 2011. Le cose però sono cambiate negli ultimi tempi: in questi mesi, grazie al nucleare, la Francia è stata praticamente immune dalla grave crisi energetica che sta colpendo il resto dell’Europa, e Macron ha rivalutato la possibilità di investire nel nucleare. La Francia è, come ha scritto qualcuno, «l’unica potenza nucleare dell’Unione Europea». Nel Paese ci sono 58 reattori nucleari attivi, che producono più del 70% dell’energia elettrica francese. Descrivendo l’aumento del sostegno popolare francese all’energia nucleare, un sondaggio dell’istituto Odoxa ha parlato di «ritorno di fiamma» tra i francesi e il nucleare negli ultimi due anni. Spesso ascritto a De Gaulle, l’arsenale atomico d’Oltralpe è in realtà una creazione della Quarta Repubblica. Mezzo di riscatto nazionale e di sabotaggio della guerra fredda, è uscito ridotto dal crollo dell’Urss. Ma sulla «sua funzione di deterrenza» Parigi non transige. Il 20 marzo 2019, Nicholas Roche, direttore degli affari strategici di sicurezza e del disarmo al Ministero dell’Europa e degli Affari esteri, venne convocato per un’audizione presso la Commissione della difesa nazionale e delle Forze Armate dell’Assemblea nazionale francese sul tema della dissuasione nucleare e le modifiche dei trattati in corso su iniziativa di Paesi come Stati Uniti e Russia1. Questa fu anche l’occasione per invitare i maggiori esperti militari dell’esercito francese a rendere conto dello stato di avanzamento della Force de frappe di Parigi nei diversi domini e a chiarire quali obiettivi strategici si volevano raggiungere grazie al possesso dell’arma nucleare. Francia ed Europa sono infatti legate alla disciplina dalla legge della concorrenza strategica. Il controllo delle armi designa prima di tutto la volontà di sancire norme, con meccanismi di verifica e trasparenza, su capacità militari che consideriamo particolarmente destabilizzanti. La fine del Trattato INF potrebbe aprire una nuova fase di potenziale concorrenza tra Stati Uniti e Russia per quanto riguarda questa categoria di missili vietati dal 1987. È quindi necessario che l’Europa torni a lavorare sulle questioni strategiche e si impegni in una riflessione volta a ripensare quali sono gli interessi di sicurezza europei e come saranno difesi e preservati da due parti, da un lato in termini di adattamento militare, dall’altro in termini di futuro di padronanza di armi nucleari e strategiche. Per i decisori di Parigi, ci troviamo in una fase molto speciale della storia nucleare francese, con il ritorno di tensioni che non conoscevamo da tempo e che obbligano la stessa Francia, tenendo conto della sua particolare posizione di indipendenza nazionale in Europa e dell’attaccamento in particolare per la...
Asrie Analytica
di Lorenzo Borghi SpecialEurasia published the third report of our project “Geopolitics of Nuclear Energy in Eurasia” titled “Il programma nucleare francese e la Force de Frappe” in partnership with ASRIE Analytica and CeSEM – Centro Studi Eurasia Mediterraneo. Nell’autunno del 2021 Macron ha illustrato il progetto Francia 2030 mettendo al centro del piano il nucleare e l’approvvigionamento energetico autonomo. L’analisi qui presente si pone l’obiettivo di illustrare come la Force de Frappe si è sviluppata dal secondo dopoguerra sino ad oggi e quali eventi internazionali ne hanno determinato i vari obiettivi. Last autumn Macron showed France 2030 project by putting nuclear power and autonomous energy supply at the center of the plan. The main focus of this analysis bases on an illustration how the Force de Frappe has developed from the second post-war period up to today and which international events determined its various objectives. Da sempre le vicende geopolitiche agiscono da cornice negli scambi commerciali e gli avvenimenti degli ultimi mesi. L’approvvigionamento di gas naturale dalla Russia all’Europa tramite il gasdotto Yamal-Europe ne costituisce un ulteriore esempio. Per questi motivi, per i Paesi europei il fattore energia nucleare rappresentato dalla Francia (definita da una analisi di Politico come l’unica potenza nucleare dell’Unione Europea1) può e deve assolutamente giocare un ruolo significativo in materia di approvvigionamento energetico alternativo al gas naturale russo. Infatti, la questione dell’attuale crisi energetica del gasdotto Yamal-Europe è dettata sia da decisioni prettamente commerciali di Gazprom che dalla crisi dei migranti lungo il confine tra la Polonia e la Bielorussia, ove il Presidente bielorusso Lukashenko, alleato del leader russo Putin, ha minacciato, e continua tutt’ora, a bloccare le importazioni di gas verso l’Europa come rappresaglia alle sanzioni imposte dall’UE. Per questi motivi, la Francia e la sua Force de Frappe2 possono svolgere un ruolo significativo in ambito di produzione energetica all’interno dell’Unione Europea, garantendo un continuativo approvvigionamento da parte degli Stati maggiormente colpiti dalle perpetue crisi geopolitiche euroasiatiche. Le tappe del nucleare in Francia dal secondo dopoguerra Nonostante i danni e le sconfitte patite dai francesi durante la Seconda guerra mondiale e la progressiva perdita delle colonie sparse in tutto il globo, la Francia, sin da subito, ha cercato di ambire a porsi allo stesso livello di Stati Uniti e Unione Sovietica in ambito nucleare. In prima istanza, vi è stato un tentativo multilaterale con i Paesi europei di avviare un accordo comunitario in materia di difesa e di energia nucleare. Per quanto ne concerne la difesa, la CED del 1952 (Comunità Europea di Difesa) non venne ratificata, due anni dopo, dal Parlamento francese nel 1954 per diversi motivi politici: la morte di Stalin, le rivoluzioni anticoloniali in Indocina (ex colonia francese) e la paura di un riarmo tedesco. Per ovviare a questo fallimento, la Francia ripose le proprie risorse e speranze di ottenere nel più breve tempo possibile il nucleare grazie all’EURATOM (Comunità Europea per l’Energia Atomica), trattato approvato successivamente a Roma nel 1958. Però, come sostenuto da De Gaulle ad alcuni suoi collaboratori, l’EURATOM veniva di...
Articolo realizzato grazie all’attività di monitoraggio dei media russi da parte di SpecialEurasia. In una intervista rilasciata a RIA Novosti da parte del Direttore del Primo Dipartimento Europeo del Ministero degli Affari Esteri della Russia A.V. Paramonov, il rappresentante russo ha espresso insoddisfazione nei confronti dell’Italia sottolineando il forte atteggiamento russofobico che sta guidando la politica estera italiana. Paramonov ha infatti dichiarato che “È deprimente che ora, sullo sfondo dell’isteria antirussa, le autorità italiane abbiano improvvisamente dimenticato tutto: i trattati e gli accordi bilaterali esistenti, la natura speciale dei nostri legami, la ricca storia secolare di relazioni e forti tradizioni, l’esperienza di successo della cooperazione, un significativo capitale accumulato fiducia reciproca, e si sia unito alla frenetica campagna russofobica.” Nell’analizzare le recenti politiche adottate dall’Italia e pensando anche al prossimo futuro intervento che il presidente ucraino Zelensky farà al parlamento italiano, Paramonov ha commentato augurandosi che “a Roma, come in altre capitali europee, tornino comunque in sé, ricordino gli interessi profondi dei loro popoli, le costanti pacifiche e rispettose delle loro aspirazioni di politica estera” sperando che l’atteggiamento avuto dettato dal razzismo e dalla russofobia possa lasciare lo spazio a decisioni equilibrate volte a trovare il modo di garantire la sicurezza e la prosperità dell’intero continente europeo, e non solo di una parte di esso.
di Ivelina Dimitrova SpecialEurasia published the second report of our project “Geopolitics of Nuclear Energy in Eurasia” titled “How could the nuclear energy impact the oil and gas market in the Middle East?” in partnership with ASRIE Analytica and CeSEM – Centro Studi Eurasia Mediterraneo. Abstract Nuclear power is slowly but massively entering the Middle East region as more and more countries that can afford to implement it financially choose to build nuclear power capacity. Nuclear energy is the only way to balance their energy systems and to guarantee sufficient supplies that can satisfy the rapidly growing energy needs of all the countries from the region. Nuclear energy is safe, clean, and constant, making it an ideal balancing source in the energy mixes, especially if there is a considerable percentage obtained from renewables as they are not always a constant and predictable energy source. At the same time, nuclear energy brings technical progress and creates highly skilled jobs. However, due to increased energy demands worldwide, the oil and gas market in the region will continue to operate, and fossil fuels, in short and middle-term perspectives, will continue to be obtained, exported, and consumed. Economic profitability is the decisive factor for this, as well as the international climate legislation and to what extent the countries from the region will apply and observe it.
Il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo prosegue la collaborazione con Asrie Analytica con questo focus dal titolo Partial Legitimacy of the Biden Administration and What It Means for the USA and the World scritto dal professore russo Evgeny N. Pashentsev. ASRIE Analytica published Geopolitical Report Special Issue 2 titled “Partial Legitimacy of the Biden Administration and What It Means for the USA and the World” written by Professor Evgeny N. Pashentsev who aimed at analyzing the impact of Biden Administration in the United States and the global area. In this special issue published in partnership with the Italian media agency Notizie Geopolitiche and the Italian think tank CeSEM – Centro Studi Eurasia Mediterrano, Professor Evgeny Pashentsev firstly analyzed the legitimization of the Biden Administration after Capitol Hill’s event and the controversy on the last U.S. presidential elections and then focused the attention on the possible consequences of Biden presidency in domestic and foreign policy. Pashentsev’s investigation contextualized also the U.S domestic policy in the framework of pandemic crisis stressing that even though the United States is objectively the strongest country in the world in economic, scientific and technical terms, with the most developed medicine, Washington was not able to quickly counter the spread of Covid-19.
ASRIE Analytica ha recentemente pubblicato il focus Geopolitical Vol.2/2021 “Geopolitics of Saudi Arabia: foreign policy, energy markets, and Vision 2030, un lavoro realizzato in partnership con l’agenzia stampa italiana Notizie Geopolitiche e il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo (CeSEM). Il focus concentra l’attenzione sull’Arabia Saudita approfondendo la conoscenza della sua politica estera e interna, strategia socioeconomica, background culturale e religioso.