15 Settembre 2026

asia centrale

akamilov1
L’11 agosto 2017 nella città di Tashkent si è tenuta la Conferenza Internazionale “L’Asia Centrale è la priorità principale della politica estera dell’Uzbekistan”. Il ministro degli Esteri della Repubblica dell’Uzbekistan Abdulaziz Kamilov ha notato che oggi nella regione dell’Asia Centrale si aprono le opportunità favorevoli per la risoluzione dei problemi regionali cronici, per l’ampliamento delle relazioni economiche, commerciali, culturali e umanitarie. Il progresso dell’Uzbekistan ha innalzato il livello di fiducia politica con i vicini e ha raggiunto dei risultati rilevanti in molte sfere. L’Uzbekistan come nessun altro ha un interesse oggettivo nel trasformare la regione dell’Asia Centrale in una zona di stabilità, di sviluppo sostenibile e di buon vicinato. “ Il titolo della nostra Conferenza evidenzia “l’attenzione dottrinale” della politica estera dell’Uzbekistan sull’approfondimento globale delle relazioni e lo sviluppo complessivo della cooperazione con gli Stati dell’Asia Centrale”- ha detto il capo del MAE. “Il nostro imperativo assoluto è l’Asia Centrale sicura, economicamente fiorente”– ha detto il ministro, citando il presidente Shavkat Mirziyoyev, – “Non si può realizzare alcun progetto regionale importante di trasporto, di comunicazione o energetico senza un’interazione con i paesi della regione e senza un’integrazione stabile tra loro”. “La regione dell’Asia Centrale non è solamente un’area geografica e geopolitica, ma anche uno spazio civile e culturale – ha ricordato il ministro – i popoli, che vivono nella regione, sono uniti da valori spirituali comuni, dalle tradizioni e dai costumi simili, dal passato storico comune. L’identità di ogni Stato dell’Asia Centrale ha delle radici regionali comuni, sviluppate nei tempi della Via della Seta, influenzate dalle espansioni delle culture dell’Oriente e dell’Occidente, del Nord e del Sud”. Pertanto, l’Uzbekistan è sempre stato e rimane un forte sostenitore della politica aperta, amichevole e pragmatica nei confronti dei suoi vicini. “Siamo aperti all’approfondimento globale della cooperazione con i Paesi dell’Asia Centrale, rispettando i principi di uguaglianza e considerando l’interesse di ognuno – ha sottolineato A. Kamilov – Tashkent è pronta al dialogo costruttivo, alla ricerca delle soluzioni di problemi più urgenti a condizioni e compromessi ragionevoli”. Secondo il ministro, i passi concreti politici e diplomatici presi nella direzione dell’Asia Centrale ne dimostrano una prova pratica. “Siamo riusciti a creare un nuovo clima politico nella regione, innalzare il livello di fiducia politica con i vicini e raggiungere dei risultati rilevanti nelle cooperazioni”. “Parlando dell’Asia Centrale non si può dimenticare di un’innegabile realtà: la regione storicamente, geograficamente e geopoliticamente confina con l’Afghanistan.– ha proseguito il ministro – L’Afghanistan è il nostro vicino e il principale elemento organico del sistema di sicurezza regionale. Il nostro Presidente ha notato che la chiave per la sicurezza regionale nell’Asia Centrale è l’Afghanistan stabile e prospero. Il passaggio dell’Afghanistan alla pace dipende dallo sviluppo economico, dove possono e devono partecipare i paesi della nostra regione”. Il ministro ha osservato che l’Uzbekistan è attivamente coinvolto negli sforzi multilaterali per risolvere la questione afghana e ha ampliato significativamente le relazioni bilaterali con l’Afghanistan. “La parte uzbeka continuerà a sostenere e promuovere il ripristino economico dell’Afghanistan e la sua transizione allo...
DAESH
articolo originale: http://www.asrie.org/asrie/?p=852 Daesh alla conquista dell’Asia Centrale: la nascita del Vilayat Khorasan Lo Stato Islamico potrebbe guardare maggiormente all’Asia Centrale come territorio di prossima espansione, strategia adottata in risposta alle recenti perdite territoriali e di uomini subite in Siria,grazie all’azione russa ed in Iraq grazie all’offensiva militare delle truppe irachene e alla resistenza ostinata dei peshmerga curdi. L’Asia Centrale rappresenta un’area di primaria importanza strategica ed economica e già in passato ha visto scontrarsi grandi potenze come l’Impero degli Zar e quello Britannico e poi l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti in quello che è stato definito come “Il Grande Gioco” in inglese (The Great Game) e “Torneo di Ombre” in russo (Турниры теней – Turniry Teney). Attualmente la regione vede gli interessi della Federazione Russa, nazione che considera l’Asia Centrale come area di diretta influenza e che vorrebbe continuare ad esercitare il proprio controllo su di essa, gli Stati Uniti, interessati direttamente per quel che riguarda l’Afghanistan dal 2001 ed “indirettamente” nei rapporti politico-economici che la Casa Bianca ha cercato di instaurare dopo la caduta dell’Unione Sovietica, e la Cina, potenza sempre più volenterosa di affermare la sua autorità a livello regionale e continentale giocando la carta della “neutralità” ed investendo ingenti somme di denaro nei progetti di sviluppo dei paesi centro asiatici. A questi tre litiganti possiamo aggiungere anche Daesh, organizzazione terroristica che, dalle ceneri dell’ISI affiliato ad al-Qaeda, è stata capace di realizzare una entità statale indipendente in vaste aree della Siria e dell’Iraq e che sta espandendo la sua influenza in molteplici direzioni: Nord Africa, Europa, Caucaso ed attualmente anche l’Asia Centrale. Un primo passo significativo è stato quello di trasformare il Movimento Islamico dell’Uzbekistan (IMU), organizzazione terroristica attiva principalmente in Afghanistan e Pakistan che vede tra le sue fila uomini e donne uzbeki e delle ex repubbliche sovietiche centro asiatiche, da semplice alleato a gruppo facente parte dello Stato Islamico. In un video di due minuti e mezzo apparso sul web la scorsa estate il leader di IMU, Usmon Ghazi, ha dichiarato in lingua araba al mondo intero la sua fedeltà (Ba’ya) ad Abu Bakr al-Baghdadi ed ha trasformato il suo movimento ed i suo combattenti in soldati dello Stato Islamico della regione del Khorasan (Vilayat Khorasan). Le parole di Ghazi possono essere lette come il preambolo per l’espansione di Daesh verso l’Asia Centrale e devono essere viste come il compimento di un progetto di assimilazione all’interno dello Stato Islamico iniziato nel settembre del 2014 quando lo stesso leader di IMU sul sito web ufficiale del movimento aveva proclamato il proprio supporto e la propria vicinanza al gruppo guidato da al-Baghdadi, tenendosi ben distante dal pronunciare la parola Ba’ya (o Bahyat), ossia “fedeltà”. Nel marzo 2015 era stato Sadulla Urgenji, militante che sosteneva di far parte del gruppo degli Uzbeki che combattevano tra le file di IMU in Afghanistan, il primo a dichiarare la sua fedeltà e quella del suo gruppo ad al-Baghdadi non ricevendo però il supporto di Ghazi. Si è dovuta aspettare...