15 Settembre 2026

asia centrale

cartina Regioni Kazakhstan (1)
di Stefano Vernole Se le elezioni tenutesi lo scorso 19 marzo in Kazakhstan hanno rafforzato stabilità del Paese e il nuovo corso intrapreso dopo i tragici eventi del gennaio 2022, un elemento di continuità è però rimasto nel passaggio di consegne da Nazarbayez a Tokayev: la tradizionale politica estera multivettoriale perseguita dall’indipendenza ad oggi1. La sua strategica collocazione geografica – tra i giganti russo e cinese e vicino ad aree instabili come Afghanistan e Medio Oriente – impone un’ampia diversificazione dei referenti esterni e lo stesso vale per lo sviluppo della sua economia. Vi è peraltro un legame preferenziale con la Russia per ragioni storiche, economiche e di vicinato (il confine terrestre tra i due Paesi è di oltre 7.000 km). Il Kazkahstan si è fatto promotore del progetto d’integrazione economica nell’area ex-sovietica che, dal 1 gennaio 2015, ha portato alla costituzione dell’Unione Economica Euroasiatica con Russia, Bielorussia, Armenia e Kyrgyzstan. I rappresentanti del Governo kazako non hanno mancato di chiarire il loro punto di vista, soffermandosi sugli stretti e storici rapporti tra Astana e Mosca in ambiti come quello militare (nucleare compreso) ed energetico. Tale legame non è però visto dal Kazakhstan in senso esclusivo; questa è la ragione per cui si cerca di diversificare i rapporti economici e si affrontano le varie questioni all’ordine del giorno alla luce del diritto internazionale, ad esempio non riconoscendo la dichiarazione di indipendenza delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk e tutelando rigorosamente i propri confini statuali (la minoranza russa rappresenta circa il 25% del Paese e la lingua russa è riconosciuta ufficialmente). Ci sono più di 7.000 imprese in Kazakhstan con partecipazione di capitali russi e più di 3.000 joint ventures russo-kazake, una tendenza accentuatasi dopo il processo sanzionatorio euro-statunitense che ha colpito la Federazione Russa. Astana è conosciuta nel mondo diplomatico anche per i colloqui di pace relativi al conflitto siriano, ad essi il Kazakhstan partecipa solo dal punto di vista tecnico ma non politico (proprio per ribadire la propria neutralità sulle vicende siriane, così come avviene per la questione del Nagorno Karabakh), pur condividendone i cambiamenti positivi che possono derivarvi. Un secondo rapporto preferenziale è quello con la Cina, che dispone dei capitali necessari ad importanti investimenti e che rappresenta per Astana un esemplare esempio di cooperazione win-win2. In parallelo, il Kazakhstan ha negoziato un nuovo Accordo di Cooperazione e Partenariato rafforzato con l’Unione Europea, firmato nel dicembre 2015; la UE nel suo insieme rappresenta il primo investitore e il primo partner commerciale del Paese. Dal primo marzo 2020, inoltre, le relazioni commerciali tra l’UE e il Kazakhstan sono regolate dall’EPCA (Accordo Rafforzato di Partenariato e Cooperazione), il primo trattato del genere concluso tra l’Unione europea e una nazione dell’Asia Centrale. Rapporti economici molto rilevanti vi sono poi con Turchia, Stati Uniti, Nuova Zelanda, Paesi del Golfo Persico e Iran. Diverse sono le opportunità di internazionalizzazione che si aprono al Paese con la Nuova Via della Seta, iniziativa proposta dal Presidente cinese Xi Jinping nel 2013 e che vede...
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di Giulio Chinappi ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO SUL BLOG DELL’AUTORE In occasione della visita del presidente Serdar Berdimuhamedow a Pechino, il Turkmenistan e la Repubblica Popolare Cinese hanno stipulato un partenariato strategico globale, nuovo importante risultato della diplomazia cinese nel continente asiatico. L’inizio del nuovo anno è stato caratterizzato da due importanti avvenimenti per la politica estera cinese in Asia. Il presidente Xi Jinping della Repubblica Popolare ha infatti ricevuto a breve distanza di tempo il presidente delle Filippine, Ferdinand “Bongbong” Marcos Jr., e il presidente del Turkmenistan, Serdar Berdimuhamedow. Se la visita del leader filippino ha assestato un duro colpo a chi, in Occidente, sperava che Marcos percorresse una strada di politica estera diametralmente opposta rispetto a quella del suo predecessore, Rodrigo Duterte, l’incontro tra Xi e il nuovo presidente turkmeno, in carica da meno di un anno, ha contribuito a rafforzare le posizioni cinesi in Asia centrale, con la stipula di un partenariato strategico globale tra i due Paesi. La visita di Berdimuhamedow ha avuto luogo in occasione del 31° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Turkmenistan e Cina, stabilite il 6 gennaio 1992. “L’elevazione segna una nuova pietra miliare nelle relazioni bilaterali, dimostrando pienamente la lunga tradizione di amicizia e le grandi speranze di entrambe le parti per il suo sviluppo futuro”, hanno scritto Zhang Han e Wang Qi in un articolo pubblicato dal Global Times. La Cina e il Turkmenistan intrattengono da tempo strette relazioni nell’ambito dell’energia, in particolare per quanto riguarda le forniture di gas naturale verso la Repubblica Popolare, ma ora i due governi sperano di allargare la cooperazione ad altri settori di importanza strategica. A tal proposito, è utile ricordare che il Turkmenistan è un Paese chiave nel primo gasdotto transnazionale cinese che parte dal confine tra Turkmenistan e Uzbekistan, attraversa l’Uzbekistan e il Kazakistan, e infine raggiunge la regione cinese occidentale dello Xinjiang. Con una lunghezza totale di 1.833 chilometri e una capacità di trasporto del gas annuale progettata di 60 miliardi di metri cubi, il gasdotto è stato messo in servizio nel dicembre 2009 e il suo volume di trasporto giornaliero più alto ha superato i 160 milioni di metri cubi. Da questi dati si capisce come il Turkmenistan e le altre repubbliche dell’Asia centrale siano dei partner strategici fondamentali per la Cina, visto che contribuiscono a soddisfare il crescente fabbisogno energetico del gigante asiatico. In cambio, la Cina sosterrà, per mezzo della sua tecnologia avanzata, gli sforzi del Turkmenistan e degli altri Paesi della regione di sviluppare fonti di energie alternative, in particolare quelle eolica e solare. Nel colloquio con il suo omologo turkmeno, Xi ha sottolineato che le due parti dovrebbero sostenersi a vicenda su questioni riguardanti i loro interessi fondamentali e rispettare il perseguimento da parte di entrambi di un percorso di sviluppo adatto alle proprie condizioni nazionali. “È importante che i due Paesi sinergizzino le loro strategie di sviluppo a un ritmo più rapido, facciano pieno uso di meccanismi come il Comitato di cooperazione Cina-Turkmenistan e continuino ad estendere l’ampiezza e la profondità della cooperazione, al fine di creare basi per le relazioni bilaterali...
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uzbekistan
di Ministero degli Affari esteri Repubblica dell’Uzbekistan Riceviamo e pubblichiamo. Alcuni mass media e organizzazioni per i diritti umani, con riferimento a fonti anonime, esagerano vari tipi di ipotesi e diffondono rapporti inattendibili sugli eventi nella città di Nukus della Repubblica del Karakalpakstan. Vengono rilasciate dichiarazioni infondate sul presunto uso illegale della forza per “disperdere una manifestazione pacifica, mettere a tacere le voci indipendenti e bloccare le informazioni”, anche dichiarando lo stato di emergenza. A questo proposito, il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica dell’Uzbekistan desidera chiarire gli eventi in Karakalpakstan e fornire informazioni più dettagliate e obiettive su questo caso. L’1-2 luglio 2022 a Nukus è stato fatto un tentativo di minare l’ordine costituzionale, l’integrità territoriale e l’unità della Repubblica dell’Uzbekistan. Con il pretesto di protestare contro le proposte di modifica costituzionale presentate alla discussione pubblica, un gruppo di malfattori ha organizzato azioni violente, scontri e tentativi di sequestro con la forza di edifici delle autorità statali. Queste azioni illegali portavano segni evidenti di un sabotaggio pre-programmato volto a fomentare il separatismo, destabilizzare e dividere un Paese pacifico, unito e democratico. Nascondendosi dietro slogan populisti, diffondendo notizie false attraverso le comunicazioni mobili e Internet, le forze ostili hanno cercato di ammassare i cittadini in attività incostituzionali. Ciò ha costretto l’adozione di misure per limitare temporaneamente la comunicazione su Internet. Durante i pogrom di massa e gli oltraggi, sono stati fatti ripetuti tentativi di prendere d’assalto gli edifici del Jokargy Kenes (parlamento), del dipartimento di polizia della città di Nukus e del dipartimento della guardia nazionale; sono state sequestrate armi da fuoco e ostaggi tra le forze dell’ordine; incendio doloso, danni e distruzione di proprietà statali, pubbliche e personali sono stati effettuati ovunque, sono stati arrecati danni significativi alle infrastrutture della città. Inoltre, 107 agenti delle Forze dell’Ordine sono rimasti gravemente feriti durante gli attacchi, 23 dei quali sono in gravi condizioni. Un totale di 270 dipendenti di enti statali ha subito lesioni di varia gravità. La brutalità delle azioni dei rivoltosi è stata il risultato delle azioni provocatorie di un gruppo di persone che hanno manipolato le menti delle persone e non possono essere qualificate come manifestazioni pacifiche di cittadini. Come risultato di queste azioni illegali, 18 persone sono state uccise, come affermato in precedenza. Va notato che tra i partecipanti attivi agli attacchi, la stragrande maggioranza erano persone che erano in uno stato di intossicazione da droghe e alcol. Il Governo dell’Uzbekistan condanna fermamente qualsiasi azione illegale finalizzata alla presa del potere con la forza, la propaganda di idee separatiste, l’incitamento all’odio, gli inviti a rivolte di massa e le violenze. Grazie alle misure adottate e alle adeguate azioni delle Forze dell’Ordine, le azioni illegali sono state represse. Sono attualmente in corso le misure investigative sugli eventi in Karakalpakstan. In quanto parte contraente dei trattati internazionali sui diritti umani, l’Uzbekistan si impegna a rispettare pienamente i principi di un’indagine trasparente, indipendente e imparziale, nonché a garantire garanzie di giusto processo ed equo processo. I risultati dell’indagine saranno...
Introduzione Nur-Sultan, nota come Astana prima del marzo 2019, è la capitale del Kazakhstan. Una stima ufficiale del 2020 riportava una popolazione di oltre 1,1 milioni di persone. Si trova nella parte centro-settentrionale del Paese, lungo il fiume Ishim. Situato nel centro del Kazakhstan, il territorio di Nur-Sultan supera i 722 chilometri quadrati con una popolazione di oltre un milione di abitanti. Da quando è diventata la capitale del Paese, Nur-Sultan è diventato un centro politico, economico e culturale del Kazakhstan indipendente, nonché un importante centro diplomatico, di pace e di sviluppo internazionale. La nuova capitale è diventata nota in tutto il mondo e ha ricevuto un riconoscimento globale: nel 1999 ha ricevuto il titolo di “Città della Pace” per decisione dell’UNESCO. Indicatori economici di Nur-Sultan Nel corso di 23 anni di storia, la città di Nur-Sultan si è trasformata da città di provincia a centro economico regionale. Prodotto regionale lordo e settore economico Nel 2020, il valore del prodotto regionale lordo (PRL) della città di Nur-Sultan ammontava a 7,81 trilioni di tenge ed è aumentato di 303 volte rispetto al 1997. Il prodotto regionale lordo di Nur-Sultan per il periodo gennaio-giugno 2021 ammonta a 3.210.908,6 milioni di tenge, pari al 105,1% rispetto al periodo corrispondente del 2020. In termini monetari, gli indicatori del PIL sono cresciuti ininterrottamente per ventidue anni, con una leggera flessione nel 2020 a causa della pandemia globale COVID-19. Nel 2020, la produzione di beni ha contribuito al 14% del PIL totale, mentre la produzione di servizi ha contribuito all’81%. Il resto è costituito dalle imposte sui prodotti. Pertanto, i servizi di vario tipo – commercio, transazioni immobiliari, finanza e assicurazioni – forniscono più valore aggiunto della produzione. In città sono registrate 84.067 imprese, di cui 305 grandi, 504 medie e 83.230 piccole. Rispetto al 1999, il loro numero è aumentato di 13 volte. La maggior parte delle imprese opera nei settori del commercio, dell’edilizia, dell’istruzione, delle telecomunicazioni e della produzione. Il settore commerciale è il principale datore di lavoro della capitale: un residente su tre di Nur-Sultan è impiegato nel settore privato e contribuisce a circa il 50% del PIL. Il settore commerciale fornisce circa la metà delle entrate fiscali. Investimenti Dal 2003, il volume degli investimenti nella città di Nur-Sultan ha superato gli 11 mila miliardi di tenge. Secondo le statistiche della Banca Nazionale, dal 2014 al 2020, il volume degli investimenti stranieri attratti ammonta a 4,3 miliardi di dollari. Nel complesso, i suddetti indicatori riflettono lo sviluppo dinamico dell’economia di Nur-Sultan. Inoltre, la posizione favorevole della città al centro del continente eurasiatico la rende un centro di trasporto, comunicazione, logistica e finanza economicamente vantaggioso, un ponte naturale tra Europa e Asia e un punto di integrazione nell’economia globale per la regione. È per questo motivo che la capitale è diventata il più grande centro d’affari del Kazakhstan, con una produzione industriale aumentata di oltre trenta volte. È anche per questo che Nur-Sultan è diventato un luogo ovvio per il Centro finanziario internazionale...
Articolo tradotto da Paolo Marcenaro Nur-Sultan, 14 marzo 2022 – Alla sessione plenaria speciale del Mazhilis (la Camera bassa del Parlamento -NdA-)), i massimi funzionari delle forze dell’ordine del Kazakistan, il Commissario per i Diritti Umani e un importante avvocato per i Diritti Civili hanno risposto alle domande sull’indagine sul processo relativo alle rivolte di gennaio in Kazakistan. La sessione, durata tre ore e mezza e trasmessa in diretta sui canali televisivi nazionali e online, è diventata un’azione senza precedenti che ha coinvolto parlamentari di tutte le fazioni politiche, riflettendo la gravità del calvario che il Paese ha attraversato all’inizio dell’anno corrente. Descrivendo quanto accaduto a gennaio, il procuratore generale ha diviso gli eventi in tre ondate. In primo luogo, ci sono state manifestazioni pacifiche incentrate sulle richieste economiche, che sono state soddisfatte. Si stima che circa 50.000 persone abbiano preso parte a queste manifestazioni. Poi, diversi estremisti si sono uniti ai manifestanti. A causa delle loro attività sobillatorie e provocatorie, sono scoppiati gli scontri. Infine, elementi criminali e banditi si unirono alle manifestazioni, trasformandole in una violenta agitazione. Il procuratore generale Berik Asylov ha osservato che “abbiamo visto la combinazione di estremismo, radicalismo criminale e religioso”. Ha detto che dozzine di strutture ad Almaty, compreso l’aeroporto, sono state vandalizzate, i negozi di armi sono stati attaccati e molte armi da fuoco sono state sequestrate. I criminali hanno danneggiato più di 800 telecamere di sorveglianza stradale. I civili venivano usati come scudi umani e i veicoli come arieti. Asylov ha sottolineato che l’obiettivo finale di tali azioni era la presa del potere, pertanto tali azioni sono considerate un atto di terrorismo. Ha inoltre notato conseguenze irreversibili che si sarebbero potute verificare se i responsabili degli atti violenti avessero avuto successo nei loro piani, inclusa la perdita della statualità e la scomparsa dell’ordine costituito. In risposta alla domanda su chi ha istigato gli eventi di gennaio e chi c’era dietro gli attacchi terroristici, il Procuratore Generale Berik Asylov ha riconosciuto che in questo momento è difficile per lui rispondere a questa domanda. Tuttavia, ha rassicurato che “avremo una risposta circostanziata ed esauriente entro la fine delle indagini”. Passando alla questione dei casi oggetto di indagine, Asylov ha informato che 44 casi penali sono oggetto di indagine sull’organizzazione e la partecipazione a rivolte di massa. Un totale di 46 procedimenti penali sono legati ad atti di terrorismo. Il procuratore generale ha chiarito che lo scopo degli atti terroristici era quello di intimidire la popolazione, distruggere strutture strategiche per paralizzare la capacità di intervento delle autorità. Secondo il Procuratore Generale, un totale di 766 persone sono ora in custodia con varie accuse da parte di tutte le forze dell’ordine che indagano sulle conseguenze dei violenti disordini. Di questi, 19 sono cittadini di paesi stranieri, tra cui gli Stati confinanti di Uzbekistan e Kirghizistan. L’oratore ha anche osservato che circa 230 persone sono morte durante gli eventi di gennaio, tra cui 19 agenti di polizia e forze dell’ordine. Complessivamente, 3.500 agenti di sicurezza sono rimasti...
shymkent
di Stefano Vernole Il CeSE-M in Kazakhstan p. 2| E’ stata una settimana ricca di incontri e appuntamenti quella passata in Kazakhstan grazie al Press Tour organizzato dal Ministero degli Esteri di Nur-Sultan1. Ad Astana, con il Vice Ministro degli Esteri Roman Vassilenko, i vertici della procura del Kazakhstan e il commissario ai diritti umani Elvira Azimova, ma anche con il presidente dell’Istituto di ricerca di politica estera del Kazakhstan, Bolat Nurgaliyev, abbiamo visitato il centro istituzionale dei mass media e conosciuto il centro di supporto alle iniziative civiche. Sempre ad Astana, abbiamo incontrato il presidente della fondazione Halqyna Qazaqstan che si occupa di progetti medico sanitari e ci siamo confrontati con alcuni analisti dell’Istituto di studi strategici presso la Presidenza della Repubblica del Kazakhstan sul posizionamento geopolitico del Paese e su Siria, Afghanistan e Nuova Via della Seta. Uno degli argomenti più dibattuti è stato naturalmente il rapporto con la Federazione Russa, alla luce anche dell’attuale crisi ucraina. I rappresentanti del Governo kazako non hanno mancato di chiarire il loro punto di vista, soffermandosi sugli stretti e storici rapport tra Astana e Mosca in ambiti come quello militare (nucleare compreso) ed energetico. Tale legame non è però visto dal Kazakhstan in senso esclusivo; questa è la ragione per cui si è cercato di diversificare i rapporti economici e si sono affrontate le varie questioni all’ordine del giorno alla luce del diritto internazionale, ad esempio non riconoscendo la dichiarazione di indipendenza delle Repubbliche di Donestk e Lugansk e tutelando rigorosamente i propri confini. La naturale – anche solo per motivi geografici – predisposizione del Kazakhstan verso l’Eurasia non significa rinunciare a mantenere vivi i rapporti trentennali con il mondo atlantico, perciò l’escalation conosciuta con la nuova “guerra fredda” non cambierà la posizione multivettoriale del Paese: si tratta di una condizione necessaria a mantenere la propria identità. Astana è conosciuta nel mondo diplomatico anche per i colloqui di pace relativi al conflitto siriano, ad essi però il Kazakhstan partecipa solo dal punto di vista tecnico ma non politico (proprio per ribadire la propria centralità e neutralità sulle vicende siriane, così come avviene per la questione del Nagorno Karabakh), pur condividendone i cambiamenti positivi che possono derivarvi. Nella capitale kazaka abbiamo approfondito la situazione con Abzal Kuspan, presidente di Amanat, la commissione di indagine sui tragici eventi dello scorso gennaio e con Erlan Karin, Segretario di Stato; quest’ultimo ha illustrato la profonda azione riformatrice in atto nel Paese per generare un “Nuovo Kazakhstan“: al termine di questo processo di cambiamento, il Paese risulterà completamente pacificato e garante dei diritti individuali. Una situazione critica che riveste grande importanza è quella dell’Afghanistan, dove va creata una situazione di economia legale e sviluppo condiviso; a questo proposito, le autorità governative hanno ribadito la centralità della Belt and Road Initiative con le sue iniziative di trasporti intercontinentali quale fattore di interconnettività eurasiatica (molti dei suoi corridoi strategici passano proprio dal Kazakhstan). Ad Almaty, la città più colpita dai tumulti di gennaio, abbiamo avuto l’opportunità di...
Kazakhstan
di Ivelina Dimitrova Il Kazakistan, l’ex Repubblica Sovietica, nono Paese per estensione territoriale a livello mondiale – grande quasi quanto l’intera Europa ma con una popolazione di soli 19 milioni di abitanti, che si espande in Asia centrale in prossimità di tre delle più grandi potenze mondiali di oggi (la Federazione Russa, la Cina e l’India), ha attraversato all’inizio di quest’anno, turbolenze politiche segnate da violenza e insicurezza, eventi senza precedenti negli ultimi 30 anni della sua era post-sovietica. Una breve descrizione dei recenti accadimenti è utile al fine di analizzare quanto avvenuto e, soprattutto, individuare le ragioni che stanno alla base dell’insorgenza. Tutto ha avuto inizio lo scorso 2 gennaio, quando la popolazione, esasperata dall’aumento dei prezzi del petrolio e del gas, è scesa in strada, prima nelle città di Aktau e Zhanaozen, situate nella regione occidentale del paese ricca di petrolio (la Junior zhuz zona); in seguito le proteste si sono estese alla vecchia capitale Almaty. Il malcontento inizialmente ha avuto motivazioni economiche connesse con la disapprovazione popolare per l’aumento del prezzo del carburante, ma si è rapidamente trasformato in politico, a causa dello scontento accumulatosi negli anni contro la corruzione e il nepotismo; ciò in quanto, nonostante il Paese sia molto ricco di risorse naturali, inclusi petrolio e gas, la gente comune non beneficia della ricchezza derivante dallo sfruttamento di queste risorse naturali. La gestione di queste risorse e i connessi grandi investimenti esteri, attratti soprattutto negli ultimi quindici anni, sono sotto il controllo della classe politica dirigente che, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica e l’indebolimento delle posizioni economiche e politiche di Mosca, ha operato e mantenuto una posizione di bilanciamento nei rapporti con la Russia e con le potenze occidentali. Il dissenso ha portato in piazza la gente comune, scontenta per l’ingiustizia, ma poi si è trasformato in violenza con similitudini con le rivoluzioni colorate e la primavera araba. Si sono probabilmente sfruttati la rabbia e il malcontento della popolazione che spontaneamente avvia una protesta e poi inizia le violenze quando tra i manifestanti si inseriscono provocatori spesso militari o ex militari ben preparati e armati, che non hanno nulla a che fare con i manifestanti. Nel caso del Kazakistan, il locale Ministero dell’Interno ha riferito che alcuni dei partecipanti violenti non erano cittadini kazaki. Questi agitatori, molti dei quali erano addirittura armati, si sono scontrati con la polizia e di conseguenza si sono avuto numerosi decessi. Le informazioni governative parlano di agenti di polizia decapitati nelle strade di Almaty: un famoso musicista e regista chiamato “il padre dell’hip hop kazako” Saken Bitayev è stato ucciso da colpi di arma da fuoco durante le violente proteste mentre alcuni saccheggiatori cercavano di bloccare la sua autovettura; banche e negozi sono stati depredati; tra le vittime ci sarebbero stati, tra gli altri, anche bambini. Il 5 gennaio è stato riferito che i manifestanti avessero preso il controllo dell’aeroporto di Almaty e tutti i voli sono stati temporaneamente cancellati. Gli insorgenti hanno appiccato il fuoco a una residenza...
di Stefano Vernole Lo Xinjiang è una regione multietnica e l’unità della popolazione è stata fondamentale per preservare l’unificazione nazionale a lungo termine e la convivenza. A parte le eccezioni rappresentate dalle infiltrazioni esterne, tutti i gruppi etnici comunicano regolarmente e difendono la frontiera e lo Stato in generale, condividono le risorse e rendono complementari i rispettivi vantaggi. Gli scambi culturali all’interno dell’XPCC hanno aumentato la comprensione reciproca tra persone di diversi gruppi etnici, facilitato lo sviluppo di una cultura avanzata nello Xinjiang e rafforzato la coesione della nazione nelle aree di confine della Cina. La difesa interna Lo Xinjiang ha un lungo confine e la sua salvaguardia è responsabilità che lo Stato cinese ha affidato allo Xinjiang Production and Construction Corps (XPCC). Forza paramilitare altamente organizzata sin dalla sua fondazione, l’XPCC ha per molti anni assunto sia compiti di produzione che di sicurezza, ogni membro assumendo il duplice ruolo di soldato e lavoratore. L’XPCC possiede una robusta milizia e forze di polizia armate i cui membri sono in grado sia di combattere che di lavorare. Insieme ai gruppi dell’esercito, alle forze di polizia e ai residenti locali di vari gruppi etnici dello Xinjiang, il Corpo ha costruito un forte sistema di difesa congiunto alle frontiere. Esso ha inoltre svolto un ruolo speciale nel salvaguardare l’unificazione del Paese e la stabilità sociale dello Xinjiang e nel reprimere i crimini terroristici violenti. Le fattorie reggimentali di frontiera sono forze importanti per la sicurezza dei confini e si prendono cura di intere aree; mentre le aziende si occupano di sottozone, le singole milizie sono responsabili dei propri lotti. L’XPCC ha istituito anche il sistema di difesa comune “quattro in uno”, in cui truppe di stanza, polizia armata, milizie locali e milizie in servizio del Corpo lavorano insieme per salvaguardare la sicurezza delle frontiere cinesi. L’XPCC ha quindi costantemente rafforzato le fattorie reggimentali di frontiera in conformità con lo spiegamento strategico della Cina. Dal 2000 il Corpo ha portato avanti il ​​”Progetto Jinbian”, che si concentra sul miglioramento dell’acqua potabile, dei trasporti, dei servizi medici, delle reti di trasmissione, dell’ambiente e dei servizi igienico-sanitari, della promozione della cultura e della ristrutturazione di case fatiscenti. Ha sfruttato appieno i vantaggi geografici per aprire le zone di confine e promuovere il commercio estero e gli scambi culturali. Ha anche migliorato le condizioni di lavoro e di vita dei residenti locali e ha aumentato la solidarietà, l’attrattività e la forza complessiva delle fattorie reggimentali di confine1. Il compito cruciale dell’XPCC nel mantenere la stabilità dello Xinjiang è anche una necessità concreta per realizzare una pace e una stabilità durature. Dagli anni Ottanta è cresciuta la minaccia delle “tre forze” – separatisti, estremisti religiosi e terroristi – alla stabilità sociale dello Xinjiang. Per far loro fronte, divisioni, reggimenti, compagnie, imprese e istituzioni pubbliche sotto l’XPCC hanno istituito battaglioni, compagnie e plotoni di milizia di emergenza che gli consentono di rispondere rapidamente alle esplosioni di attività particolarmente violente. L’XPCC ha svolto ruoli cruciali nella lotta al terrorismo...
Korybko
di Andrew Korybko Articolo Originale: http://oneworld.press/?module=articles&action=view&id=2127Traduzione di: Marco Ghisetti Il forte sostegno offerto dal ministro degli esteri russo Sergey Lavrov alla connettività tra l’Asia centrale e l’Asia meridionale mostra che il suo Paese è sul punto di completare il progetto del Grande Partenariato Euroasiatico per collegare il supercontinente. Costruire il Grande Partenariato Euroasiatico è uno dei principali obiettivi della grande strategia russa, tramite cui vuole connettere il supercontinente per il tramite di progetti infrastrutturali e accordi commerciali al fine di accelerare l’avvento dell’ordine mondiale multipolare. Tale obiettivo fa il paio con quello della Cina di stabilire una comunità di destino comune per l’umanità, che migliorerà la stabilità strategica rendendo tutti i Paesi – compresi quelli tra loro rivali – interessati al successo reciproco. Il ministro degli affari esteri russo Sergey Lavrov ha appoggiato con entusiasmo l’interconnettività tra l’Asia centrale e l’Asia meridionale durante la conferenza di settimana scorsa nella capitale uzbeka di Tashkent, conferenza che si è rivelata un momento importantissimo per il Grande Partenariato Euroasiatico poiché essa aggiungerà il pezzo mancante al puzzle geo-economico. Alcune delle parole del grande diplomatico meritano di essere evidenziate: «La natura rappresentativa di questo evento è la vivida prova della crescente domanda di unificazione in Eurasia e nel resto del mondo… Stiamo considerando la questione della connettività tra l’Asia centrale e meridionale principalmente attraverso l’insieme dei processi di integrazione che hanno generato un forte dinamismo in tutta la regione euroasiatica. La Russia è stata sempre a favore della formazione del Grande Partenariato Euroasiatico, cioè di un progetto di integrazione di tutto lo spazio che va dall’Oceano Atlantico al quello Pacifico, e che sia al più possibile disponibile alla libera circolazione delle merci, dei capitali, della forza lavoro e dei servizi e aperto, senza eccezione, a tutti i Paesi del continente che condividiamo, l’Eurasia, e le unioni dei vari progetti di integrazione, tra cui l’Unione Economica Eurasiatica, l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai e l’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico. … L’approfondimento e l’espansione della cooperazione in vista dell’integrazione nel quadro dell’Unione Economica Eurasiatica è una parte inalienabile del processo di nascita del Grande Partenariato Euroasiatico… In questo ambio contesto, una maggiore connettività tra l’Asia centrale e meridionale sta già aprendo nuove prospettive nello sviluppo dei processi commerciali, economici e di investimento nel continente euroasiatico. In primo luogo, ciò implica un’espansione delle vie di trasporto, in particolare ferroviarie, tra le due regioni. Ciò diventerebbe un elemento importante nella creazione di uno spazio logistico unito e senza soluzione di continuità che collegherebbe i porti meridionali dell’Iran e dell’India con le città settentrionali della Russia e dei Paesi dell’Unione Europea. Le ferrovie russe, insieme ai suoi partner, sono pronte a partecipare a studi circa la fattibilità dei relativi progetti. Abbiamo accettato con interesse la proposta del Presidente della Repubblica dell’Uzbekistan Shavkat Mirziyoyev di allineare la ferrovia transiberiana e il corridoio Europa-Cina occidentale con nuovi progetti regionali. Siamo pronti a discutere dettagliatamente questa iniziativa. L’idea di allineare le infrastrutture energetiche dell’Asia centrale e meridionale è molto promettente....