13 Giugno 2026

armi nucleari

A cura di Vera Shcherbakova per l’Agenzia di Stampa Tass Il presidente russo Vladimir Putin, annunciando la sospensione della partecipazione della Russia al Trattato di riduzione delle armi strategiche (START), invia un segnale forte agli Stati Uniti, indicando che il conflitto con l’Ucraina sul Donbass e altre aree, che Washington sta intraprendendo a distanza, è secondario rispetto allo sfondo di uno scontro con l’Occidente per un nuovo ordine mondiale senza dominio americano. Questa opinione è stata espressa lo scorso mercoledì dal Vicedirettore della rivista italiana “Eurasia” e responsabile delle relazioni esterne del “Centro Studi Eurasia-Mediterraneo” Stefano Vernole. “La Russia non si ritira dal trattato, ma sospende la sua partecipazione, questo è già un segnale abbastanza forte per gli Stati Uniti, ciò indica che Putin ritiene la Casa Bianca responsabile della distruzione della Russia attraverso un conflitto che si sta svolgendo a distanza in Ucraina. Questo annuncio indica anche che la Russia considera certo prioritario il conflitto sul Donbass e sugli altri territori contesi, ma la priorità è la sfida lanciata dall’Occidente. In sostanza, a Washington è dato di capire che l’Operazione Militare Speciale mira non solo a combattere i nazisti in Ucraina, ma anche a porre fine all’egemonia statunitense nel mondo”, ha affermato l’analista. “Il Presidente della Federazione Russa ha chiaramente indicato che la Russia non sarà mai la prima a ricorrere alle armi nucleari, e vale la pena ricordare che finora nella storia solo gli Stati Uniti l’hanno fatto – i ben noti episodi di Hiroshima e Nagasaki, ma c’è un’opinione secondo cui le armi nucleari tattiche sono state usate anche in Iraq dopo l’invasione del 2003”, ha detto la fonte. Martedì della scorsa settimana Putin, in un messaggio all’Assemblea federale, ha affermato che la Russia sospenderà la sua partecipazione al Trattato NEW START, ma non si ritirerà. Il capo dello Stato ha sottolineato che prima di tornare a discutere la questione della prosecuzione dei lavori nell’ambito del trattato, la parte russa deve capire da sola come lo START terrà conto degli arsenali non solo degli Stati Uniti, ma anche di altri Paesi della NATO potenze nucleari – Gran Bretagna e Francia.
bielorussia
di Giulio Chinappi ARTICOLO ORIGINALE Mentre il popolo bielorusso ha approvato la riforma costituzionale proposta dal presidente Lukašėnka, la città meridionale di Gomel’ ha ospitato il primo round di colloqui tra le delegazioni di Russia e Ucraina. Il 27 febbraio si è tenuto in Bielorussia un referendum costituzionale volto ad apportare alcune modifiche alla carta fondamentale dell’ex repubblica sovietica. Il referendum era stato promesso dal presidente Aljaksandr Lukašėnka per venire incontro all’opposizione e limitare i propri poteri rispetto agli altri organi dello Stato. Il nuovo progetto costituzionale è stato approvato dal 65,2% dei votanti con un’affluenza alle urne pari al 78,6%. La nuova legge fondamentale conferirà uno status costituzionale all’Assemblea Popolare Bielorussa, un organo che riunisce rappresentanti del governo insieme ad esponenti del mondo del lavoro, dell’imprenditoria, della scienza e della cultura, da non confondere con l’Assemblea Nazionale della Repubblica di Bielorussia, ovvero il parlamento di Minsk. La nuova Costituzione conferisce dei poteri effettivi a quest’organo, compreso quello di destituire in casi estremi il capo dello Stato, limitando di conseguenza il primato presidenziale, ed inoltre introduce una limitazione di due mandati presidenziali quinquennali per una singola persona a partire dalle prossime elezioni del 2025, ed il limite di un solo mandato di 11 anni per i giudici della Corte Costituzionale. Nella pratica, questa significa che Lukašėnka non potrà restare in carica oltre il 2035. “Il referendum nazionale del 27 febbraio sull’introduzione di emendamenti e integrazioni alla Costituzione della Repubblica di Bielorussia si è svolto nel rispetto dei diritti e delle libertà dei partecipanti al referendum e nel rispetto della legislazione nazionale e degli obblighi internazionali della Repubblica di Bielorussia in ambito elettorale”, ha commentato il russo Konstantin Kosačev, che coordinava la squadra di osservatori elettorali della Comunità degli Stati Indipendenti. La missione di osservazione della CSI ha dunque proposto di riconoscere come valido il referendum costituzionale. Simile anche il commento del kirghiso Kazybek Kochkonov, membro della squadra di osservatori dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai: “Il referendum si è svolto in linea con la legislazione della Repubblica di Bielorussia e con gli obblighi internazionali assunti dal Paese. La missione non ha riscontrato alcuna violazione della legislazione nazionale. La missione riconosce che il referendum si è svolto in modo trasparente e aperto”. “Il referendum è stato osservato da 195 osservatori stranieri e 45.701 osservatori nazionali. La Commissione Elettorale Centrale (CEC) non ha ricevuto alcuna informazione dagli osservatori su eventuali violazioni della legislazione referendaria“, ha a sua volta dichiarato Igor Karpenko, capo della CEC bielorussa. I media occidentali hanno anche sottolineato come l’esito referendario apra la strada ad una possibile nuclearizzazione della Bielorussia, dopo che Minsk aveva ceduto le sue armi atomiche alla Russia in seguito alla fine dell’Unione Sovietica. Lukašėnka ha affermato che l’eventuale schieramento di armi nucleari della NATO in Polonia o Lituania potrebbe portarlo a chiedere alla Russia la restituzione dell’arsenale nucleare, e per questo la nuova Costituzione non conterrà più la “neutralità nucleare” della Bielorussia. Per ora, comunque, si tratta solamente di una possibilità in risposta a nuove provocazioni della NATO e a quelle del presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj, che a...