9 Agosto 2026

#AlexandraDavidNeel

Risulta tanto doveroso quanto ovvio riservare almeno alcuni passaggi ad una figura che, negli studi sinologi e tibetologici in particolare, risulta essere una delle analiste, esploratrici e scrittrici più conosciute. Il nome di questa intellettuale viaggiatrice dall’aria misteriosa e dalla vita movimentata è Alexandra David-Néel, figlia di una famiglia benestante, ma contrastata, parigina. Discendente di Jacques-Louis David, pittore prediletto da Napoleone, Alexandra mostra i primi segni di un caratteristico anticonformismo sin dalla tenera età, interessandosi a problematiche sociali, femminismo e tematiche esistenziali. Il suo sguardo acuto e il carattere acceso, tormentato, sono ben noti a quanti la conoscono da tempo e a quanti la incontrano, anche per caso, durante la loro vita. Fin da piccola, Alexandra sembra essere alla ricerca di qualcosa, una verità, un’idea, un rifugio forse ai suoi stessi pensieri. Figlia di madre borghese, cattolica e rigidissima nell’educazione, con velleità e abitudini salottiere, e di un idealista repubblicano iscritto a una loggia massonica, Alexandra probabilmente subisce il conflitto tra due realtà profondamente diverse tra loro e vi cerca una mediazione. O semplicemente una prospettiva di vita diversa. Ben presto, grazie ai suoi viaggi e alle conoscenze frutto di incontri fortuiti (per esempio con la direttrice della “Società della Gnosi suprema”, Elizabeth Morgan e, poi, con Madame Blavatsky), la scrittrice-esploratrice entra quasi immediatamente nel circuito di esoteristi e occultisti dell’epoca. Nel 1892 si iscrive alla Società Teosofica, poi a quella Pitagorica, e inizia a studiare le discipline iniziatiche ed esoteriche che la portano lontano, col cuore e con la mente. Il passo per abbandonare la sua rassicurante vita in Europa e trasferirsi in Oriente – alle cui discipline ha iniziato a interessarsi già da diverso tempo – è breve e, così, Alexandra si trasferisce in India. Con sé porta il pesante bagaglio di conoscenze e studi sul Buddhismo, l’Induismo e le tradizioni misteriche d’Oriente. L’esperienza a contatto diretto col mondo orientale la folgora tanto intellettualmente quanto spiritualmente, la incanta e la segna profondamente nell’animo. È a malincuore, infatti, che si vede costretta a tornare in patria, a causa di problemi economici ingenti. Musicista e cantante talentuosa, però, non si perde d’animo e si dà alla carriera artistica che la conduce a Tunisi, dove diventa direttrice del teatro della città. Qui conosce il suo futuro marito, Philip Néel, che l’accompagna nella sua febbrile attività di scrittrice d’ispirazione femminista, articolista e saggista intenta a sviscerare le problematiche sociali del suo tempo. In queste inclinazioni Alexandra eredita le inconfondibili doti letterarie del padre che ella amava moltissimo, Louis-Pierre David: insegnante dagli alti ideali, che aveva partecipato alla rivoluzione del ’48 e, in seguito, aveva abbandonato la sua professione per dedicarsi a un giornalismo politico che gli fece conoscere Victor Hugo. Purtroppo, col tempo, l’attività artistica che mal si adatta agli umori altalenanti, la vita matrimoniale che non colma i vuoti provocati dalla morte dell’amatissimo padre, la personalità eclettica e lo spirito vagabondo di Alexandra, la spingono verso una forma di depressione dalla quale riesce a venir fuori soltanto sognando l’Oriente. Insofferente...