di Martina Vantaggio
Cosa alimenta il boom dei prezzi?
L’importanza del rame in ambito elettrico è nota sin da fine ‘800, quando Thomas Edison illuminò un miglio quadrato di Manhattan grazie alla posa sotterranea di 24.000 metri di cavi in rame. Da quel momento il rame è divenuto uno dei materiali più importanti della civiltà moderna, tanto da essere definito un “metallo critico”.
FONTE ARTICOLO: La febbre del rame – Prospecta
Il rame permette di connettere macchinari fisici, ed è alla base del funzionamento dell’intelligenza artificiale, dei trasporti, delle infrastrutture, delle comunicazioni e dei sistemi di sicurezza. Una presenza preponderante nella nostra vita quotidiana che lo ha reso oggetto di rilevanza strategica.
Ad oggi si parla di corsa all’oro rosso, il rame appunto, a causa della crescente richiesta che scaturisce da tre principali direttrici: in primis l’intelligenza artificiale che, dal 2022, con l’avvento di Chat Gpt ha preso piede generando una progressiva trasformazione sia nel lavoro sia nella vita privata a livello mondiale. Ciò si è tramutato in un nuovo vettore di domanda di rame in rapida espansione.
Un altro settore che attira sempre più quantità di rame è quello riguardante la transizione energetica e quindi la produzione di auto elettriche, per la quale è necessario 2,9 volte più rame di un’auto convenzionale. In questo ambito spicca anche la crescente richiesta derivante dalla produzione di energia solare ed eolica, nonché dalle batterie utilizzate per immagazzinare l’elettricità generata da fonti rinnovabili.
Il terzo fattore ad alto assorbimento di rame è dato dalla difesa: nel rapporto 2025 della Casa Bianca il rame è stato classificato come il secondo materiale più utilizzato dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti fondamentale per missili, aerei, sottomarini, veicoli blindati e sistemi di munizioni.
Fig.1 Domanda globale di rame per settore (2025–2040)
Milioni di tonnellate metriche di rame (MMt Cu)

1. Include la domanda di rame proveniente da costruzioni, raffreddamento, elettrodomestici, generazione di energia fossile, macchinari e veicoli a motori a combustione interna (ICE). 2. Include la domanda di rame proveniente dalle tecnologie di energia pulita, dalla trasmissione e distribuzione (T&D) e dai veicoli elettrici.
Fonte: S&P Global © S&P Global 2026
Il grafico elaborato da S&P Global raffigurante la domanda globale di rame distinta per settore è esaustivo nell’esporre come la richiesta del materiale subirà un’impennata da 28 milioni di tonnellate nel 2025 a 42 milioni di tonnellate entro il 2040, un aumento del 50% che, tuttavia, deve scontrarsi con significativi ostacoli nell’approvvigionamento.
Il rifornimento di rame avviene sia per estrazione dalle miniere e quindi per approvvigionamento primario, sia per riciclo, cioè, approvvigionamento secondario.
In entrambi i casi si stanno riscontrando ostacoli che limitano l’offerta: l’attività estrattiva sta affrontando un calo della qualità del minerale, con costi crescenti e condizioni di estrazione sempre più complesse, oltre a shock improvvisi come il crollo della miniera avvenuto in Indonesia nel 2025.
Visto che l’esplorazione di nuove miniere richiede in media tra i 15 e i 20 anni, dati i ritardi nelle autorizzazioni e i rischi in superficie come l’incertezza normativa, l’opposizione degli ambientalisti, i cambiamenti nelle politiche e l’aumento dei costi, senza significativi investimenti l’attuale produzione delle miniere esistenti diminuirà.
L’approvvigionamento secondario da solo non è in grado di colmare il divario. Lo studio pubblicato da S&P global prevede, infatti, un potenziale deficit di rame di 10 milioni di tonnellate entro il 2040 a fronte di una domanda nettamente superiore all’offerta.
Assumendo uno sguardo più ampio è possibile cogliere come gli aumenti record delle ultime settimane, che hanno portato i prezzi del rame a 13.000 $ per tonnellata, non siano semplicemente l’ennesimo rialzo delle materie prime, ma il riflesso di un segnale geopolitico.
A tal riguardo gli aggressivi dazi annunciati dall’amministrazione Trump sui metalli raffinati hanno innescato una corsa per l’approvvigionamento; infatti, delle 143.000 tonnellate di rame cinesi esportate nel 2025, gran parte è confluito direttamente negli Stati Uniti durante il mese di novembre (circa 57.000 tonnellate). Un quantitativo che chiaramente non riflette normali flussi commerciali, ma un accumulo precauzionale.
Con la Cina che importa il 60% del minerale di rame mondiale, che raffina quasi la metà delle quantità globali e domina molteplici catene di approvvigionamento minerario critiche, l’Occidente si trova ad affrontare una situazione di dipendenza strategica da un rivale geopolitico per una risorsa essenziale alla sicurezza energetica, alla difesa nazionale e al predominio tecnologico. Se un tempo il petrolio forgiava alleanze e guerre, anche il rame potrebbe fare lo stesso. Non a caso il ritorno di Trump alla Casa Bianca ha cristallizzato un imperativo strategico: il controllo sui minerali critici equivale ora a sicurezza nazionale.
La crescita strutturale della domanda di rame non può continuare a dipendere dalla lavorazione cinese; occorre assicurarsi una fornitura maggiore e al tempo stesso allineata, trasparente e resiliente.
Considerando che secondo l’IEA (International Energy Agency), il 52% delle miniere globali di rame è situata in zone ad elevato stress idrico e che gli attuali progetti in corso sono insufficienti per raggiungere gli obiettivi NET ZERO, si potrebbero avvalorare le previsioni effettuate da Goldman Sachs secondo cui i prezzi del rame raggiungeranno 15.000 $ per tonnellata nel 2035.
Le scelte che i governi effettueranno negli anni a venire determineranno se il rame rimarrà un facilitatore del progresso o diventerà un collo di bottiglia per la crescita e l’innovazione.








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