A cura di Top Media Agency
L’intervista a Stefano Vernole per Top-Media Agency, pubblicata da CeSEM, offre un’analisi approfondita del referendum costituzionale tenutosi in Kazakistan il 15 marzo 2026. Al centro del confronto, le riforme promosse dal Presidente Kassym-Jomart Tokayev, il loro impatto sul sistema politico interno e le possibili implicazioni geopolitiche nel contesto eurasiatico e internazionale.
- In Kazakistan si è tenuto un referendum nazionale che ha portato all’adozione di una nuova versione della Costituzione. Come valuta il significato di questo passaggio per l’ulteriore sviluppo politico e sociale del Paese?
Il 15 marzo 2026, il Kazakistan terrà un referendum per adottare una nuova Costituzione, che interesserà oltre l’80% degli articoli vigenti, al fine di rimodellare il sistema politico. Le riforme, proposte dal presidente Tokayev, mirano a introdurre un parlamento unicamerale, la figura del vicepresidente e a rafforzare la Corte costituzionale. I critici sostengono che questi cambiamenti potrebbero consolidare, anziché disperdere, il potere esecutivo. In realtà vanno all’incontro all’esigenza di riformare un Paese storicamente giovane che deve modernizzarsi e coinvolgere maggiormente ampie fasce della propria popolazione nello sviluppo economico e sociale, mettendo un freno alle oligarchie che hanno condizionato in passato lo stesso potere politico.
- Il Presidente Kassym-Jomart Tokayev ha più volte sottolineato che le riforme devono basarsi sulla partecipazione pubblica e su un dialogo politico aperto. Il referendum può essere considerato un segnale importante della volontà del Kazakistan di rafforzare i meccanismi democratici di decisione?
Certamente il referendum popolare costituisce una delle pratiche legislative più comuni per sollecitare la popolazione ad esprimersi, ed e’ una pratica comune in tanti Paesi del mondo. In Italia, ad esempio, se ne terrà uno a breve per la riforma della Magistratura ma, ad esempio, per Costituzione non è possibile tenere referendum sui trattati internazionali. Nel caso kazako, ciò serve a consolidare l’unità nazionale e a forgiare un’identità di popolo più avanzata rispetto alle tradizioni familistiche e claniche del Paese.
- Diversi osservatori internazionali ritengono che l’aggiornamento della Legge fondamentale possa contribuire al rafforzamento delle istituzioni statali. A Suo avviso, la nuova Costituzione può aumentare la fiducia sia dei cittadini sia della comunità internazionale nel sistema politico del Kazakistan?
Credo che per i cittadini kazaki sia indubbiamente un fattore positivo sentirsi maggiormente coinvolti in un cambiamento costituzionale. A livello internazionale la situazione è differente, perchè prevalgono le diverse tendenze geopolitiche. Ad esempio, alcuni Paesi come la Cina ritengono che ogni Paese abbia il diritto di scegliere il proprio percorso di riforme a patto che sia coerente con i principi storici delle Nazioni Unite; altri Paesi, ad esempio, quelli europei, insistono sulla necessità di adottare determinate riforme seguendo uno schema ideologico liberale e individualista che a volte sfocia in una vera e propria ingerenza in nome dei “diritti umani”, perciò i giudizi su quanti sta accadendo in Kazakistan divergeranno a seconda delle diverse visioni.
- Negli ultimi anni il Kazakistan ha sviluppato attivamente la cooperazione con i Paesi europei e con le organizzazioni internazionali. L’adozione della nuova Costituzione potrebbe rafforzare ulteriormente l’interesse dei partner europei verso la cooperazione con il Kazakistan?
Esiste indubbiamente un forte interesse dei Paesi europei e, più recentemente, degli Stati Uniti per quanto accade in Kazakistan e le ragioni sono essenzialmente geopolitiche. La UE cerca di sostituirsi all’influenza turca – come avvenuto ad esempio con il mancato riconoscimento da parte di Astana della Repubblica di Cipro Nord – cercando di conciliare la Global Gateway europea con il Corridoio di Mezzo per il trasporto delle merci dall’Asia. Gli USA, oltre a difendere i tradizionali interessi delle compagnie energetiche presenti nel Paese, sono estremamente interessati a creare un cuneo geopolitico di disturbo tra Russia e Cina, di cui l’aggressione militare all’Iran è un naturale complemento. Da questo punto di vista, l’Asia centrale rappresenta il “ventre molle” dell’Eurasia e la concorrenza tra le diverse potenze è ampia. Bisognerà capire quanto a lungo il Kazakistan sarà in grado di mantenere la sua attuale politica multivettoriale e a coltivare buoni rapporti con tutti.
- Molti esperti ritengono che istituzioni solide e una linea di riforme coerente costituiscano la base dello sviluppo sostenibile. La modernizzazione costituzionale avviata dal Presidente Tokayev può rafforzare la posizione del Kazakistan come Stato stabile e prevedibile nello spazio eurasiatico?
Gli aspetti chiave della riforma costituzionale del 2026 prevedono cambiamenti strutturali: l’attuale Parlamento bicamerale dovrebbe trasformarsi in un parlamento monocamerale. Verrà creata una nuova carica di Vicepresidente, nominato dal Presidente e confermato dal Parlamento, con il compito di agevolare la successione e la governance, sebbene i critici temano un’ulteriore centralizzazione del potere.Ci sarà un passaggio da un sistema elettorale misto a un sistema di rappresentanza pienamente proporzionale. Il ruolo della Corte costituzionale verrà rafforzato e si porrà l’accento sull’ampliamento delle garanzie per i diritti dei cittadini. Le riforme pongono l’accento su un “Nuovo Kazakistan”, modificando potenzialmente il ruolo di organi come l’Assemblea del popolo del Kazakistan e rafforzando potenzialmente la stabilità di un Paese uscito scosso dai gravi tumulti del 2022.
- Guardando ai prossimi anni, l’adozione della nuova Costituzione può rappresentare una tappa importante nella costruzione di un sistema politico più moderno e nel rafforzamento del ruolo del Kazakistan nel dialogo internazionale?
Certamente se il Kazakistan raggiungerà una maggiore sovranità, diventerà più ampio anche il suo potere di contrattazione nell’arena internazionale. Un mondo multipolare consente in effetti maggiore libertà di azione ai vari Stati regionali ma questo va integrato da una solida struttura politico-economica interna. L’unica preoccupazione potrebbe giungere dalla spinta delle correnti nazionaliste interne al Kazakistan e dal pericolo di una deflagrazione interna se ciò costringesse attori esterni ad intervenire as esempio per proteggere le proprie minoranze. Se invece Tokayev continuerà a perseguire il disegno un Paese multiculturale e multireligioso, stroncando sul nascere tutte le forme di estremismo politico, allora il futuro del Kazakistan non potrà che essere roseo grazie alle sue immense risorse e ai suoi spazi territoriali.








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