a cura del CrescentResearch Center di Baku (Azerbaigian)
Articolo originale in inglese: https://crescenter.org/en/post/how-might-the-iran-crisis-affect-italy
In che modo la crisi iraniana potrebbe rimodellare le priorità strategiche dell’Italia nel Mediterraneo, in particolare per quanto riguarda la stabilità regionale, la sicurezza marittima e i flussi migratori?
Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Iraq e Iran esportano gran parte del loro greggio attraverso lo Stretto di Hormuz, che trasporta una quota significativa del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale. La chiusura dello Stretto è uno degli scenari più temuti per il commercio internazionale e i mercati energetici e rischia di innescare uno dei maggiori shock petroliferi degli ultimi anni. Con questa guerra contro l’Iran, il prezzo del greggio e del gas naturale liquefatto è già aumentato a seguito dell’annuncio del Qatar di interrompere la produzione di GNL. Anche senza una chiusura completa, attacchi, mine, interferenze e problemi assicurativi stanno rallentando il traffico. A differenza degli scontri precedenti, questa volta il conflitto è più intenso e l’Iran ha risposto colpendo obiettivi militari e civili in tutto il Medio Oriente. Ciò aumenta l’incertezza e la tensione sui mercati.
L’Italia non ha mostrato alcuna particolare lungimiranza; sembra piuttosto “navigare a vista”, cercando un ruolo di mediazione ed evitando una totale escalation regionale. Tuttavia, Roma promuove processi sotto l’egida delle Nazioni Unite e considera centrale il ruolo dell’Europa come garante politico (come sappiamo, l’Europa è divisa). Inoltre, è in corso un riorientamento militare, poiché la minaccia missilistica di Teheran ha già spinto l’Italia a riconsiderare il dispiegamento dei suoi contingenti, incluso il trasferimento parziale di truppe dall’Iraq per una migliore protezione degli asset nel Mediterraneo.
Poiché i terminal container del Golfo sono in crisi, con un impatto negativo sulla catena di approvvigionamento italiana, proteggere le linee di comunicazione marittime è ora una priorità per salvaguardare l’economia nazionale.
L’instabilità e la crisi iraniana stanno inoltre esacerbando le dinamiche che influenzano le rotte migratorie, aumentando la pressione sociale ed economica sul sistema di accoglienza italiano e sovraccaricando la rotta del Mediterraneo orientale, con conseguenze dirette per l’Italia come principale scalo europeo. Tuttavia, l’Italia sta adottando misure per stabilizzare i flussi legali, pianificando circa 500.000 ingressi nel triennio 2026-2028 per colmare la carenza di manodopera.
Un’instabilità prolungata che coinvolga l’Iran potrebbe alterare la posizione difensiva dell’Italia?
Un’instabilità prolungata in Iran avrebbe un impatto significativo, influenzando la sua posizione difensiva, la sicurezza delle missioni italiane all’estero e il ruolo dell’Italia nel “Mediterraneo Allargato”.
L’Italia sta già affrontando i primi segnali dell’escalation militare tra Stati Uniti/Israele e Iran. Ad esempio, la base in Kuwait che ospita circa 300 militari dell’Aeronautica Militare italiana è stata colpita, innalzando i livelli di allerta. Sebbene l’Italia stia perseguendo una strategia di de-escalation e non stia fornendo pieno supporto politico all’offensiva militare, il Governo ha aumentato la sua attenzione sulle aree sensibili legate agli Stati Uniti (basi militari) e a Israele sul suolo italiano. L’Italia è quindi impegnata in una determinata posizione difensiva, ma è anche vincolata dai suoi impegni di alleanza con gli Stati Uniti e la NATO.
Vivo a Trieste, vicino alla base di Aviano, e la città, insieme all’intera regione Friuli Venezia Giulia, è molto allarmata e preoccupata.
Quali rischi e opportunità crea la crisi per le relazioni economiche dell’Italia nella regione, in particolare in termini di cooperazione commerciale, infrastrutturale ed energetica?
Secondo il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, i rischi immediati riguardano la sicurezza dei cittadini italiani nell’area a causa della chiusura degli aeroporti, che ha richiesto l’attivazione della Gulf Task Force per assistere gli italiani bloccati nella regione. Vi sono anche rischi logistici per il turismo, che stanno incidendo sui costi di viaggio, con un impatto stimato da alcune associazioni di settore fino a 33 miliardi di euro per l’Italia.
Ma voglio concentrarmi in particolare sull’instabilità del commercio marittimo e sulle tensioni in corso nel Mar Rosso, iniziate nel 2023 e che minacciano l’attuazione del progetto IMEC (o Cotton Route), un corridoio economico ferroviario e marittimo multinazionale, con uno sbocco previsto nel porto di Trieste. Si tratta del Corridoio India-Medio Oriente-Europa, presentato il 10 settembre 2023, durante il vertice del G20 a Nuova Delhi, dai governi di India, Stati Uniti, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Francia, Germania, Italia e Unione Europea. È ormai concretamente chiaro che gli Stati del Golfo interessati all’approvazione e al finanziamento del progetto IMEC non sono attualmente in grado di mobilitare processi decisionali, risorse finanziarie, volontà e prospettive di attuazione intermedie. Ciò anche perché queste linee verso il porto di Haifa, snodo militare strategico per Israele e gli Stati Uniti, attraverserebbero aree già altamente a rischio a causa di sicurezza, guerra e terrorismo.








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