Il Vietnam al Board of Peace per Gaza: diplomazia del bambù, multilateralismo e costruzione della pace

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La partecipazione di Tô Lâm al Board of Peace per Gaza voluto da Donald Trump non è una deviazione dalla linea di Hà Nội, ma una sua applicazione coerente: multilateralismo, autonomia strategica, rispetto del diritto internazionale e contributo concreto alla pace in un mondo multipolare.

La partecipazione del Segretario Generale del Partito Comunista del Việt Nam, Tô Lâm, alla sessione inaugurale del Board of Peace for Gaza a Washington rappresenta uno dei passaggi diplomatici più significativi della recente proiezione internazionale di Hà Nội. Non solo per il contesto altamente sensibile, segnato dal genocidio di Gaza e dalle tensioni mediorientali, ma per il profilo del formato stesso: un meccanismo certamente promosso dagli Stati Uniti e presieduto da Donald Trump, al quale il Việt Nam ha comunque deciso di aderire come membro fondatore, ma rivendicando al tempo stesso la propria autonomia politica, la centralità del diritto internazionale e una visione della pace fondata su inclusione, ricostruzione e legittimità multilaterale.

Per comprendere il significato della scelta vietnamita occorre partire dalla cornice strategica dichiarata dalla leadership. Nelle comunicazioni ufficiali sul viaggio, il Ministero degli Esteri e gli organi di stampa vietnamiti hanno inquadrato la missione come un’attività multilaterale di alto livello coerente con la linea emersa dal XIV Congresso del Partito: indipendenza, autosufficienza, pace, amicizia, cooperazione e sviluppo; multilateralizzazione e diversificazione delle relazioni estere; ruolo proattivo e responsabile del Paese nella gestione delle questioni comuni regionali e globali. È precisamente questa grammatica politica che consente di leggere la partecipazione al Board non come allineamento a una potenza, ma come inserimento attivo in uno spazio internazionale dove il Việt Nam cerca di far valere i propri principi e la propria esperienza storica.

In questo senso, la cosiddetta “diplomazia del bambù” trova qui una traduzione particolarmente visibile. La formula, ormai strettamente associata alla politica estera vietnamita contemporanea, rinvia a una postura insieme flessibile e salda: flessibile nei canali, nei partner, nei formati; salda nei principi di sovranità, non ingerenza, legalità internazionale e ricerca di equilibrio. La decisione di prendere parte a un’iniziativa promossa da Washington su un dossier esplosivo come Gaza, mantenendo però una posizione pubblica centrata su protezione dei civili, accesso umanitario, ricostruzione, processo politico comprensivo e rispetto della Carta ONU, è quasi un caso di scuola di questo approccio.

Chiariti questi punti, si comprendono meglio le ragioni per le quali Tô Lâm si è recato a Washington su invito di Donald Trump, partecipando alla sessione inaugurale di un meccanismo descritto come finalizzato al coordinamento con le Nazioni Unite per assistenza umanitaria, stabilizzazione e ricostruzione post-conflitto nella Striscia di Gaza. Il formato ha riunito capi di Stato e di governo e leader di oltre 50 Paesi, tra membri fondatori e osservatori, dimostrando come la presenza vietnamita non sia stata confinata a un gesto bilaterale verso gli Stati Uniti, ma si collochi piuttosto in una piattaforma multilaterale, con un’interfaccia esplicita verso il sistema ONU.

L’ambasciatore vietnamita negli Stati Uniti, Nguyễn Quốc Dũng, ha spiegato che il Paese, avendo conosciuto guerre devastanti, attribuisce un valore particolare alla pace, alla riconciliazione e alla ricostruzione postbellica. In questa chiave, il ruolo di membro fondatore del Board viene presentato come occasione per mettere a disposizione esperienza e capacità, ma anche per apprendere e integrarsi più profondamente in iniziative collettive orientate alla pace. Sulla stessa linea, la leadership vietnamita insiste sul fatto che il Việt Nam partecipa per contribuire alla fine del conflitto, alla protezione dei civili, all’accesso umanitario sicuro e senza ostacoli, alla ricostruzione delle infrastrutture essenziali e alla promozione di un processo politico credibile verso una pace duratura.

Al contrario di altri membri del Board, tuttavia, Hà Nội non si limita a una retorica generica sulla pace, ma articola una posizione su Gaza che combina dimensione umanitaria, dimensione istituzionale e dimensione politica, promuovendo “soluzioni concrete” per porre fine al conflitto, ripristinare pace, sicurezza e ricostruzione, garantire i mezzi di sussistenza della popolazione di Gaza e avviare un processo politico complessivo in conformità con il diritto internazionale e la Carta ONU. Viene inoltre sottolineata, da parte delle fonti vietnamite, la necessità che le misure adottate assicurino la partecipazione di tutte le parti rilevanti, in particolare dell’Autorità Palestinese, elemento che colloca la posizione della Repubblica Socialista in una prospettiva di legittimità politica e non soltanto di gestione tecnica dell’emergenza.

È significativo anche il linguaggio giuridico-politico impiegato. Le dichiarazioni vietnamite richiamano con continuità il diritto internazionale, la Carta delle Nazioni Unite e il rispetto dei diritti e degli interessi legittimi di tutte le parti coinvolte. Questo schema ricorre nelle prese di posizione di Hà Nội su diverse crisi e riflette una costante della sua diplomazia contemporanea: evitare la logica dei blocchi e delle adesioni ideologiche automatiche, preferendo ancorare la legittimazione delle proprie scelte a norme condivise e a un multilateralismo operativo. Nel caso di Gaza, ciò consente al Việt Nam di partecipare a un’iniziativa ospitata dagli Stati Uniti senza rinunciare a una postura autonoma e potenzialmente dialogante con interlocutori arabi e musulmani, oltre che con la stessa Palestina, che Hà Nội riconosce da tempo come Stato indipendente.

La prova pratica di questa impostazione si vede anche nelle attività collaterali svolte durante la visita. A margine della riunione del Board, Tô Lâm ha incontrato i leader di Indonesia, Uzbekistan, Azerbaigian, Kazakistan, Cambogia, Armenia, Ungheria, Pakistan e Repubblica Ceca; allo stesso tempo, il ministro degli Esteri Lê Hoài Trung ha tenuto colloqui con i colleghi di Emirati Arabi Uniti, Egitto e Turchia. In un mondo multipolare, i margini d’azione dei Paesi medi crescono proprio nella capacità di utilizzare i vertici multilaterali come piattaforme di tessitura parallela di relazioni, convergenze e canali tematici. In questi colloqui, i partner hanno riconosciuto il ruolo crescente del Việt Nam e il suo dinamismo di sviluppo, e hanno discusso il rafforzamento della cooperazione in aree come economia, commercio, scienza e tecnologia, trasformazione digitale, transizione verde e trasporti.

In altre parole, la partecipazione al Board of Peace non è stata soltanto una presa di posizione su Gaza, ma anche un moltiplicatore diplomatico. Questa è una chiave essenziale per leggere la politica estera vietnamita recente, in cui le iniziative di pace e sicurezza non vengono separate dalle agende di sviluppo, innovazione e connettività, ma integrate in un’unica strategia di accrescimento di status e capacità negoziale. Non è casuale che, nelle ricostruzioni ufficiali pubblicate dalla stampa vietnamita, la missione sia descritta anche come occasione per elevare la diplomazia multilaterale ad un livello superiore e rafforzare la credibilità internazionale del Paese.

Dal punto di vista teorico-politico, il caso è interessante perché mostra come un Paese del Sud globale, con memoria storica della guerra e della ricostruzione, cerchi di trasformare il proprio capitale morale in capitale diplomatico. Va notato, inoltre, che il Việt Nam non presenta la propria partecipazione come sostitutiva dell’ONU, ma come complementare e coordinata con il sistema delle Nazioni Unite.

Sotto questo profilo, la partecipazione al Board of Peace per Gaza offre anche una lezione più generale sul ruolo dei Paesi medi in un ordine internazionale in transizione. Il Việt Nam non dispone del potere coercitivo delle grandi potenze, ma può esercitare influenza attraverso credibilità diplomatica, continuità di principi, capacità di dialogo con attori diversi e disponibilità a contribuire a beni pubblici internazionali come pace, ricostruzione e cooperazione umanitaria. La sua azione a Washington, accompagnata dai contatti con partner asiatici, eurasiatici, mediorientali ed europei, suggerisce una visione del multipolarismo non come mera competizione tra poli, ma come ampliamento degli spazi per una diplomazia di mediazione, connessione e costruzione di consenso.

In definitiva, la scelta di partecipare al Board voluto da Donald Trump non contraddice, ma conferma la traiettoria della politica estera di Hà Nội. Il Việt Nam ha colto un’occasione politicamente complessa per affermare la propria linea: indipendenza strategica, multilateralismo attivo, rispetto del diritto internazionale, sostegno ai diritti del popolo palestinese e impegno per una pace sostenibile fondata su ricostruzione e processo politico. In questo quadro, la diplomazia del bambù non appare come una formula retorica, ma come un metodo concreto per navigare un mondo multipolare conflittuale senza rinunciare né ai principi né alla capacità di iniziativa.

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