di Maria Morigi
Recenti documenti di intelligence rivelano che nel paese himalayano le sommosse anti-governative della cosiddetta “Gen Z” sono state costruite e guidate dal National Endowment for Democracy (NED) del governo degli Stati Uniti con il preciso scopo di neutralizzare sia l’influenza cinese che quella indiana su Kathmandu.
I “sommovimenti sismici” nella Repubblica del Nepal sono continui. Un forte movimento monarchico organizza periodicamente manifestazioni di piazza mescolando istanze politiche, richieste sociali, aspirazioni indù e nostalgie per il colonialismo britannico. Ad esempio il 9 marzo 2025 (cioè 6 mesi prima delle rivolte della “Gen Z”) 10 mila persone si radunavano all’aeroporto Tribhuvan di Kathmandu per accogliere l’ex re Gyanendra Bir Bikram Shah Dev (al governo tra 2001 e 2008 e rovesciato dalle proteste popolari), e la capitale era teatro di scontri tra sostenitori di una restaurazione monarchica e polizia. I monarchici accusavano i partiti governativi di corruzione e chiedevano l’abolizione della laicità statale con la reintroduzione dell’induismo come religione di Stato (impressionante che i tradizionalisti in rivolta considerino l’ex sovrano un avatar del dio Vishnu!).
In settembre 2025 il Nepal era di nuovo in fiamme con la mobilitazione dell’esercito ombra “Gen Z” che rovesciava il governo. Per controllare la propaganda e proteggere la sicurezza nazionale, Kathmandu non poté che decidere di oscurare 26 piattaforme di social media e messaggistica, tra cui Facebook, Instagram, X, TikTok, YouTube e WhatsApp.
Un pirata immaginario partecipava alle violente proteste giovanili: il Jolly Roger (la bandiera dei pirati) del manga “One Piece” che negli ultimi mesi è stato avvistato in altre ribellioni anti-governative “Gen Z”, non solo in Nepal, ma anche nelle Filippine, in Indonesia, in Messico e pure in Francia e nei Paesi Bassi. Il termine “Nepo Kids” è diventato virale sui pochi canali ancora accessibili come slogan di una generazione che si sente esclusa da ogni processo decisionale e opportunità. Da considerare che il Nepal ha una popolazione giovanissima (oltre il 60% ha meno di 30 anni) che usa smartphone e connessioni mobili. I social media da anni sono il cuore del dibattito pubblico e il principale canale per notizie, opinioni e organizzazione di eventi. L’oscuramento delle piattaforme è stato percepito come una manovra autoritaria per spegnere le voci critiche contro il sistema e ha scatenato le manifestazioni di massa di giovani che hanno espresso un malcontento ben più profondo della protesta sulla censura. Il governo è stato accusato di corruzione, nepotismo e mancanza di trasparenza, di alimentare un sistema basato su favoritismi e interessi familiari. Una settantina di persone sono state uccise nei disordini, tra cui molti agenti di polizia; i video hanno mostrato manifestanti armati di fucili semiautomatici in tutte le città. Sono seguite le dimissioni del Primo Ministro K. P. Sharma Oli (comunista).
Chi osserva i trasformismi della propaganda ed è solo un po’ esperto dei problemi del Nepal – diviso tra interessi economici di appalti e investimenti cinesi, da un lato, e indiani, dall’altro – sospettava che “Gen Z” fosse finanziato dagli USA, anzi, ne era certo, ma non c’erano prove. Ora da documenti di intelligence (1) sono arrivate le conferme che, anche molto prima del colpo di stato, la National Endowment for Democracy(NED) del governo degli Stati Uniti ha promosso sotto il suo ombrello politico una campagna clandestina organizzata tramite la divisione International RepublicanInstitute (IRI). L’obiettivo è di costruire una rete nepalese di attivisti politici addestrati a sostenere gli interessi degli Stati Uniti nell’area e ad “esportare” la democrazia in Nepal. Centinaia di migliaia di dollari sono stati spesi in corsi di formazione a giovani nepalesi “insofferenti” per insegnare loro come organizzare proteste e manifestazioni. Nei progetti IRI si afferma che, una volta formati questi “leader giovanili” nepalesi che sostengono i “valori” degli Stati Uniti, essi saranno mobilitati per lanciare campagne di sostegno attivo (advocacy) su questioni nepalesi che interessano appunto gli USA.
IRI si è quindi impegnata a implementare una Accademia dei Leader Emergenti (ELA), che riunisca giovani attivisti civici e leader politici per fornire loro le competenze, le piattaforme e le risorse necessarie per avviare un sostanziale cambiamento positivo. L’Istituto vanta anche altri programmi ELA in Sri Lanka e Indonesia, proprio per preparare attivisti giovani selezionati ad assumere posizioni di leadership all’interno delle loro comunità e partiti.
Come riportato dal sito web di giornalismo investigativo The Grayzone (2), anche in Bangladesh il colpo di stato di agosto 2024 è stato sostenuto dall’ IRI. Inoltre (sempre secondo questa fonte) sembra che l’IRI abbia tenuto conto delle proteste nepalesi contro le politiche COVID dell’estate 2020, vedendo l’opportunità di “allevare” una generazione di contestatori e farli diventare protagonisti politici mirando a creare partiti politici di opposizione. L’obiettivo di Washington è dunque di utilizzare la posizione geografica strategica del Nepal, tra Cina e India, per farne il pilastro di una prospettiva indo-pacifica, e non solo circondando Pechino con governi flessibili e influenzabili, ma anche disseminando i confini cinesi di installazioni militari statunitensi.
E qui mi permetto un lamento personale per il Nepal che, nella sua storia di civiltà indo-buddista, è stato vittima di catastrofi naturali e massacri premeditati da potenti. Un Paese che a noi pare irrilevante nello scacchiere mondiale e dove, nelle mie varie visite, non ho ancora visto né le fognature né i semafori o gli attraversamenti pedonali, ma mi sono sempre stupita nel vedere gente serena, non assillata dalla globalizzazione o dalla tecnologia.
Ripercorrendo brevemente la storia recente si può capire di più: il Nepal infatti è una Repubblica solo dal 2008 ed era, fino al 2006, l’unico Stato al mondo ad adottare l’induismo come religione ufficiale. Con il supporto dell’India negli anni 1947 – 1951 il Movimento Democratico (LoktantraAndolan ) rovesciò il potere feudale della famiglia Rana, consentendo al re Tribhuvan il ritorno dall’esilio (1951) e aprendo un periodo di democrazia. A questi succedette il figlio Mahendra che nel 1962 bandì i partiti politici ed instaurò il sistema di governo tradizionale senza partiti dei paesi induisti, i Panchayat (“Consigli dei cinque”). Il successivo sovrano Birendra però fu costretto dalle proteste popolari del 1990 a concedere le elezioni.
Dal 1996 al 2006, la guerra civile ha causato circa 13.000 morti.
Nel 2001, mentre imperversava la guerra civile, avvenne la sanguinosa strage – scatenata dal figlio di re Birendra – dell’intera famiglia reale. Gyanendra Bir Bikram, fratello minore di Birendra, fu tra i pochi sopravvissuti al massacro e salì al trono. Nel 2005 il sovrano licenziò il governo ed assunse direttamente il potere esecutivo, cui rinunciò l’anno seguente a causa di una nuova ondata di malcontento popolare. In quell’occasione il LoktantraAndolan collaborò con il movimento rivoluzionario di ispirazione maoista. I maoisti espulsero i partiti vicini alla monarchia, espropriarono i ‘capitalisti’ locali, realizzando progetti di sviluppo e rafforzandosi in settori della società (donne, caste e ‘intoccabili’, minoranze etniche) con l’eliminazione di discriminazioni e di matrimoni forzati, assistenza sanitaria gratuita e alfabetizzazione.
Nel 2006 i maoisti e il governo raggiunsero un accordo per una Costituzione provvisoria, aprendo ai ribelli maoisti che ormai avevano deposto le armi. Si giunse all’elezione di un’Assemblea Costituente. Nel 2007 gli ex-ribelli maoisti e gli altri partiti si accordarono sulla definitiva abolizione della monarchia e la trasformazione del Paese in Repubblica parlamentare federale, tramite un emendamento costituzionale. Alle elezioni del 10 aprile 2008 ci fu la vittoria della coalizione maoista-marxista-leninista e il 23 maggio 2008 venne proclamata ufficialmente la Repubblica del Nepal e la laicità dello Stato.
Il 28 ottobre 2015 (anno del violento terremoto) il Nepal ha avuto la sua prima donna presidente, Bidya Devi Bhandari, già vicepresidente del Communist Party of Nepal-UnifiedMarxistLeninist, proposta dall’ex capo dei maoisti e dal largo fronte di sinistra, che ha sconfitto il partito conservatore del Congresso. Il mandato di Bhandari si è concluso nel 2023. Ram Chandra Paudel candidato del Congresso nepalese, è stato eletto Presidente il 9 marzo 2023, ma ha lasciato il suo incarico in seguito alle proteste dei settembre 2025. E adesso aspettiamo i risultati dell’intervento americano del NED per riportare la piena democrazia…
NOTE AL TESTO
(1)“Leaked Files Reveal U.S. Funded Nepal’s ‘Gen Z’ Movement to Counter Chinese and Indian Influence” (https://worldtradescanner.com/Leaked%20Files%20Reveal%20US%20Funded%20Nepal%20Gen%20Z)
(2)”Un rapporto di Grayzone sostiene che gli Stati Uniti sostengono le proteste della generazione Z in Nepal” (Alex/Rose Cocker 15 dicembre 2025 (https://www.thecanary.co/global/world-analysis/2025/12/15/nepal-protests/)








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