La dipendenza europea dal gas statunitense

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di Dario Tagliamacco

Il prezzo del gas in Europa ha registrato nuovi aumenti, spinto dal clima freddo e dal quadro geopolitico di incertezza. Le quotazioni del gas naturale hanno superato la soglia dei 500 dollari per 1000 metri cubi.

All’inizio del 2026 prezzi alle stelle per il gas nel Vecchio Continente, secondo le rilevazioni della borsa di Londra, Ice, i contratti futures per la consegna a febbraio, presso l’hub olandese Ttf, hanno segnato un incremento del 4% raggiungendo un picco di oltre 40 euro per megawattora per poi assestarsi sui 38,585 euro. Tale movimento rappresenta l’assottigliamento veloce dei margini di sicurezza del sistema, proprio ora che le temperature scendono sotto lo zero.

Secondo quanto riportato dall’Agenzia Tass sui dati ufficiali della borsa Ice, l’aumento è stato rapido, dopo una partenza lenta, i dati di febbraio sono tornati a correre superando la barriera dei 40 euro. La dinamica rialzista si inserisce in un contesto di ampia volatilità, infatti il Ttf ha fatto un balzo totale del 47%, il mercato quindi sta ricalibrando il premio per il rischio non soltanto climatico ma anche geopolitico.

L’Europa attualmente non si trova nella stessa situazione del 2022 però, come sostiene Gabriel Debach, market analyst di eToro, non siamo in un contesto di stabilità e abbondanza. Il gas attualmente costa caro non per questioni di carenze bensì perché aumentano le fonti di incertezza. In questo contesto il dato sugli stoccaggi europei è fondamentale, le riserve attuali sono del 49,1% mentre l’anno scorso erano del 60%, quindi l’Europa si appresta a entrare nel periodo dell’anno più freddo con riserve minori e quando esse diminuiscono il prezzo smette di essere lineare.

Dal 13 ottobre, data in cui inizia la stagione del riscaldamento, gli Stati dell’Unione Europea hanno utilizzato circa 43 miliardi di metri cubi di gas dai depositi, mentre i prelievi netti, hanno superato i 38 miliardi di metri cubi mostrando un ampio uso delle scorte accumulate durante l’estate per bilanciare il deficit di fornitura immediata.

Per quanto concerne la gestione delle scorte, tra le nazioni europee si riscontrano differenze, la Germania e la Francia registrano una maggiore esposizione, rispettivamente 40,54% e 39,33% del riempimento, l’Italia invece ha tra le riserve più alte del continente con un 63,26%. Tale differenza indica che il prezzo del gas, pur essendo determinato a livello continentale, la gestione dei vari Stati cambia sensibilmente influenzando la capacità di reggere i colpi causati dalle giornate più fredde dell’inverno.

Nel 2026 il Vecchio Continente importerà, soprattutto dagli Stati Uniti, 185 miliardi di metri cubi di Gln (Gas naturale liquefatto), una quantità record e un aumento rispetto al 2025. La previsione è stata pubblicata su Gas Market Report dello Iea pochi giorni prima che il Consiglio Europeo confermasse la scelta di chiudere ogni importazione di gas russo entro la fine del 2027.

Raffaele Piria, ricercatore dell’Istituto di ricerca indipendente Ecologic a Berlino, ha detto che l’Europa sta sostituendo la dipendenza dal gas russo con una crescente dipendenza dal gas naturale liquefatto degli Stati Uniti. Insieme ad altri colleghi dell’Istituto Norvegese per gli Affari Internazionali dell’Istituto Cligendael, ha spiegato che nel 2025 oltre il 59% del Gnl e più del 38% del gas importato in Europa è arrivato dagli Stati Uniti.

Il report presentato, accorpando il gas norvegese al resto della produzione europea, mostra come gli Stati Uniti abbiano mangiato quote di mercato del Vecchio Continente non solo alla Russia ma anche a tutti gli altri Paesi produttori. Piria ha inoltre sottolineato che se nel regolamento europeo si è deciso di fare un piano di diversificazione nelle importazioni non si deve sostituire un fornitore dominante con un altro.

Gli studiosi oltre alla dipendenza geopolitica temono che questa situazione possa portare a un aumento dell’esposizione agli shock dei prezzi a livello mondiale con un impatto importante sui prezzi del gas e dell’elettricità in Europa. Come spiegato da Piria, i contratti del gas su gasdotto sono a lungo termine rispetto a quelli del gas liquido, questo perché nel settore, il mercato spot in cui i pagamenti dei prodotti avvengono immediatamente, ha un ruolo fondamentale.

Addirittura una parte delle navi che trasportano Gnl, durante il viaggio può essere dirottata in base allo sviluppo dei prezzi. La volatilità del mercato, le tensioni geopolitiche e le condizioni climatiche, hanno provocato l’impennata dei prezzi di inizio anno. Queste variazioni hanno avuto delle conseguenze sul mercato italiano, a fine gennaio infatti è stata sfondata la quota dei 150 euro al Megawattora.

Paolo Arrigoni, presidente del Gestore dei Servizi Energetici, ha collegato l’impennata dei prezzi all’aumento del prezzo del gas dei mercati europei. I costi dell’elettricità in Italia risentono molto del prezzo internazionale del gas poiché tale fonte é una componente importante per l’energia della Penisola, già nel 2025 il Pun Index è salito a una media di 115,32 euro a causa della crescita dei prezzi del gas, al di sopra di nazioni come Spagna, Francia e Germania.

L’Unione Europea a partire dal 2022 ha limitato le importazioni di gas dalla Russia, questo processo   non ha portato ad alcuna indipendenza energetica ma ha creato una nuova dipendenza politica ed economica con rischi potenziali che si ripercuotono sul potere d’acquisto e sulla competitività dell’economia reale.

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