Il Nuovo Senegal: Sovranità, Rigore e Trasformazione | Intervista esclusiva con Sua Eccellenza Ngor Ndiaye, Ambasciatore del Senegal in Italia

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a cura di Filippo Pederzini

Intervista esclusiva con Sua Eccellenza Ngor Ndiaye, Ambasciatore del Senegal in Italia.

L’elezione di BassirouDiomayeFaye e la nomina di Ousmane Sonkosegnano una svolta storica per il Senegal, inaugurando un’era fondata sulla “rottura” con il passato e sulla ricerca di una piena sovranità. Il programma politico, poggiato sui pilastri della rettitudine (Jub), del rigore (Jubal) e dell’esemplarità (Jubbanti), mira a ricostruire la coesione sociale attraverso la trasparenza e la giustizia. In un contesto regionale turbolento, Dakar si propone non solo come un’isola di democrazia e stabilità, ma come motore di un’integrazione africana rinnovata. Ne abbiamo parlato con Sua Eccellenza NgorNdiaye, Ambasciatore del Senegal in Italia che non ha mancato di sottolineare l’importanza delle riforme industrialiattuate, come il piano “La Vision Senegal 2050”, e una politica estera multipolare e panafricanista, orientata a trasformare il Senegal in un ponte tra l’Africa e il resto del mondo, il nuovo governo sfida i vecchi equilibri per trasformare il potenziale estrattivo e umano in una crescita endogena, equa e profondamente decolonizzata.

Sua Eccellenza Ngor Ndiaye, Ambasciatore del Senegal in Italia

L’elezione del Presidente BassirouDioumaye Faye e il ruolo centrale del Primo Ministro Ousmane Sonko segnano una discontinuità rispetto all’era Macky Sall. In che modo questo governo intende ristabilire fiducia, coesione sociale e credibilità istituzionale dopo anni segnati da frustrazione popolare, disuguaglianze e percezione di corruzione endemica?

“L’elezione del Presidente Bassirou Diomaye Faye, al primo turno con un punteggio superiore al 54%, è inedita per un esponente dell’opposizione. Essa è stata completata dalla vittoria alle elezioni legislative della lista del Pastef, guidata dal Primo Ministro Ousmane Sonko. Queste due vittorie appartengono a un Progetto di società e a un programma politico basati essenzialmente sulla sovranità, sui partenariati reciprocamente vantaggiosi, sulla giustizia, sulla verità, sul lavoro e sulla fraternità sincera. Questi valori sono stati tradotti nei concetti di Jub, Jubal, Jubbanti (rettitudine, rigore ed esemplarità), elevati a principi cardine. Per ripristinare la fiducia, il Governo ha intrapreso diverse iniziative, tra cui il controllo di gestione dello Stato, la rendicontazione dei conti, l’adozione di un nuovo quadro di riferimento per le politiche pubbliche (Senegal 2050), gli stati generali della Giustizia e molte altre, con l’obiettivo di porre le basi per un Senegal sovrano, giusto e prospero. È vero che la sfida è immensa, ma le audaci misure adottate hanno già iniziato a dare risultati, in particolare la riduzione dei prezzi dei beni di prima necessità, del carburante, dell’elettricità e dei materiali da costruzione.

Grazie alla trasparenza, a una comunicazione veritiera e all’attuazione di un Piano di Risanamento economico e sociale, il Governo è riuscito a mantenere un clima di fiducia con la popolazione e si rivolge agli investitori privati e ai partner tecnici e finanziari per una profonda trasformazione dell’economia senegalese, fondata sull’autosufficienza alimentare, l’industrializzazione, la digitalizzazione e l’integrazione africana.”

Il nuovo corso politico insiste fortemente sul concetto di sovranità, dalla decolonizzazione culturale all’uscita progressiva dal franco CFA. Come si traduce questa visione in una politica estera concreta e quale modello di partenariato internazionale il Senegal intende promuovere nei prossimi anni?

“La politica estera del Senegal è sempre stata guidata dai principi di solidarietà, pace, rispetto reciproco e vantaggi reciproci. La novità introdotta dalle nuove Autorità risiede nella priorità accordata all’integrazione africana. Anche il rafforzamento dei partenariati strategici e l’apertura ad altri attori che rispettino la nostra sovranità e vogliano instaurare collaborazioni “win-win” (vantaggiose per tutti) rappresentano una priorità.

Il Senegal è consapevole dell’interdipendenza necessaria per costruire un mondo migliore e vuole sviluppare una sovranità solidale e non solitaria. In un mondo in crisi, con un numero crescente di iniziative unilaterali e conflitti persistenti, è importante essere chiari, costanti, coerenti e lucidi. Stiamo mettendo in atto le riforme senza fretta, sia a livello sotto-regionale con l’UEMOA e la CEDEAO (Communauté Économique des États de l’Afrique de l’Ouest, conosciuta in inglese come ECOWAS), sia a livello continentale con l’Unione Africana. Riguardo al franco CFA, privilegiamo l’istituzione di una moneta unica in seno alla CEDEAO entro tempi ragionevoli. Tuttavia, il Senegal mantiene la propria volontà di procedere verso una sovranità monetaria.

Sulla scena mondiale, il Senegal invoca una riforma urgente delle istituzioni globali (Consiglio di Sicurezza, FMI, Banca Mondiale), l’indivisibilità della pace in Africa e nel mondo, un’accelerazione nell’attuazione degli OSS (Obiettivi di Sviluppo Sostenibile) e una transizione energetica equa finanziata dai paesi industrializzati.”

La decisione di porre fine a ogni presenza militare straniera rappresenta una scelta di grande impatto geopolitico. Come intende il Senegal garantire la propria sicurezza nazionale e contribuire alla stabilità regionale, soprattutto alla luce delle minacce provenienti dal Sahel?

“La presenza di forze armate straniere non è più giustificata attualmente. A 65 anni dalla nostra indipendenza, dobbiamo essere in grado di garantire la nostra sicurezza e di affrontare le minacce, continuando al contempo a cooperare con i paesi partner, tra cui l’Italia, attraverso formazioni, esercitazioni congiunte e scambi di informazioni.

Come nei settori economico e politico, è fondamentale per il Senegal raggiungere la sovranità militare. Abbiamo già inaugurato, lo scorso dicembre, la nostra prima fabbrica di assemblaggio di veicoli militari. L’apertura di questo impianto è innanzitutto una scelta strategica che si inscrive in una visione di innovazione e di sovranità garantita per il Senegal. È imperativo ridurre la nostra dipendenza strutturale dall’esterno per l’equipaggiamento delle forze armate, specialmente in questo contesto di accresciuta fragilità delle catene di approvvigionamento mondiali legata alle turbolenze geopolitiche. Questa fabbrica è la prima pietra di un’ambizione industriale più ampia, destinata a strutturare un ecosistema completo che integri fornitori locali, subappaltatori qualificati, centri di manutenzione, istituti di formazione e laboratori di innovazione.

Per quanto riguarda la sicurezza nel Sahel, oltre alle convenzioni internazionali, abbiamo accordi bilaterali con la maggior parte dei paesi interessati. Lavoriamo in perfetta sintonia per sconfiggere il terrorismo, che è una minaccia per tutti. Accanto ai classici meccanismi di sicurezza, disponiamo di strumenti quali la sensibilizzazione, l’istruzione, la lotta alla povertà e alle discriminazioni, nonché iniziative di fraternizzazione e socializzazione.”


 Il Senegal è storicamente considerato un’eccezione democratica e un attore di mediazione nell’ECOWAS. Alla luce delle recenti tensioni interne, come può Dakar preservare e rafforzare il proprio ruolo di polo di stabilità e leadership politica in Africa occidentale?

“È vero che la storia del Senegal, il suo prestigio e la sua esperienza lo autorizzano a porsi quasi ritualmente come mediatore in molte crisi, particolarmente in Africa occidentale. Assumiamo questa responsabilità con umiltà e senso del dovere. I popoli dell’Africa occidentale sono legati dal sangue, dalla cultura, dall’economia e l’indifferenza non è un’opzione, così come non lo è la rottura.

Recentemente, la CEDEAO ha deciso di affidare al Senegal la presidenza della Commissione per il periodo 2026-2030; una prima volta per il nostro Paese dalla creazione dell’Organizzazione. Questo mandato sarà certamente sfruttato per riforme profonde volte ad avvicinare i popoli e a rendere la CEDEAO più efficiente, in particolare sulle questioni economiche.

Riconosciamo che la CEDEAO può fare di meglio e lavoreremo con tutti i Paesi dell’Africa occidentale per una migliore integrazione. Come ha sempre fatto, il Senegal condividerà la sua esperienza e la sua competenza per una maggiore democrazia, stabilità e progresso. Non rivendichiamo una leadership sotto-regionale perché vogliamo co-costruire un clima sicuro e sereno.”

“La Vision Senegal 2050” delinea una trasformazione profonda dell’economia e dello Stato. Quali sono, dal punto di vista del governo, le riforme più decisive – istituzionali, fiscali e industriali – per accompagnare il Paese verso lo status di economia a reddito medio-alto?

“La Vision Sénégal 2025”, che mira a rendere il Senegal una nazione sovrana, giusta, prospera e solidale, poggia su cinque pilastri fondamentali destinati a trasformare il paese in modo sistemico. Si tratta principalmente dell’industrializzazione, della trasformazione locale, del controllo delle catene del valore, della transizione digitale e dell’indipendenza di bilancio.

In quest’ottica, a settembre 2025 è stato votato un nuovo codice generale delle imposte. Esso introduce una maggiore modernizzazione e digitalizzazione delle procedure attraverso l’integrazione dell’economia digitale e una crescente dematerializzazione delle pratiche fondiarie e fiscali, oltre all’ampliamento della base imponibile per mobilitare più risorse senza aumentare le aliquote fiscali esistenti.

Accanto a questa riforma trasversale, vi è la creazione di 8 poli industriali regionali o poli territoriali di sviluppo destinati a equilibrare l’economia nazionale. Questi poli si basano su specializzazioni regionali, in particolare agricoltura, industria, turismo, servizi, innovazione, pesca e formazione. I primi poli pilota (Centro, Nord, Sud) sono stati lanciati a fine 2025.

Altre riforme importanti seguiranno nei settori della formazione e della giustizia per combattere meglio la corruzione, creare più posti di lavoro e garantire una crescita endogena e inclusiva.”

Il Senegal si propone come piattaforma privilegiata per gli investimenti in Africa occidentale, puntando su settori strategici e sull’espansione delle Zone Economiche Speciali. Quali garanzie e vantaggi concreti offre oggi il Senegal agli investitori stranieri, in particolare a quelli europei e italiani?

“Il Senegal è un’isola di democrazia riconosciuta nella sotto-regione dell’Africa occidentale. I costi di produzione hanno subito diverse riforme volte a migliorare la competitività del Paese. Esso offre agli investitori europei, e in particolare a quelli italiani, personale di qualità formato nelle università locali e straniere, dotato di competenze riconosciute.

Oltre alla sua stabilità politica e sociale e alla diversità della sua economia, il Senegal, in qualità di Stato membro dell’ECOWAS (CEDEAO) e dell’UEMOA, si apre a un mercato di oltre 300 milioni di consumatori, senza dimenticare il suo posizionamento strategico sulla punta dell’Africa occidentale.

Il Senegal offre inoltre un quadro d’investimento attraente per gli investitori, oltre a incentivi fiscali particolarmente efficaci e in costante evoluzione: zone economiche speciali, imprese franche d’esportazione, esenzioni IVA, riduzione dell’imposta sulle società, esenzioni dai dazi doganali e voli diretti e regolari tra il Senegal e l’Italia. Un nuovo codice degli investimenti è stato appena adottato per rafforzare ulteriormente l’attrattività del Senegal.”


 Le scoperte di gas offshore potrebbero trasformare il Senegal in un hub energetico regionale. Come intende il governo bilanciare attrazione degli investimenti, sovranità sulle risorse naturali e redistribuzione dei benefici alla popolazione, evitando le distorsioni tipiche delle economie estrattive?

“La gestione delle risorse naturali in Senegal si basa su un quadro giuridico e istituzionale che promuove lo sviluppo sostenibile e la governance inclusiva, coinvolgendo lo Stato, gli enti locali e le comunità di base. Il Senegal ha istituito un insieme di leggi e organismi per regolamentare il settore, tra cui: il diritto a un ambiente sano, sancito dalla Costituzione senegalese dal 2001 e rafforzato nel 2016; un codice specifico che disciplina la gestione ambientale; il Progetto di Gestione delle Risorse Naturali in Senegal (SENRM), sostenuto dalla Banca Mondiale, che mira a migliorare la gestione delle risorse forestali e ittiche e a rafforzare le opportunità economiche per le comunità locali; l’Iniziativa per la Trasparenza nelle Industrie Estrattive (ITIE Senegal), attivamente impegnata nella promozione della trasparenza ambientale e finanziaria nei settori petrolifero, gasiero e minerario; e Petrosen, l’azienda di Stato che gestisce le risorse petrolifere e gassose.

Il Senegal dispone di una diversità di risorse naturali la cui estrazione genera opportunità ma anche sfide ambientali e sociali. Troviamo idrocarburi (petrolio e gas) e risorse minerarie (fosfati, zircone, ferro e oro). Nell’ambito della loro gestione, le autorità senegalesi sono aperte agli investimenti stranieri, ma nel rispetto degli interessi del Senegal e di partenariati “win-win” (vantaggiosi per tutti).”

In un contesto internazionale sempre più multipolare, come si posiziona il Senegal nei confronti dei grandi attori globali – Russia, Cina, Unione Europea e Stati Uniti – e quale ruolo strategico ambisce a giocare nel nuovo equilibrio geopolitico africano?

“Il Senegal, nella sua logica sovranista e panafricanista, vuole orientarsi in primo luogo verso il mercato regionale. L’integrazione africana è una priorità per sviluppare gli scambi all’interno del continente e rafforzare il tessuto economico africano. Il nostro primo obiettivo è mettere in comune i nostri mezzi per produrre in qualità e quantità. È giunto il momento di smettere di parlare di potenziale africano, trasformando in maniera sistemica le nostre economie per renderle più forti e competitive.

Tuttavia, siamo consapevoli dell’attuale interdipendenza e lavoriamo con tutti i partner in uno spirito di mutuo beneficio. In questo quadro, non abbiamo preferenze particolari per un paese o per un altro. Siamo aperti a tutti i partner che si riconoscono in questa logica. Il mondo ha bisogno di più solidarietà e meno conflitti. Il Senegal non è impegnato in una corsa alla leadership; vuole essere un punto d’unione tra l’Africa e gli altri continenti. La sua posizione geografica e il suo credito internazionale giocano a suo favore. Cerchiamo di fare luce affinché, insieme, tutti i popoli abbiano accesso allo sviluppo nella dignità e nel rispetto.”

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