di Dario Tagliamacco
Nel 2025 la differenza tra importazioni ed esportazioni ha raggiunto 1189 miliardi di dollari, il surplus commerciale é aumentato del 19,7% rispetto al 2024, l’industria automobilistica sta trainando le esportazioni creando un nuovo massimo storico.
La Cina ha chiuso il 2025 con un surplus commerciale che rappresenta un record, il suo aumento rispetto all’anno precedente rappresenta il più alto mai registrato. Questo dato certifica la grande forza dell’export cinese nonostante i dazi degli Stati Uniti e l’economia mondiale in rallentamento. Le esportazioni hanno registrato una crescita del 5,5% invece le importazioni sono rimaste inalterate, aumentando lo squilibrio commerciale.
Le vendite verso gli Stati Uniti, per ovvie ragioni, sono calate del 20% ma la Cina ha puntato verso altri sbocchi per il suo mercato. Le esportazioni sono cresciute in Europa dell’8,4%, in Asean del 13,4% e verso l’Africa del 25,8%, in quest’ultimo continente ha registrato un’importante accelerazione, ossia + 6,6% rispetto al dicembre 2024.
Il Dragone ha saputo reagire alla guerra commerciale imposta dagli Stati Uniti cambiando la rotta delle sue produzioni verso altre nazioni, sfruttando un sistema capillare composto da oltre un centinaio di porti internazionali che consente una flessibilità logistica che per i suoi concorrenti é impossibile da contrastare. La minaccia dei dazi di Trump è terminata con una tregua obbligata poiché il Governo cinese ha minacciato di bloccare l’esportazione di terre rare.
I dati dell’Amministrazione Generale delle Dogane raccontano che il disavanzo commerciale della Cina verso l’Unione Europea è aumentato, infatti nel dicembre del 2025 il surplus ha raggiunto 114,1 miliardi di dollari, l’export è cresciuto del 6,6% e l’import del 5,7%, risultati che sono andati ben oltre le aspettative. I Paesi europei sono molto preoccupati da questo nuovo record commerciale cinese, poiché temono che il massiccio afflusso di merci cinesi nei mercati del Vecchio Continente possa avere effetti catastrofici per l’industria già in affanno.
I dazi imposti dal Governo di Trump nel 2025 hanno generato negli Stati Uniti un’inflazione al di sopra del 2% e un confronto sempre più duro tra politica e Banca Centrale. In Cina invece si sta sviluppando un modello improntato sempre di più sull’export. Come spiegato da Zhiwei Zhang, economista di Pinpoint Asset Management: “La forte crescita delle esportazioni contribuisce ad attenuare la debole domanda interna”.
Il quarto plenum avvenuto nell’ottobre del 2025 che ha fissato le linee guida per il 15° Piano quinquennale dal 2026 al 2030, ha lanciato un messaggio di forte continuità con le politiche degli ultimi decenni; infatti la leadership cinese considera la manifattura avanzata, l’innovazione tecnologica e la sicurezza delle catene di valore, il perno centrale del modello di crescita.
Pechino vuole fare crescere la domanda soprattutto alla base del sistema produttivo, quindi quando il mercato interno non assorbe tutta la capacità produttiva l’eccesso dell’offerta viene riversato all’estero, siamo di fronte all’overcapacity che oggi riguarda i comparti più importanti per la transizione industriale globale. Negli ultimi anni il surplus cinese, oltre ai settori tradizionali, si è concentrato nei comparti fondamentali dell’industria globale.
Nel 2024 la Cina è divenuta il primo esportatore di auto elettriche al mondo rappresentando il 40% delle esportazioni globali, pari a circa 1,25 milioni di veicoli. Il commercio planetario di auto elettriche è cresciuto ma l’offerta cinese è aumentata con una rapidità maggiore, mandando all’estero una quota crescente della produzione.
L’economia globalizzata a livello mondiale, nonostante i dazi di Trump, non ha visto la sparizione delle merci cinesi, bensì si sono solamente spostate verso l’Unione Europea e il Sud-est asiatico (Asean). Questo significa che la domanda globale di prodotti del Dragone resta alta, indipendentemente dalle barriere imposte dagli Stati Uniti, e i legami commerciali tra Pechino e gli Stati europei e asiatici si sono approfonditi.
Nel dicembre del 2025 le esportazioni cinesi sono balzate al 6,6% riuscendo a sovvertire i pronostici che le davano al massimo al 3%. Anche le importazioni hanno registrato un 5,7% smentendo le previsioni di un calo sempre più rapido. Tutto ciò indica che esiste un risveglio nella domanda interna della Cina.
La Cina ha chiuso il 2025 ribadendo la sua posizione di “fabbrica del mondo” con una grande capacità di diversificazione dei mercati. La propria indipendenza economica e politica si sta manifestando nella gestione dei rapporti con gli Stati Uniti, i quali attraverso la “guerra dei dazi” non stanno riuscendo a fermare l’avanzata cinese.
Il calo di export vegli gli Stati Uniti è stato compensato da rotte commerciali alternative verso altre regioni del mondo, questo ha fatto in modo che la macchina produttiva cinese continuasse a lavorare a pieno regime dimostrando un’alta flessibilità logistica e commerciale. L’industria della Cina produce tantissimo per l’estero mentre i consumi interni crescono a una velocità inferiore, anche se il dato di dicembre segnalato sopra, potrebbe rappresentare uno tentativo di stimolo del mercato domestico.








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