PETROLIERE INTERNAZIONALI HANNO LASCIATO IL VENEZUELA SFIDANDO L’EMBARGO STATUNITENSE

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di Dario Tagliamacco

Alcune petroliere cariche di petrolio greggio e carburante hanno lasciato il mare del Venezuela in modalità oscura dall’inizio del 2026

L’embargo imposto dagli Stati Uniti è stato violato da più di 10 petroliere che hanno lasciato i mari della nazione sudamericana. Tutte le navi fino adesso identificate sono soggette a sanzioni e la maggioranza di esse è costituita da superpetroliere che generalmente trasportano il greggio venezuelano in Cina.

Secondo i documenti visionati dall’agenzia britannica Reuters e alte fonti come Tanker Trackers.com, servizio online che traccia e segnala le spedizioni in diversi punti del mondo, le petroliere hanno lasciato le coste venezuelane in modalità ombra. Anche se il presidente Trump ha dichiarato che l’embargo sul petrolio è ancora attivo, questi movimenti fanno pensare a una probabile rottura del blocco imposto dagli Stati Uniti.

Oltre alle petroliere anche un gruppo di navi di piccole dimensioni, soggette anch’esse a sanzioni, ha lasciato la terra di Bolivar dopo aver scaricato merci importate o terminato viaggi nazionali. Secondo Tanker Trackers.com, quattro petroliere sarebbero partite dalle acque del Venezuela seguendo una rotta a nord dell’isola di Margarita dopo una sosta breve nella zona del confine marittimo del Paese.

Reuters ha spiegato che una fonte informata sui documenti di partenza ha dichiarato che quattro superpetroliere sono state autorizzate dal governo venezuelano a partire in modalità oscura. Trump, pur dichiarando che il blocco petrolifero non è stato eliminato, ha detto che i maggiori clienti del Venezuela, tra i quali la Cina, potranno ricevere il petrolio.

Il mese scorso è iniziato il blocco navale ordinato dal Governo statunitense, il quale ha fermato le esportazioni petrolifere venezuelane, quindi Pdvsa, l’azienda statale degli idrocarburi, ha accumulato grandi quantità di greggio e ha chiesto alle varie imprese che si occupano di estrazione di chiudere i pozzi a causa dell’accumulo di petrolio e di altre scorte di carburante presenti sul suolo venezuelano e sulle navi ferme nei porti.

La maggioranza delle entrate dello Stato venezuelano sono rappresentate dall’esportazione di petrolio, pertanto il Governo, attualmente presieduto da Delcy Rodríguez nominata presidente dopo il rapimento di Maduro, deve cercare di ristabilire le esportazioni di questa materia prima per finanziare la spesa pubblica e garantire la stabilità del Paese.

Nicolás Maduro nel recente passato ha dovuto subire una escalation drammatica imposta da Trump contro il suo Governo, quando le forze dell’ordine statunitensi hanno requisito tre petroliere che esportavano greggio venezuelano. La conseguenza è stata che i porti dello Stato caraibico si sono riempiti di navi cariche di petrolio poiché le autorità temevano di portarle in acque internazionali ed essere soggetti a blocchi statunitensi.

Nelle ultime settimane del 2025 gli Stati Uniti hanno sequestrato una petroliera che trasportava petrolio verso l’Asia, inoltre hanno intercettato un’altra nave non soggetta a sanzioni e infine hanno cercato di fermare una terza petroliera diretta in Venezuela per ritirare alcuni carichi. Queste misure coercitive hanno fermato l’industria petrolifera venezuelana, creando problemi alle entrate in valuta estera per lo Stato sudamericano.

Trump, come ormai noto, ha accusato Maduro, senza fornire prove, di aver inondato di droga gli Stati Uniti e di aver rubato il petrolio alle aziende statunitensi. Gli addetti ai lavori spiegano che i problemi dell’azienda petrolifera venezuelana minano la ripresa economica del Paese dopo la crisi del passato. La produzione di petrolio negli ultimi anni è risalita fino a raggiungere circa 1,1 milioni di barili diari alla fine del 2025, la mossa di Trump ha ovviamente posto un rallentamento a questa crescita.

L’azienda statunitense Chevron in questi anni ha continuato a lavorare in Venezuela; Maduro alcune settimane prima del suo sequestro, parlando della relazione tra il Governo venezuelano e l’azienda nordamericana aveva dichiarato che quando i venezuelani firmano un contratto secondo la Costituzione ciò si realizza. Tuttavia, il Governo sudamericano riceve un beneficio economico basso dalle esportazioni con Chevron, alla quale secondo i termini del contratto, restano la metà dei circa 240.000 barili giornalieri che produce nel Paese, esportandoli poi alle raffinerie delle coste statunitensi nel Golfo del Messico. Al Governo del Venezuela resta l’altra metà che però non è facile da vendere.

Nel futuro prossimo staremo a vedere se il governo guidato da Delcy Rodríguez riuscirà a ristabilire le esportazioni di petrolio grazie anche alla pressione esercitata dalle petroliere straniere sempre più presenti nei porti venezuelani le cui azioni stanno eludendo l’embargo imposto dal Governo degli Stati Uniti d’America.

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