Pechino e la sfida delle terre rare

4 mins read
Start

Dario Tagliamacco

Le terre rare oggi rappresentano una risorsa fondamentale per svariati settori industriali, la Cina produce il 70% di questi metalli e possiede l’85% degli impianti di raffinazione e purificazione. Il cambiamento dell’ordine mondiale passa dalla dotazione di questi minerali critici.

L’ordine mondiale del XX secolo sta ormai crollando, i conflitti militari e l’imprevedibilità economica sono in aumento, questa situazione ha portato le aziende e i governi a concentrare le proprie energie sul presente tralasciando una pianificazione fondamentale per comprendere nel modo migliore la situazione che sta vivendo il Pianeta.

Le terre rare sono un gruppo costituito da 17 elementi chimici, Scandio, Ittrio e i 15 lantanoidi, ovvero, nell’ordine della tavola periodica, Lantanio, Cerio, Praseodimio, Neodimio, Promezio, Samario, Europio, Gadolinio, Terbio, Disprosio, Olmio, Erbio, Tulio, Itterbio e Lutezio. Sono molto importanti poiché si possono usare in vari settori come quello tecnologico, militare, elettronico e anche della salute.

Negli anni Novanta del secolo scorso c’era un sostanziale equilibrio nella produzione di terre rare, infatti gli Stati Uniti detenevano il 33%, la Cina il 38%, l’Australia il 12%, India e Malesia il 5% ciascuna e infine seguivano tutti gli altri Paesi. Ora la situazione è diversa, la Cina domina il settore, negli ultimi anni, le nazioni che in passato avevano tralasciato questi metalli essenziali per le produzioni eoliche, macchine ibride ed elettriche, cellulari, batterie, computer e molti altri dispositivi militari e civili, stanno cercando disperatamente nuove miniere nei propri territori o in altri luoghi all’estero.

Non è un caso che nel 2025 gli Stati Uniti hanno firmato un trattato con l’Ucraina per lo sfruttamento dei minerali critici tra cui le terre rare, ovviamente tutto ciò è avvenuto in cambio delle armi statunitensi fornite a Kiev. La ricerca e lo sfruttamento delle terre rare è iniziato nella metà del XX secolo, negli anni Novanta la Cina ha compiuto un balzo decisivo che l’ha portata a detenere un monopolio in questo gruppo composto da 17 elementi.

Sono metalli molto reattivi che si ossidano con facilità e hanno buone proprietà magnetiche, ottiche ed elettroniche. Tali caratteristiche li rendono fondamentali per la produzione di dispositivi tecnologici, ad esempio sono utilizzati per trasformare l’energia meccanica in elettrica e viceversa. Le terre rare si distinguono in elementi leggeri (LREE), presenti abbondantemente in natura e facili da estrarre, ed elementi pesanti (HREE), più rari e difficili da separare. In generale sono disperse e difficili da reperire poiché si trovano mischiate in quantità molto piccole in rocce e terreni, tuttavia si possono trovare in ogni parte del mondo in percentuali diverse. Per esempio, l’ittrio, il lantanio, il cerio e il neodimio sono più abbondanti di argento e piombo, inceve il tullio e il lutezio sono più comuni dell’oro ma sono diluiti nel pianeta, pertanto è più complicato trovare giacimenti per la loro estrazione.

Nel 1992 il presidente cinese Deng Xiaoping disse che il Medio Oriente aveva il petrolio e la Cina le terre rare, oggi gli Stati Uniti stanno cercando di rallentare la transizione energetica all’elettrico poiché sanno che la Cina è superiore dato che possiede la percentuale maggiore di questi metalli e anche possedendo solo il 40% delle riserve da cui estrarli, gestisce l’85% delle conoscenze e della filiera produttiva, la quale dalla raffinazione delle terre rare produce magneti permanenti e altri componenti all’avanguardia.

La corsa verso le terre rare l’Occidente ha iniziato a perderla già negli anni Ottanta del XX secolo, infatti molte aziende occidentali e giapponesi in quel periodo iniziarono a delocalizzare in Cina molte attività di trattamento di questi metalli. Queste delocalizzazioni hanno favorito il salto tecnologico dell’industria cinese creando un miglioramento delle capacità di raffinazione e metallurgia delle aziende cinesi.

Con l’inizio della guerra commerciale da parte dell’Amministrazione di Trump nel 2018, le tensioni tra Stati Uniti e Cina sono aumentate, gli statunitensi hanno imposto dazi e restrizioni ad aziende come Huawei accusate di mettere in pericolo la sicurezza nazionale. Il 4 aprile 2025 il Governo cinese ha introdotto nuovi controlli per le esportazioni delle terre rare, ordinando licenze speciali per il loro commercio all’estero.

Quest’azione politica ha ridotto l’esportazione delle terre rare e ha bloccato molti settori come la difesa, l’auto elettrica, l’elettronica avanzata, i quali hanno avuto problemi connessi alle catene di approvvigionamento. La Cina ha ormai compreso che agli Stati Uniti e ai loro alleati occidentali bisogna rispondere colpo su colpo, Trump nei mesi scorsi ha minacciato la Cina di imporre dei dazi del 100%, tuttavia questa mossa ha provocato un crollo in Borsa poiché gli investitori, oltre a Pechino, temono anche i chiari di luna del presidente a stelle e strisce.

Comunque la guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti si è attenuata alla fine di ottobre di quest’anno, quando Trump e Xi Jinping si sono incontrati siglando una tregua. A dicembre, Pechino ha iniziato ad approvare alcune richieste di licenze per l’esportazione delle terre rare. Il responsabile del commercio dell’Unione Europea, Maros Sefcovic, ha dichiarato che la Cina starebbe concedendo le licenze generali in sostituzione del processo ultra burocratico introdotto ad aprile che minacciava le produzioni automobilistiche tedesche e altri settori importanti. Le licenze hanno una validità fino ad un anno in modo da ridurre i ritardi e gli oneri amministrativi.

Il Governo del Dragone ha utilizzato il suo dominio nel settore delle terre rare come arma vincente durante i negoziati commerciali con gli Stati Uniti e gli Stati occidentali. La ripresa delle esportazioni e la concessione delle licenze rappresentano una distensione ma non la fine della guerra commerciale, la Cina quindi dimostra che le terre rare sono uno strumento non solo commerciale ma anche geopolitico. L’Unione Europea sta cercando di fare degli accordi diplomatici per le forniture e gli Stati Uniti stanno facendo investimenti per creare un’industria indipendente.

La Cina durante i decenni ha maturato la sua superiorità in termini di infrastrutture e competenze rispetto all’Occidente, infatti la crisi avvenuta alla fine degli anni Ottanta è stata gestita come un’opportunità di modernizzazione del sistema. In quell’epoca il Dragone mise sotto il controllo statale l’attività estrattiva e industriale creando 6 grandi gruppi industriali pubblici dedicati alle terre rare.

La modernizzazione contemporanea è visibile su fronte tecnologico e industriale, la Cina cura lo sviluppo di tutta la filiera, dall’estrazione fino alla purificazione. Controllare le fasi di lavorazione e raffinazione e inoltre detenere il monopolio su alcuni elementi chiave durante la trasformazione in prodotti utilizzabili, significa che quando altri Paesi estraggono le materie prime, in parecchi casi, devono inviarle in Cina per la raffinazione finale.

Oggi le terre rare rappresentano uno strumento diplomatico e un indicatore della supremazia tecnologica, la ricerca di questi metalli fondamentali non è solo una questione economica ma un’arma di lotta geopolitica nella quale ogni brevetto, ogni miniera e ogni licenza sono elementi chiave nella costruzione dei rapporti di forza del nuovo ordine mondiale.

Iscriviti alla nostra Newsletter
Enter your email to receive a weekly round-up of our best posts. Learn more!
icon

AREA RISERVATA TESSERATI CeSE-M

Progetto di Ricerca CeSE-M

Il CeSE-M sui social

Naviga il sito

Tirocini Universitari

Partnership

Leggi anche