a cura di Centro Studi Eurasia e Mediterraneo
Il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo organizza un convegno dal titolo “Conflitto in Ucraina. Quale pace è possibile?”
E’ possibile invertire la rotta di collisione tra Unione Europea, NATO e Russia e perseguire un’altra politica continentale? Invio armi, sanzioni e mancata diplomazia: quali conseguenze hanno sulla nostra economia?
Per dare risposta a queste risposte, il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo ha organizzato per il giorno sabato 24 gennaio 2026, dalle ore 14.30 alle ore 18.30 (ore 16 coffe break) presso la Sala Palatino del Centro Congressi Cavour di Roma il convegno dal titolo “Conflitto in Ucraina. Quale pace è possibile?”
LOCANDINA EVENTO
DOVE E QUANDO
Sabato 24 gennaio dalle ore 14H30 alle ore 18H30
INTERVENGONO
On. Stefania Ascari
On. Roberto Vannacci (on line)
Gen. Maurizio Boni
Gen. Francesco Cosimato
Amb. Elena Basile
Amb. Marco Carnelos
Dr. Giorgio Bianchi
PRENOTAZIONE PRESENZA
Ingresso libero previa prenotazione presenza inviando una mail a cpeurasia@gmail.com
NOTA STAMPA
Secondo le analisi di diverse associazioni imprenditoriali e di categoria italiane, il costo complessivo sostenuto dal nostro Paese tra il 2022 e il 2024 per il conflitto in Ucraina si è collocato tra gli 85 e i 110 miliardi di euro, una cifra che equivale a tre manovre finanziarie e che ha inciso in profondità su famiglie, imprese e finanza pubblica. E mentre il Governo Meloni continua a ribadire il proprio sostegno a “una pace giusta e duratura in Ucraina”, alle PMI italiane sembra invece destinare una morte rapida, lasciandole sole a sopportare il peso di questi costi enormi.
La voce più pesante riguarda le misure straordinarie adottate contro il caro-energia, con un esborso complessivo stimato tra i 45 e i 60 miliardi di euro per contenere l’esplosione dei prezzi di gas, elettricità e carburanti. A questa si aggiunge l’accelerazione verso gli impegni NATO, che ha comportato 5–7 miliardi di euro di spesa militare aggiuntiva; gli aiuti diretti all’Ucraina – militari – che superano i 3 miliardi; e i costi per l’accoglienza dei rifugiati, pari ad almeno 600 milioni di euro. A tutto questo va aggiunto l’effetto macroeconomico dell’inflazione derivata dal conflitto. L’impennata dei prezzi dell’energia ha spinto i prezzi ai massimi degli ultimi decenni, innescando il successivo rialzo dei tassi da parte della BCE. Questo doppio shock ha eroso margini, ridotto investimenti e rallentato la crescita, con un costo per l’Italia stimabile tra i 10 e i 15 miliardi di euro, considerando la perdita di PIL rispetto allo scenario pre-guerra.
Nel biennio 2025-2026, l’impatto economico della guerra in Ucraina sull’Italia è stimato in circa 18,8 miliardi di euro, a causa principalmente degli aumenti dei prezzi energetici che colpiscono il PIL.
Ma il rischio maggiore è quello dell’escalation bellica. Rifiutarsi di accettare “la pace possibile”, frutto di quanto avvenuto sul campo negli ultimi 4 anni, rischia di trascinare l’Italia e l’intero continente europeo in un conflitto armato diretto contro la Federazione Russa dalle conseguenze inimmaginabili e potenzialmente devastanti.
Rimanere schiacciati sulle attuali posizioni dell’Alleanza Atlantica è oggi per il nostro Paese insostenibile dal punto di vista militare ed economico, inaccettabile da quello costituzionale, ecco perché è necessario incrementare le iniziative diplomatiche in corso.
Relatori del Convegno
On. Stefania Ascari – Movimento Cinque Stelle, parlamentare italiana: “Il doppio standard dell’Occidente: se la Russia attacca l’Ucraina, la si chiama “invasione” e si riempie di armi l’Ucraina dandole anche la possibilità di bombardare il territorio russo, se Israele invade il Libano, invece, i toni si fanno più timidi, l’invasione diventa “incursione”, “operazione di comando”, “entrata”, si continua ad armare Netanyahu e a mantenere rapporti commerciali con Israele” (2 ottobre 2024).
On. Roberto Vannacci – Lega, europarlamentare italiano: “Ucraina, Stop alla guerra subito, aspettare peggiorerà solo la situazione” (maggio 2025).
Prof.ssa Elena Basile – ex Ambasciatrice dell’Italia in Belgio, scrittrice: “Le élite europee vogliono la guerra con la Russia” (3 dicembre 2025).
Generale Maurizio Boni – è stato, tra gli altri, vice comandante dell’Allied Rapid Reaction Corps (ARRC) di Innsworth (Regno Unito), capo di stato maggiore del NATO Rapid Reaction Corps Italy (NRDC-ITA) di Solbiate Olona (Varese), nonché capo reparto pianificazione e politica militare dell’Allied Joint Force Command Lisbon (JFCLB) a Oeiras (Portogallo): “Negoziati Ucraina, passo indietro, Cavo Dragone? Parole inopportune per un militare” (3 dicembre 2025).
Generale Francesco Cosimato – Ha ricoperto numerosi incarichi di comando e staff, tra cui missioni in Somalia (1993), Bosnia (1998 e 2006) e Kosovo (2000). Ha comandato unità come il I Gruppo del 33° Reggimento artiglieria terrestre Acqui e il 21° Reggimento Artiglieria Trieste. E ha operato presso lo Stato Maggiore dell’Esercito e presso la NATO: “Guerra ibrida: l’obiettivo siamo noi e il mandante non è la Russia” (31 dicembre 2025).
Dr. Giorgio Bianchi – fotogiornalista, documentarista e blogger italiano. Ha realizzato reportage in Europa, Siria, Russia, Burkina Faso, Vietnam, Myanmar: “Ucraina? Capiremo tardi perché la Germania ci sta trascinando nel burrone” (26 novembre 2025).










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