Di Giacomo Fontanari
Le stablecoin, nonostante i forti vantaggi economici, stanno mostrando sempre più criticità; l’Europa, sebbene abbia recentemente adottato una nuova legislazione in merito e stiano crescendo alcuni progetti, non è pronta all’adozione di questi strumenti; questo vuoto viene visibilmente riempito dalle stablecoin ancorate al dollaro, portando quindi a maggiori elementi di dollarizzazione anche nel Vecchio Continente.
Le stablecoin iniziano a svilupparsi anche sul territorio europeo. Qivalis, la nuova stablecoin europea entrerà in circolazione a metà 2026. Questa nuova criptoattività, agganciata all’euro a differenza della gran parte del mercato delle stablecoin, sarà emessa da un consorzio di banche europee di cui fanno parte anche Unicredit e Banca Sella. L’obiettivo dichiarato è quello di abbassare i costi di transizione e accelerare le tempistiche per i pagamenti transfrontalieri, obiettivo che si presta molto ad un potenziale uso della stablecoin anche tra Paesi terzi rispetto all’UE.
Il direttore finanziario di Qivalis, intervistato da Milano Finanza, da molta importanza alla costruzione delle infrastrutture che supporteranno la criptovaluta, le quali incideranno chiaramente sulla diffusione di Qivalis e sulla sua capacità di fare espandere le attività delle banche del consorzio nei paesi in cui opererà la criptoattività.
Il recente declassamento di Tether da parte di S&P ha destato preoccupazioni soprattutto per quanto riguarda la forte dipendenza delle stablecoin dal dollaro, portando quindi maggiore supporto alla creazione di una forte stablecoin in parità con l’euro. Secondo la recente legislazione europea in merito (MiCAR), gli emittenti e gli operatori di stablecoin saranno obbligati a detenere almeno tra il 30% e il 60% delle riserve in banche europee, un elemento che sarà probabilmente osteggiato dall’Amministrazione Trump (entrato in conflitto con Musk, il quale aveva già abilitato X a svolgere operazioni con criptovalute).¹
Per ambire quantomeno a non essere inondati da stablecoin agganciate al dollaro, l’UE non è messa per nulla bene.
La Presidente dell’Autorità per i Mercati Finanziari francese (AMF) lancia il monito sulla frammentazione delle autorità preposte al controllo degli operatori di criptovalute.
In un singolo mercato come quello europeo sono presenti ben 27 autorità nazionali spesso divergenti fra loro e l’Autorità europea (ESMA) non ha reali prerogative di intervento diretto; ciò si conclude con la capacità di ognuna delle suddette autorità di emettere licenze valide per l’intero territorio UE nei confronti degli operatori di criptoattività. Questa configurazione delle istituzioni permette quindi ad eventuali operatori esterni all’UE di penetrarne il mercato approcciandosi alle Autorità del Paese UE considerato più permissivo e mite nell’interpretazione delle norme comunitarie. ²
Questa considerazione non vuole essere assolutamente un’adesione ad una maggiore integrazione europea; vuole semplicemente fare un’analisi della situazione reale alla luce degli evidenti rischi – recentemente concretizzatisi – di cannibalizzazione di interi mercati dell’UE da parte dell’”alleato” americano.
La minaccia rappresentata dall’espandersi delle stablecoin ancorate al dollaro si fa ancora più chiara se si considerano i rischi intrinseci di questo strumento finanziario.
Come emerge da due articoli di “Milano Finanza”, le stablecoin drenerebbero liquidità da depositi bancari al dettaglio per reinserirli parzialmente sotto forma di depositi bancari all’ingrosso rappresentati dalle riserve delle stablecoin; questi ultimi sono caratterizzati da una remunerazione minore per le banche, maggiore volatilità e sono soggetti ai cicli di vita delle stablecoin stesse; in caso di “corsa agli sportelli” per il settore stablecoin, l’evento si ripercuoterebbe immediatamente sulle banche tradizionali.
Tornando a parlare del recente declassamento di Tether va notato come questo sia accaduto in seguito alla scoperta di una parte delle riserve di stablecoin, il 5,6% (il margine di sicurezza è il 3,9%), investita in Bitcoin, ovvero una criptovaluta estremamente volatile e perciò inadatta a costituire riserva di valore. La massiccia esposizione del settore bancario a Tether, la stablecoin più diffusa al mondo e con profitti a quota 10 miliardi di dollari nei primi 9 mesi del 2025, potrebbe essere potenzialmente fatale. In seguito al declassamento Tether ha accusato S&P, in piena retorica trumpiana, di “difendere la finanza tradizionale”; d’altronde non sono difficili da trovare gli stretti rapporti della stablecoin con l’Amministrazione Trump.³ ⁴
- https://www.milanofinanza.it/news/nasce-qivalis-la-stablecoin-legata-all-euro-di-dieci-banche-europee-tra-cui-unicredit-e-banca-sella-202512021228469839?refresh_cens
- https://www.ft.com/content/c0e103c8-b4cd-4eba-8568-9f6662d9ddbd
- https://www.milanofinanza.it/news/perche-le-stablecoins-possono-essere-causa-di-una-crisi-finanziaria-202512011936212977?refresh_cens
- https://www.milanofinanza.it/news/ecco-perche-le-stablecoin-sono-un-rischio-per-banche-e-mercati-i-pericoli-dopo-l-allarme-bce-e-il-downgrade-202511281914297127 (fonte immagine)









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