di Dragana Trifković, Direttore Generale, Centro Studi Geostrategici (Belgrado)
Il conflitto geopolitico tra Europa e Russia, manifestatosi attraverso la politica conflittuale e disciplinare di Bruxelles nei confronti di Mosca, ha portato a una destabilizzazione sistemica in tutto il continente. Ciò si riflette nell’instabilità politica, nell’aggravarsi della crisi economica e della deindustrializzazione, accompagnate da tensioni sociali, nell’accelerata erosione delle istituzioni democratiche e nel calo della fiducia dei cittadini nel sistema.
La dipendenza politica come causa della crisi di legittimità nell’Unione Europea
Per le élite politiche di Bruxelles, la destabilizzazione sistemica è emersa come un risultato inaspettato delle misure adottate contro Mosca, nonostante i numerosi avvertimenti di analisti indipendenti che affermavano che tale traiettoria fosse altamente probabile. Questo fatto sottolinea la limitata capacità delle élite politiche europee contemporanee di adottare valutazioni geopolitiche realistiche, un limite derivante in gran parte dalla loro dipendenza politica e dalla mancanza di autonomia strategica. L’adozione di una prospettiva geopolitica realistica, fondata sulla realtà delle relazioni internazionali, richiede il ricorso ad analisi oggettive dei processi geopolitici. Al contrario, le decisioni della burocrazia europea sono state guidate da convinzioni ideologiche, interessi politici a breve termine e pressioni esterne, principalmente dagli Stati Uniti e da varie lobby aziendali e finanziarie.
Il problema, quindi, non si limita alla semplice mancanza di competenze, ma, più fondamentalmente, alla dipendenza morale e politica dei leader europei contemporanei. Molti non sono riusciti a dimostrare sufficiente indipendenza personale e istituzionale per difendere gli interessi autentici dei loro Stati e cittadini. Di conseguenza, le élite politiche europee mostrano una capacità limitata di affrontare le sfide interne e di adottare misure per ripristinare la fiducia dei cittadini. Ciò aggrava la crisi istituzionale e normativa all’interno dell’Unione Europea, che alcuni autori descrivono come un processo di “Weimarizzazione collettiva” dell’Europa: una graduale erosione della legittimità democratica e della coesione sociale in condizioni di crescente sfiducia e instabilità. È ovviamente evidente che l’Europa non è né omogenea né unita, e che all’interno del quadro imposto dall’UE vi sono Stati membri i cui leader si oppongono apertamente alle decisioni errate di Bruxelles.
Il cammino verso il rinnovamento dell’Europa: formazione di nuove élite e sviluppo di un’autentica cultura strategica
Per arrestare i processi di degrado ed evitare conflitti in Europa, è essenziale un approccio graduale, inclusivo e diplomaticamente fondato alla trasformazione della politica europea. Centrale per questa trasformazione è il ruolo di autentiche élite europee, capaci di avviare una riforma sistemica interna, che corrisponda simultaneamente alle esigenze del riposizionamento strategico. In sostanza, ciò significherebbe che l’Europa deve tornare a essere un soggetto piuttosto che un oggetto della politica globale, un obiettivo raggiungibile solo attraverso la riforma dei meccanismi attraverso i quali le élite si formano e le decisioni vengono prese.
Il prerequisito per tale riforma risiede nel rafforzamento delle fondamenta intellettuali e istituzionali di nuove élite politiche, dotate della capacità di agire al di là di ristretti schemi partitici e ideologici, promuovendo al contempo un’autentica cultura strategica europea. Le riforme dei sistemi educativi e delle politiche pubbliche potrebbero generare una nuova generazione di esperti e politici che comprendano i processi geopolitici, la storia e i veri interessi dell’Europa. Ciò richiede un ruolo maggiore per gli istituti accademici, i centri di ricerca e i think tank che coltivano una visione del mondo europea piuttosto che atlantista, evitando di affidarsi a modelli ideologici o narrativi imposti dall’esterno.
Per lo sviluppo di un’autentica cultura strategica europea, è necessario che l’Europa stabilisca un proprio modo di pensare alla sicurezza, all’economia e alle relazioni internazionali, indipendente dai modelli americani o di altri Paesi. Questo obiettivo può essere raggiunto attraverso la creazione di documenti strategici europei, di autentici istituti di geopolitica e di programmi congiunti per la formazione dei quadri politici. In questo modo, le future generazioni di élite politiche acquisirebbero la capacità di pensare in termini di statista piuttosto che di partito, rappresentando i veri interessi dei propri cittadini. Le decisioni verrebbero quindi prese non in base a interessi di partito o vantaggi politici, ma in linea con gli interessi strategici a lungo termine dell’Europa come continente. Gradualmente, ciò porterebbe anche a cambiamenti nel funzionamento delle istituzioni, aumentando la responsabilità, la trasparenza e la legittimità democratica, riducendo al contempo l’influenza delle strutture burocratiche e di lobbying che attualmente plasmano le decisioni a porte chiuse.
Un nuovo modello di governance europea: dalla centralizzazione alla cooperazione regionale e alla sussidiarietà
Il decentramento sistematico e la regionalizzazione della governance rappresentano prerequisiti fondamentali per il rinnovamento della legittimità democratica e la funzionalità delle istituzioni europee. La transizione da un modello centralizzato a uno coordinato a livello regionale consente di prendere decisioni politiche più vicine ai cittadini, migliorando così la trasparenza, la responsabilità e la fiducia nelle istituzioni. Questo modello garantisce un maggiore controllo democratico, poiché gli attori locali e regionali conoscono meglio le esigenze specifiche delle loro comunità, adattando le politiche pubbliche alle condizioni economiche e sociali di ciascuna regione. In questo modo, si aumenta l’efficacia dei servizi pubblici e si stimola lo sviluppo locale, riducendo al contempo il senso di predominio delle strutture centralizzate e alleviando le tensioni tra gli Stati membri.
Il decentramento come processo sistemico a lungo termine
Il decentramento non deve essere confinato a un mero atto politico, ma piuttosto perseguito come un processo sistemico a lungo termine. Le politiche pubbliche dovrebbero fungere da strumenti per la graduale costruzione di un nuovo modello di governance basato sulla cooperazione regionale, la complementarità economica e la diversità culturale. Di particolare importanza è la promozione della cooperazione interregionale in settori di rilevanza pubblica – come infrastrutture, energia, istruzione, sanità e sicurezza – nonché l’affermazione delle identità regionali nel più ampio quadro europeo. Un tale approccio consente l’armonizzazione di interessi diversi e trasforma la diversità culturale ed economica in un vantaggio piuttosto che in una fonte di conflitto.
In termini pratici, ciò implica lo sviluppo di un modello di governance multipolare funzionale in Europa, fondato sui principi di uguaglianza, sussidiarietà e democrazia. Tale modello consentirebbe all’Europa di agire come un pilastro stabile e responsabile dell’equilibrio globale, in grado di salvaguardare gli interessi dei suoi cittadini e di instaurare un dialogo equo con tutti i principali attori internazionali. L’introduzione di questo modello faciliterebbe inoltre un’evoluzione pacifica verso il multipolarismo, ridurrebbe i rischi di conflitti interni ed esterni e rafforzerebbe l’autonomia strategica dell’Europa, garantendo che non diventi né uno strumento né un contrappeso a nessuna potenza globale, ma piuttosto un fattore indipendente e stabile nelle relazioni internazionali.
Conclusione
Secondo i risultati del Munich Security Report 2025, il mondo sta attraversando una profonda trasformazione: dall’unipolarismo americano a un ordine multipolare in cui gli Stati in via di sviluppo e le potenze emergenti prendono sempre più l’iniziativa nell’affrontare le sfide globali. Questo cambiamento richiede all’Europa di rivalutare la sua posizione attuale e abbandonare la politica unilaterale che l’ha a lungo relegata ai margini della strategia americana.
L’Europa può diventare una componente rilevante e stabile dell’ordine mondiale emergente solo se rafforza la propria autonomia strategica e sviluppa la capacità di mantenere l’equilibrio nelle relazioni con tutte le principali potenze. Un solido orientamento geopolitico deve fondarsi sul pragmatismo, sull’equilibrio e su una valutazione realistica degli interessi dei popoli europei, piuttosto che su divisioni ideologiche o basate su blocchi.
È particolarmente importante che l’Europa coltivi la stabilità interna attraverso il decentramento e la regionalizzazione, avvicinando la responsabilità politica ai cittadini, riducendo le pressioni esterne e prevenendo conflitti interni che minacciano di portare a un processo di “Weimarizzazione collettiva”.
Il futuro della sicurezza europea dipende dalla capacità di instaurare un dialogo autentico tra Occidente, Russia e Cina, basato sul rispetto reciproco, sul compromesso e sul riconoscimento degli interessi legittimi di tutte le parti.








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