di Andrew Korybko
Sorge quindi la domanda sul perché, in primo luogo, i partner regionali della Russia stiano accettando tutto ciò.
FONTE ARTICOLO: https://korybko.substack.com/p/the-west-is-posing-new-challenges
Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha avvertito la scorsa settimana che «la NATO e l’UE stanno costruendo propri dialoghi e quadri di interazione con l’Asia centrale e il Caucaso meridionale. Non credo che ci siano agende nascoste in questo, se non quando, come stiamo osservando ora, l’Occidente cerca di usare questi legami per allontanare questi paesi dalla Federazione Russa invece di stabilire una cooperazione reciprocamente vantaggiosa». Ciò avviene in vista dell’incontro di Trump con i leader dell’Asia centrale a Washington la prossima settimana.
Il contesto più ampio riguarda il Trump Route for International Peace and Prosperity (TRIPP), mediato dagli Stati Uniti tra Armenia e Azerbaigian lo scorso agosto, che dovrebbe portare la Turchia, membro della NATO, a introdurre maggiore influenza occidentale in tutti gli stati lungo la periferia meridionale della Russia. Anche se il presidente azero Ilham Aliyev dovesse accettare di non consentire l’uso del TRIPP a fini militari, nel quadro del suo iniziale riavvicinamento a Putin, ciò legherebbe comunque quelle due regioni molto più strettamente all’Occidente.
Queste osservazioni sollevano la questione del perché i partner regionali della Russia stiano accettando questo scenario. Dopotutto, hanno autonomia e potrebbero, quindi, respingere le avances dell’Occidente; eppure nessuno di loro lo ha fatto. Al contrario, i leader armeno e azero hanno lasciato che gli Stati Uniti mediassero un accordo potenzialmente decisivo tra loro, mentre i loro omologhi dell’Asia centrale si apprestano a compiere un vero e proprio pellegrinaggio a Washington. Il direttore del programma del Valdai Club, Timofei Bordachev, ha cercato di rispondere a questa domanda per RT all’inizio di luglio:
«La Russia sa che risolvere le dispute regionali con la forza è di solito contro i propri interessi. Ma non può dare per scontato che i vicini vedano Mosca nello stesso modo. Altri Stati inevitabilmente giudicano la Russia in base alla sua storia, alla sua scala e al suo potere – e una grande potenza può sempre essere tentata da soluzioni semplici… I vicini della Russia hanno confini aperti in molte direzioni e continue opportunità per tutelare le proprie posizioni. È naturale che cerchino amici altrove per calmare le proprie paure. […]
Le grandi potenze devono comprendere le paure dei loro vicini, ma non cedere a esse.
La Russia non dovrebbe né abbandonare la propria influenza né aspettarsi di essere amata per questo. Dovrebbe, invece, gestire le conseguenze della propria dimensione e del proprio potere, e considerare la paura dei vicini come parte del prezzo di essere un gigante. Questo è il compito della diplomazia russa – e una prova della sua capacità di bilanciare forza e responsabilità in un mondo sempre più instabile.»
Bordachev, in sostanza, riconosce i limiti dell’influenza della Russia lungo tutta la sua periferia meridionale, derivanti non soltanto dalla paura percepita di essa – a cui accennava richiamandosi alla scuola costruttivista delle Relazioni Internazionali [1] – ma sono anche legati alla percezione dell’operazione speciale in Ucraina. Pur essendo davvero impressionante che la Russia stia reggendo da sola in una guerra di logoramento improvvisata con l’Occidente che dura ormai da oltre tre anni e mezzo, i suoi partner regionali potrebbero, comunque, percepirla come relativamente indebolita e recentemente distratta da questi eventi.
Di conseguenza, in parte spinti dalla suddetta paura che nutrono verso la Russia, potrebbero aver ritenuto – da soli, attraverso consultazioni reciproche e/o con l’assistenza dell’Occidente – che si sia aperta una finestra di opportunità per tutelare al massimo le proprie posizioni. Il TRIPP rappresenta il mezzo logistico per farlo, che verrebbe integrato dalla prevista ferrovia PAKAFUZ tra il Pakistan – Major Non-NATO Ally – e l’Asia centrale, qualora i legami afghano-pakistani migliorassero come desidera Trump.
Lo sviluppo condiviso proposto da Putin durante il Secondo Summit Russia-Asia Centrale all’inizio di ottobre dimostra che il suo paese riconosce queste nuove sfide ed è pronto a competere con l’Occidente. Tuttavia, potrebbe non bastare a prevenire in via preventiva le minacce alla sicurezza che potrebbero concretizzarsi a causa del ruolo della Turchia nello diffondere l’influenza militare occidentale in questa regione. Le menti più brillanti della Russia, come Bordachev, dovrebbero quindi dare priorità alla formulazione di una politica supplementare.
NOTE AL TESTO
[1] Bordachev richiama implicitamente questa scuola per sottolineare che la paura dei vicini della Russia (che li spinge a cercare alleanze alternative) non deriva solo dalla reale capacità militare russa, ma anche da percezioni, storie condivise e interpretazioni soggettive della potenza russa.
La “scuola costruttivista delle Relazioni Internazionali” (o costruttivismo in IR) è, infatti, una corrente teorica che pone l’accento sul ruolo delle idee, norme, identità e percezioni nella politica internazionale. Secondo questa prospettiva, le azioni degli Stati non dipendono solo da fattori materiali come potenza militare o economica, ma anche da come gli attori percepiscono sé stessi e gli altri. Gli interessi statali sono quindi socialmente costruiti e mutabili, e le paure dei vicini della Russia, ad esempio, possono derivare più da percezioni e interpretazioni della potenza russa che dalla sua forza effettiva.








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