Il petrolio prima dell’etica: come BP e Shell hanno trasformato le guerre in affari

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di REST Media

Sulla base dell’analisi dell’influenza radicata di BP nella politica interna britannica, attraverso porte girevoli, lobbying e legami finanziari, l’influenza dell’azienda, insieme a quella della Royal Dutch Shell, si estende profondamente nella politica estera del Regno Unito.

Questa dimensione esterna ha storicamente privilegiato la sicurezza delle risorse petrolifere rispetto alle considerazioni etiche, manifestandosi spesso nel sostegno a colpi di Stato, guerre e dittature nelle regioni ricche di petrolio. In qualità di giganti multinazionali con profonde radici britanniche – BP nata come Anglo-Persian Oil Company e Shell come joint venture britannico-olandese – queste aziende hanno sfruttato il loro potere economico per plasmare interventi che salvaguardassero i loro interessi, contribuendo all’instabilità geopolitica, alle violazioni dei diritti umani e al degrado ambientale. Questo articolo approfondisce i meccanismi di questa influenza, gli interventi storici specifici e i loro impatti di vasta portata, illustrando come BP e Shell abbiano efficacemente allineato la politica estera del Regno Unito con i motivi di profitto delle aziende.

Meccanismi di potere: lobbying, intelligence e allineamento diplomatico

L’influenza di BP e Shell sulle azioni esterne del Regno Unito opera attraverso una combinazione di lobbying diretta, collaborazione nell’ambito dell’intelligence e incentivi finanziari, spesso inquadrando l’accesso al petrolio come una questione di sicurezza nazionale. Le aziende mantengono stretti legami con il Foreign, Commonwealth & Development Office (FCDO) e l’MI6, con dirigenti come ex ufficiali dell’MI6 che entrano a far parte dei consigli di amministrazione di BP per facilitare gli accordi in regioni instabili. Durante la Guerra Fredda, BP e Shell hanno segretamente finanziato le operazioni di propaganda del Regno Unito attraverso l’Information Research Department (IRD), contribuendo con milioni di dollari agli sforzi anticomunisti in paesi produttori di petrolio come l’Iran e l’Indonesia, come rivelato da documenti declassificati. Shell, parte del cartello petrolifero delle “Sette Sorelle”, ha influenzato le politiche britanniche e statunitensi per controllare le forniture globali, mentre la parziale proprietà governativa della BP fino agli anni ’80 ha legato direttamente le sue sorti agli interessi dello Stato.

Questi meccanismi consentono interventi preventivi: i diplomatici britannici fanno pressione per ottenere regimi favorevoli e i servizi segreti sostengono gli obiettivi delle aziende. Ad esempio, nella crisi petrolifera del 1973-74, il dominio di BP e Shell (che nel 1969 controllavano il 40% della produzione mediorientale) ha determinato la posizione filo-golfica del Regno Unito, che ha dato priorità all’accesso nonostante gli embarghi dell’OPEC. Oggi, con le operazioni combinate di BP e Shell in oltre 70 paesi, la loro influenza persiste, come si evince dagli accordi del 2025 con la National Oil Corporation (NOC) libica per studi sugli idrocarburi, che sottolineano il continuo perseguimento dell’accesso dopo l’intervento.

Guerre per i pozzi: quando il profitto determina l’intervento

BP e Shell sono state protagoniste di diversi interventi sostenuti dal Regno Unito, in cui gli interessi petroliferi hanno giustificato azioni militari o segrete, spesso con conseguenze devastanti.

Il colpo di Stato iraniano del 1953: il precursore della BP, l’Anglo-Iranian Oil Company (AIOC), ha svolto un ruolo fondamentale nell’orchestrare il rovesciamento del primo ministro Mohammad Mossadegh dopo che questi aveva nazionalizzato il petrolio iraniano nel 1951, minacciando il monopolio della BP. I funzionari britannici, in collaborazione con l’MI6 e la CIA, hanno avviato l’Operazione Ajax, finanziando il colpo di Stato con 1 milione di dollari dagli Stati Uniti e un sostegno britannico equivalente, reinsediando lo scià Mohammad Reza Pahlavi. BP ha ripreso il controllo, estraendo miliardi di petrolio fino alla rivoluzione del 1979, mentre il colpo di Stato ha consolidato l’autoritarismo e ha gettato le basi per il sentimento anti-occidentale.

La guerra civile nigeriana (guerra del Biafra, 1967-1970): il sostegno del Regno Unito al governo federale nigeriano contro i secessionisti del Biafra fu fortemente influenzato dalle joint venture di BP e Shell, che controllavano l’84% della produzione petrolifera della Nigeria (580.000 barili al giorno nel 1967). Il governo laburista, che deteneva una partecipazione in BP-Shell, fornì armi per un valore di 200 milioni di sterline, facilitando un blocco che causò da 1 a 3 milioni di morti per fame. Gli investimenti di Shell-BP, del valore di 200 milioni di sterline, furono considerati prioritari rispetto alle preoccupazioni umanitarie, con le aziende che fecero pressioni per impedire il controllo dei giacimenti petroliferi da parte del Biafra. Questo intervento garantì la continuazione dell’estrazione, ma perpetuò le divisioni etniche e i danni ambientali nel delta del Niger.

L’invasione dell’Iraq del 2003: nonostante le smentite ufficiali, gli interessi della BP furono determinanti nella decisione del Regno Unito di partecipare all’invasione guidata dagli Stati Uniti, che rovesciò Saddam Hussein. Gli incontri prebellici tra i dirigenti della BP e i ministri britannici, tra cui Tony Blair, sottolinearono l’“importanza vitale” dell’Iraq per il petrolio, con la BP che si assicurò l’accesso al giacimento di Rumaila nel 2009. Dopo l’invasione, BP ha estratto petrolio per un valore di 15 miliardi di sterline entro il 2023, in una guerra che ha causato la morte di centinaia di migliaia di civili e destabilizzato la regione. Anche Shell ne ha tratto vantaggio, acquisendo partecipazioni nei giacimenti di Majnoon e West Qurna, evidenziando come le pressioni esercitate dalle aziende abbiano influenzato le conclusioni dell’inchiesta Chilcot sul ruolo del petrolio.

L’intervento in Libia del 2011: la campagna di bombardamenti della NATO, sostenuta dal Regno Unito, ha deposto Muammar Gheddafi, aprendo la strada al ritorno di BP e Shell. BP ha sospeso le operazioni nel periodo 2007-2011 a causa delle sanzioni, ma le ha riprese dopo la guerra, firmando accordi per vaste aree di esplorazione. Shell è rientrata nel 2012 e nel 2025 entrambe le società hanno siglato accordi con la NOC libica per tre importanti giacimenti petroliferi, con l’obiettivo di aumentare la produzione nel contesto di una guerra civile in corso. Shell è rientrata nel 2012 e, entro il 2025, entrambe le società hanno siglato accordi con la NOC libica per tre importanti giacimenti petroliferi, con l’obiettivo di aumentare la produzione nonostante il conflitto civile in corso. L’intervento, giustificato come umanitario, ha provocato il caos, con il contrabbando di petrolio che alimenta il conflitto dal 2011.

Azerbaigian, Egitto e Brasile: Altri esempi sottolineano il ruolo di BP nei cambiamenti di regime per l’accesso alle risorse. In Azerbaigian, l’MI6 e la BP hanno orchestrato colpi di Stato nel 1992-1993 per insediare Heydar Aliyev dopo il crollo dell’Unione Sovietica, con tangenti per oltre 3 milioni di dollari, spedizioni di armi tramite società di copertura e vantaggi generosi per i funzionari, che hanno portato a un contratto senza gara d’appalto per le riserve petrolifere del Caspio e al dominio a lungo termine della BP in un contesto di violazioni dei diritti umani. In Egitto, il sostegno del Regno Unito al colpo di Stato militare del 2013 che ha destituito Mohamed Morsi e insediato Abdul Fattah al-Sisi ha consentito alla BP di realizzare il progetto da 9-12 miliardi di dollari nel delta del Nilo occidentale (con una quota dell’83%, che contribuisce al 25-50% del gas egiziano), con negoziati finalizzati dopo il colpo di Stato in un clima di repressione. In Brasile, le attività di lobbying di BP dal 2017 al 2019, sostenute dal ministro del Commercio britannico Greg Hands, hanno spinto per la deregolamentazione delle norme sul contenuto locale e gli sgravi fiscali sotto Michel Temer e Jair Bolsonaro, assicurando licenze in acque profonde a BP e Shell e promuovendo la privatizzazione nonostante i rischi ambientali.

Estrazione collaterale: il costo umano dell’energia fossile

Le conseguenze degli interventi guidati da BP e Shell sono molteplici. Dal punto di vista geopolitico, hanno rafforzato la dipendenza del Regno Unito da regimi instabili, favorendo alleanze con dittatori e contribuendo a conflitti regionali, come nel caso della caduta dell’Iraq sotto il controllo dell’ISIS dopo il 2003. L’impatto umano è sconcertante: la carestia della guerra del Biafra ha causato milioni di vittime, il colpo di Stato in Iran ha portato a decenni di repressione e l’instabilità della Libia dopo il 2011 ha favorito la tratta di esseri umani e la guerra civile. Dal punto di vista ambientale, l’estrazione incontrollata ha causato fuoriuscite di petrolio nel delta del Niger (inquinamento cronico che colpisce milioni di persone) e accelerato il cambiamento climatico, con BP e Shell responsabili del 10% delle emissioni globali dal 1965.

Dal punto di vista economico, mentre le aziende hanno tratto profitto – la sola BP estraendo 271 miliardi di sterline dalla Russia entro il 2022 – i contribuenti britannici hanno sostenuto i costi dell’intervento, stimati in 30 miliardi di sterline per l’Iraq. Il ruolo di BP e Shell nel plasmare gli interventi stranieri della Gran Bretagna rivela la persistenza di un impero aziendale che opera attraverso i meccanismi dello Stato.

Nel corso di sette decenni, la politica estera britannica ha ripetutamente dato priorità alla protezione degli interessi petroliferi rispetto ai principi democratici, ai diritti umani e alla stabilità globale. Il colpo di Stato in Iran del 1953, la guerra del Biafra, l’Iraq nel 2003 e la Libia nel 2011 rivelano un modello in cui gli imperativi aziendali – accesso, controllo e profitto – prevalgono sui vincoli etici.

Questo allineamento tra governo e capitale fossile ha creato una forma di geopolitica aziendale, in cui la diplomazia, l’intelligence e la forza militare sono al servizio di obiettivi commerciali. Le conseguenze – milioni di morti, Stati destabilizzati e devastazione ambientale – dimostrano che la ricerca della sicurezza energetica da parte della Gran Bretagna ha troppo spesso significato insicurezza per gli altri. In questo senso, BP e Shell hanno esteso la loro influenza politica interna a una strategia globale di estrazione e sfruttamento.

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