#REPORTAGE 55 anni di rapporti tra Roma e Pechino, verso il 76° compleanno della Cina socialista: due celebrazioni in una ad opera del Consolato fiorentino

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Di Jean-Claude Martini

Il Consolato Generale della Repubblica Popolare Cinese a Firenze ha organizzato il 25 settembre un ricevimento con buffet e spettacolo artistico italo-cinese per il 76° anniversario della fondazione della nuova Cina e i 55 anni delle relazioni ufficiali tra i nostri due Paesi. Memorie di un’epoca in cui l’Italia era in grado di esprimere una linea di politica estera relativamente autonoma ma soprattutto lungimirante, e che trovò nella Cina popolare fondata e diretta dal Presidente Mao Zedong un amico fedele, un interlocutore rispettato e rispettoso e di lunga data: già prima del 1970, infatti, i primi contatti tra i nostri due popoli e i nostri due Paesi nell’era contemporanea possono essere fatti iniziare con la visita del dirigente del PCI Mauro Scoccimarro a Pechino nel 1956, dove fu ricevuto da Mao in persona. Ancora nel 1968, in piena Rivoluzione Culturale, ospiti graditi del Grande Timoniere furono Osvaldo Pesce e Dino Dini, dirigenti del Partito Comunista d’Italia (marxista-leninista) poi confluito nel PRC nel 1991.

L’iniziativa di giovedì 25 settembre, che idealmente si pone di fatto in continuità col China Business Builder Day una settimana fa circa a Cesena condividendone la ricorrenza, ha visto la partecipazione di personalità di ogni strato del nostro Paese insieme a vari funzionari del Consolato e studenti cinesi, con l’organizzazione congiunta a cui hanno contribuito l’Istituto Confucio, il Conservatorio Cherubini e altre università e istituti culturali cinesi.

Il buffet sino-toscano è stato seguito da un’esibizione artistica sotto il titolo La voce dell’armonia, armonia nella diversità, preceduta però dagli interventi della Console, compagna Yin Qi, e dalla vicesindachessa del Comune di Firenze, Paola Galgani. Il discorso tenuto dalla prima ha spiccato non solo per sinceri e fraterni sentimenti d’amicizia verso il nostro popolo, ma anche per una convinta asserzione dei successi ottenuti dal popolo cinese «sotto la direzione del Partito Comunista» (tra cui ha menzionato un +5.3% nel Prodotto Interno Lordo insieme ai progressi che tutti conosciamo nell’ambito dell’industria, della scienza e della tecnica) e una menzione delle recenti commemorazioni, a Pechino, dell’80° anniversario della vittoria della Guerra di Resistenza del Popolo Cinese contro l’Aggressione Giapponese e della Guerra Mondiale Antifascista.

Lo spettacolo ha visto l’esecuzione di 18 tra canti e balli tradizionali, capolavori della musica classica italiana e occidentale (come il Valzer di Musetta della Bohème di Puccini e la canzone popolare partenopea Santa Lucia) e il canto patriottico cinese Io e la mia patria.

Non è passata inosservata la presenza, accolta con sentimenti amichevoli e fraterni, di Socialismo Italico (nella persona di chi scrive) e del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo, le cui attività hanno conosciuto un nuovo impulso attivo e positivo.

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