Da L’Avana a Caracas. Lo Spostamento della Contrapposizione Rivoluzionaria agli USA da Cuba al Venezuela

Start

di Ivan Branco

La contrapposizione noomachica fra vari Stati dell’America Latina, Cuba e Venezuela in primis, contro gli Stati Uniti d’America ha, come ben sappiamo, radici lunghe e profonde.

Nel caso venezuelano, dopo l’indipendenza ottenuta nel 1811 e, successivamente alla dissoluzione della Grande Colombia, istituito poi come Stato-nazione a sé stante, l’influenza nordamericana e gli interessi di Washington hanno segnato da sempre i propri rapporti con Caracas. Data la perenne instabilità del Paese, il voler conseguire la cosiddetta “Dottrina Monroe” e, soprattutto dagli anni ‘20 del ‘900 fino agli anni ‘90, con il voler sfruttare le risorse del Venezuela (in particolare il petrolio, ma non solo), ebbene gli USA sostennero sempre una politica intervenzionista nei confronti dello Stato latinoamericano. Con il supporto diretto a figure dispotiche e pronte a lasciare carta bianca agli yankees (come il dittatore Juan Vicente Gómez), ma anche con l’uso della propria potenza politica, economica e militare, gli USA riuscirono a imporre il proprio predominio che durerà, con fasi alterne, fino agli anni ‘90, quando con la “Rivoluzione Bolivariana” del 1999, Hugo Chavez pose fine all’egemonia nordamericana sul Venezuela, creando così un ulteriore polo di contrapposizione al dominio statunitense nelle Americhe.

Altro polo, quello venezuelano, che si andò ad affiancare a uno già nato e ben consolidato molto tempo prima, negli anni ‘50 a Cuba.

Seppur avendo ottenuto l’indipendenza molto tempo dopo il Venezuela, e in modo altrettanto sanguinoso (ovvero, con due guerre d’indipendenza combattute fra il 1868-1878 e il 1895-1898), solo nel 1898, dopo la fine della guerra ispano-americana e con la conseguente vittoria statunitense e l’occupazione dell’isola da parte di quelli, Cuba iniziò effettivamente il proprio processo di indipendenza formale, anche se rimasta, de facto, soggiogata al potere statunitense fino al 1959.

Più precisamente, fu nel 1902 che Cuba ottenne l’indipendenza come Stato, ma con la firma dell’”Emendamento Platt”, gli USA si assicurarono il diritto di intervenire negli affari cubani e di garantirsi una presenza permanente a Guantánamo.

Oltre a ciò, il Governo di Washington, fra gli anni ‘30 e ‘50, sostenne una serie di autocrati per garantire la propria presa sull’isola, trasformatasi nel centro d’investimento americano nel settore dello zucchero, del turismo e del gioco d’azzardo. Insomma, una grande piantagione di contadini sfruttati e un enorme casinò e casa vacanze per le ricche famiglie statunitensi.

Anche in questo caso, fu proprio con una rivoluzione armata, portata avanti da Fidel Castro, Ernesto Guevara e il “Movimento del 26 Luglio” contro il regime dell’ultimo grande dittatore filo-americano di Cuba, ovvero Fulgencio Batista, che l’isola si liberò dell’influenza statunitense, e non solo.

Uno degli obiettivi principali della maggior parte dei ribelli era quello di fare la rivoluzione comunista, di trasformare così Cuba in uno Stato socialista e indirizzare la nazione verso una società comunista. Anche se non tutti, come detto più sopra, erano d’accordo col progetto: fra i ribelli anti-Batista vi erano anche dei liberali e dei socialisti più moderati, che successivamente alla conquista di L’Avana da parte dell’M26 e delle riforme socialiste portate avanti da Castro e i suoi alleati, ebbene combatterono contro questi ultimi e, in certi casi, vennero anche finanziati dagli stessi USA, ancor prima quindi dell’organizzazione dell’invasione della Baia dei Porci. Più famosi, poi, furono i dissidenti Huber Matos e Carlos Franqui.

Dunque, dopo la sconfitta dei rivoluzionari anti-comunisti e dell’isolamento di alcune figure divenute poi avverse al regime di Castro, non solo Cuba divenne il principale bastione del socialismo in America Latina ed esempio per molti comunisti e Paesi del terzo mondo, ma divenne anche la prima nazione sul suolo d’America a creare una reale contrapposizione anzitutto ideologica agli Stati Uniti d’America e al pensiero liberale.

Le conseguenze di tutto ciò sono ben note: diffidenza e ostilità politica, sanzioni ed embarghi, tentativi di rovesciare il regime, operazioni e campagne di propaganda e finanziamento di gruppi di esuli anti-castristi, fino a una parziale apertura sotto l’Amministrazione di Obama e un nuovo rafforzamento delle sanzioni e dell’isolamento durante il primo mandato di Trump e quello di Biden.

Anche nel caso venezuelano, dopo l’ascesa al potere da parte del rivoluzionario Hugo Chavez, gli USA non agirono diversamente: iniziali sospetti per la politica anti-liberale e imperialista e per il rafforzamento delle relazioni con Cuba, culminati nell’appoggio prima al colpo di Stato di Pedro Carmona e, dopo la ripresa del potere da parte di Chavez, scattarono le sanzioni e le campagne di finanziamento all’opposizione. Cappio che durerà fino ai nostri giorni, con un ulteriore pugno di ferro della seconda Amministrazione Trump, fra rialzi di taglie sulle teste, accuse di collusione col narcotraffico e schieramento di unità militari nei pressi dell’isola di Curacao.

Dopo questa breve sintesi delle relazioni e della contrapposizione fra gli USA e le due nazioni latinoamericane, bisogna ora evidenziare il perché l’epicentro dello scontro tanto ideologico ma anche geopolitico si sia lentamente spostato da Cuba al Venezuela.

Fra i principali fattori che hanno portato a questo spostamento, vi sono: 1) la mancanza, da parte di Cuba, di una riserva di materie prime strategiche (es. il petrolio) di rilevante importanza per la nazione, i suoi alleati e gli USA; e 2) il crollo del blocco comunista e sovietico, che portarono Cuba alla caduta economica e a un maggiore isolamento internazionale.

Si potrebbe quasi dire che, per via di una rilevante mancanza di risorse strategiche e di una geografia politica non molto favorevole dopo il ‘91, Cuba si è ben presto ritrovata a non poter più assurgere a un ruolo storico importante, esaurendo quindi la sua funzione di forza rivoluzionaria e di contrasto per via proprio delle dinamiche storiche e politiche internazionali a cui era ed è strettamente e implicitamente legata. L’Isola, perciò, pur continuando con la propria lotta ideologica contro gli Stati Uniti, e vedendosi anche accrescere le relazioni e la cooperazione con la Federazione Russa, la Cina, l’Iran e altri partner, ebbene non può più fungere da epicentro della lotta contro gli USA per via della caduta delle condizioni storiche del secolo scorso, in cui ancora vi era un’accesa lotta (soprattutto per procura) fra due blocchi politici ed ideologici completamente all’opposto, cosa che, ad oggi, non esiste più, se non in forme di contrapposizione fra veri e propri “blocchi imperiali” (americani, russi e cinesi) in un mondo sempre più multipolare e che tende sempre più anche a concentrare tali lotte fra questi singoli blocchi, e non più fra le ideologie.

Diverso è il caso venezuelano. Il Venezuela, seppur contrapposto al dominio e all’egemonia statunitense da relativamente meno tempo rispetto a Cuba, possiede delle caratteristiche che gli consentono di essere un punto nevralgico molto più importante e influente rispetto all’Isola. La presenza di risorse strategiche come il petrolio, ma anche gas naturale, oro, coltan, bauxite e diamanti, rendono il Venezuela non solo molto più autosufficiente e dotato di merci di scambio importanti per sé e i rapporti internazionali, ma quasi lo esulano dalle pure dinamiche storico-ideologiche che, come nel contesto cubano, renderebbero un territorio e uno Stato quasi completamente dipendente dagli eventi e calamità storiche. In virtù di ciò, il Venezuela può vantare anche delle cooperazioni più redditizie con partner quali la Russia, la Cina e l’Iran, sia in ambito economico (come con gli investimenti miliardari cinesi nelle tecnologie e infrastrutture, oppure con quelli iraniani nell’energia) sia militare (con l’approvvigionamento di armamenti russi quali sistemi missilistici, aerei e droni da combattimento). Oltre a ciò, l’interesse nordamericano per le enormi risorse venezuelane, per il fatto di esser diventata una base-chiave dell’influenza russa, cinese e iraniana in America Latina e anche per il fatto che il Venezuela possiede una geografia politica meno isolata rispetto a Cuba, ebbene, tutto ciò ha fatto sì che l’interesse dello scontro con i propri avversari si spostasse dall’Isola caraibica nel cuore del Sud America. Dunque, non è solo la diversità e opposizione ideologica ad aver portato il Venezuela a divenire la colonna portante della lotta anti-imperialista in America Latina, poiché a ciò hanno contribuito anche l’enorme presenza di risorse strategiche molto allettanti tanto per gli USA e tanto per i BRICS, e anche il fatto che il Venezuela si trovi in una posizione geografica che, strategicamente, gli consente di poter operare in modo più pericoloso e sicuro nei confronti di Washington.

In conclusione, seppur con una forza ideologica e “simbolica” più potente di Caracas, e dotata anche di una società ed economia più stabile, L’Avana, per via della sua mancanza di importanti risorse e della posizione sfavorevole (geograficamente e politicamente), non può più competere in modo autonomo e forte al dominio nordamericano rispetto al Venezuela. Quest’ultimo, dotato di un potenziale economico e geostrategico migliore e che tutt’ora ha una rilevanza importante, seppur con un’importanza simbolico-ideologica minore, si sta rivelando come il punto focale in cui il conflitto fra il socialismo e il liberalismo e fra gli USA e le forze multipolari si sta acuendo sempre di più, e che probabilmente otterrà sempre maggior importanza come nuovo fronte in cui gli Stati Uniti e le altre forze in campo focalizzeranno sempre di più risorse, presenze e scontri. Cuba è un simbolo molto potente e idealmente ancora influente, ma il Venezuela è una forza politica e geopolitica più attiva nel conflitto fra USA e il blocco socialista/terzomondista, appoggiato da Russia e Cina.

Iscriviti alla nostra Newsletter
Enter your email to receive a weekly round-up of our best posts. Learn more!
icon

AREA RISERVATA TESSERATI CeSE-M

Progetto di Ricerca CeSE-M

Il CeSE-M sui social

Naviga il sito

Tirocini Universitari

Partnership

Leggi anche