di Dario Tagliamacco
La Colombia non sarà più un partner della Nato, la ha annunciato il mandatario colombiano durante la Conferenza su Gaza svolta a Bogotà nei giorni scorsi. Dopo queste parole cosa succederà?
Il presidente della Colombia Gustavo Petro durante la Conferenza su Gaza che si è svolta in Colombia il 16 luglio 2025, ha dichiarato che la nazione da lui governata cesserà di essere l’unico partner latino-americano della Nato. Il Sud Globale ha alzato la voce contro le politiche di aggressione portate avanti dall’Alleanza Atlantica, denunciando gli Stati Uniti e l’Unione Europea per il loro sostegno a Israele.
Gustavo Petro ha invocato la fine delle esportazioni di carbone verso Tel Aviv e ha promosso un’alleanza tra i Paesi dell’America Latina e dell’Africa contro il colonialismo occidentale contemporaneo. “Dalla Nato dobbiamo uscire, non c’è altra strada, la relazione con l’Europa non può più passare attraverso governi che tradiscono il loro popolo e stanno aiutando a lanciare bombe sui bambini”, queste le parole del presidente colombiano.
La Colombia è entrata nella Nato nel 2018, durante la presidenza di Juan Manuel Santos; lo stesso anno il segretario generale della Nato dell’epoca, Jens Stoltenberg, aveva ricevuto per la prima volta Santos e il suo successore Ivàn Duque. Nel 2021 il viceministro degli Esteri Adriana Mejia, il viceministro della Difesa Jairo Garcia e i rappresentanti della Nato hanno siglato accordi di operabilità reciproca, cooperazione e sicurezza delle informazioni.
Gustavo Petro nella sua dichiarazione ufficiale ha spiegato che il carbone colombiano non può più essere usato per fabbricare bombe in Israele che poi uccidono i bambini palestinesi. Se verranno messi dei dazi, come dichiarato dal mandatario, non importa poiché saranno altri popoli ad aiutare la Colombia.
La dichiarazione del presidente colombiano pone una rottura con la traiettoria atlantica del Paese, poiché essere un partner globale della Nato significa collaborare in diverse aree di interesse comune come la formazione militare, la lotta al terrorismo, la sicurezza marittima e lo scambio di intelligence. Nel 2025 Bogotà ha rinnovato il Programma di partenariato per altri tre anni, approfondendo la collaborazione nei settori dell’intelligenza artificiale, l’addestramento militare e lo sminamento umanitario.
Nell’ambito del Programma Deep in 82 scuole di polizia e di formazione militare, i programmi di formazione sono in fase di revisione e adeguamento, infatti a giugno una delegazione di militari provenienti da nazioni europee ha partecipato attivamente a questi processi. La Colombia è l’unico partner globale della Nato in America Latina e rafforza il suo ruolo strategico nell’architettura della sicurezza occidentale, ciò conduce ad una crescente integrazione della nazione nelle operazioni militari.
L’alleanza tra la Colombia e la Nato allontana il Paese dalle iniziative volte alla creazione di un sistema difensivo autonomo, come proposto dall’Unasur, in questo contesto il ruolo della nazione sudamericana dovrebbe orientarsi verso la costruzione di un ordine multipolare e sovrano della regione, rafforzando strutture come il Consiglio di Difesa Sudamericano e riprendendo esperienze come la Scuola di Difesa Sudamericana.
L’America Latina, a causa delle tensioni create dall’emergere del nuovo mondo multipolare, si caratterizza per un’importante militarizzazione all’interno dell’area, la conseguenza è la massiccia partecipazione delle forze armate colombiane alle esercitazioni militari degli Stati Uniti. Per cambiare rotta la Colombia deve ritirare al più presto il suo status di partner globale dalla Nato e rivedere il quadro giuridico che sottomette l’addestramento militare agli interessi stranieri poiché tale dipendenza compromette la sua sovranità nazionale.
Come spiegato da Alejandro Toro, Rappresentante presso la Camera del Dipartimento di Antioquia per il Patto Storico, coalizione politica colombiana di sinistra che sostiene l’attuale governo, Lasciare la Nato è un atto di coerenza. Coerenza con l’Accordo di Pace che abbiamo firmato con le Farc, che richiede una nuova dottrina di sicurezza incentrata sulla vita e non sulla guerra. Coerenza con la nostra aspirazione ad aderire alla Nuova Banca di Sviluppo dei Brics e diversificare le nostre relazioni internazionali. Coerenza con i principi del Sud del mondo, che rifiutano il neocolonialismo militare e sostengono un mondo multipolare. Coerenza con la Palestina che ha visto come gli eserciti della Nato continuino a fornire le armi con cui Israele cerca di spazzare via il suo popolo.
Secondo Toro, questo è un atto di sovranità che non si declama ma si esercita, non farlo significherebbe subordinare il Paese agli interessi stranieri che nella maggioranza dei casi favoriscono la guerra e non la pace. Il dibattito si è aperto, la Colombia dovrà cercare alleanze con i Paesi del Sud del mondo investendo nell’esercito e modernizzando la dottrina militare, mettendola al servizio dei diritti umani, della protezione dell’ambiente e dello sviluppo rurale.








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