Italia – Libia: alle ONG proibito entrare nelle acque territoriali libiche

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Articolo originalehttp://www.young-diplomats.com/italy-libya-ngos-forbidden-enter-libyan-territorial-waters/

Lo scorso 23 aprile, il procuratore italiano Carmelo Zuccaro accusò alcune Organizzazioni Non Governative (Ong) operanti nel Mar Mediterraneo di ricevere finanziamenti illeciti nel contesto della crisi dei rifugiati. 

Come spiegato in una intervista a La Stampa, Zuccaro dichiarò di avere prove a supporto della relazione tra Ong e trafficanti di immigrati sulle coste libiche, come comunicazioni radio e segnali luminosi. 

Perciò, il 13 luglio, il ministro degli Interni italiano ha presentato una bozza di articoli alla riunione dei ministri degli Interni europei che si è tenuta a Tallin, fornendo alcune regole basilari, con l’obiettivo di limitare il lavoro delle Ong al loro scopo. Ciononostante, poiché alcuni di questi termini sono stati considerati dannosi e sconvenienti per le operazioni di salvataggio, alcune Ong – per esempio Medici senza frontiere – non hanno siglato l’accordo sopra menzionato.

E’ stato anche evidenziato che rispettare del Codice delle Ong poteva anche comportare responsabilità internazionale per le Ong e i loro volontari. Il punto più controverso di questa bozza di articoli è quello che riguarda il divieto per le barche di salvataggio di entrare nelle acque territoriali libiche, il divieto di trasferire i migranti su altre imbarcazioni durante le operazioni di soccorso e l’obbligo di accettare ufficiali di polizia a bordo, anche in acque internazionali.

 

Gli immigrati meritano i loro diritti come esseri umani non a causa della loro funzione nella Società

Dopo le iniziali tensioni tra il Viminale e le Ong – e grazie al prezioso contributo di Sos Mediterranée – l’11 agosto il ministro degli Interni italiano ha accettato un emendamento al Codice con il quale il divieto delle procedure di trasbordo e l’indiscriminata presenza delle forze di polizia a bordo delle navi sono state riconsiderate.

In aggiunta, le politiche mutevoli di Tripoli in materia non aiutano. La Guardia Costiera libica, infatti, ha recentemente minacciato le navi italiane nelle proprie acque territoriali accusando un’interferenza non dovuta in operazioni nazionali (dopo che il Governo della Libia aveva accettato aiuto da Roma qualche settimana prima).

In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, il generale Khalifa Haftar ha fatto chiarezza sulla sua posizione sull’argomento: le minacce erano per riaffermare la sovranità libica e sono state l’effetto dell’inadempienza di Sarraj alla dichiarazione congiunta siglata a Parigi lo scorso 25 luglio. Al contrario, il generale Haftar dovrebbe essere informato su un accordo tra Tripoli e Roma, specialmente mentre sono in atto operazioni militari.

 

Italia pronta ad un intervento militare in Libia

“Lontano e mai tornate indietro”. Perciò, con queste parole, il 14 agosto la nave spagnola Golfo Azzurro è stata minacciata dalla guardia costiera libica, essendo conseguentemente costretta ad abbandonare le operazioni di soccorso sulla costa della Libia. Inoltre, nei giorni precedenti, altre Ong come Medici senza frontiere, Sea Eye e Save the Children, avevano deciso di abbandonare le loro operazioni di soccorso per questo cambiamento di circostanze.

Nel 2016, la stessa Italia aveva ricevuto 138.000 immigranti provenienti dalla Libia, una cifra significativa, considerato il fatto che l’intera Unione Europea ne ha ammessi circa 360.000 quell’anno.

Inoltre, con 130 corporazioni – principalmente compagnie di gas e petrolio – 3,6 miliardi di dollari in importazioni e 1,5 in esportazioni in Libia, l’Italia ha un interesse economico rilevante in come questi eventi si svolgono, e andrà sicuramente a giocare un ruolo attivo in questi affari.

 

Libia: come il petrolio può riportare l’unità

Infatti, la Farnesina ha una agenda specifica dedicata per migliorare le relazioni tra Roma e Tripoli. Così, supportare il Governo di Sarraj e promuovere un dialogo con il generale Haftar saranno sicuramente obiettivi importanti per ristabilire l’ordine in Libia, ma l’agenda italiana avrà inoltre l’obiettivo di contenere il flusso migratorio, di sensibilizzare gli altri Stati e ricevere il supporto delle Organizzazioni internazionali.

Forse, la mancanza di sforzi diplomatici sulla prospettiva umanitaria potrebbe portare presto ad atroci conseguenze: infatti, come ha osservato il coordinatore di Medici Senza Frontiere, i campi rifugiati libici sembrano essere come campi di concentramento, con “condizioni aberranti” e “dove la detenzione è arbitraria”

Jesse Colzani

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