13 Ottobre 2026

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Nel 2022 i contribuenti di tutto il mondo hanno pagato 2,24 trilioni di dollari per la difesa militare nazionale. Si tratta della cifra più alta in assoluto: oltre 600 volte il bilancio regolare delle Nazioni Unite, tre volte il totale degli scambi commerciali tra Cina e Stati Uniti. I cinque maggiori Stati a spendere in difesa nazionale sono gli Stati Uniti (39% del totale), la Cina (13%), la Russia (3,9%), l'India (3,6%) e l'Arabia Saudita (3,3%). In tutto il mondo, i Governi sostengono di aver bisogno di tanto per garantire la sopravvivenza, la difesa nazionale, la sicurezza e la stabilità del proprio popolo - e che, così, la pace globale arriverà.
Perché l'onnipresente, massiccia e uniforme propaganda che vuole la Russia come minaccia contro la NATO è un'assurdità. Come si fa invece un'analisi della minaccia credibile e di qualità professionale. Perché decidere le spese militari in percentuale del PIL è un'assurdità esemplare. Perché la NATO non può essere definita "difensiva" e 17 ragioni per cui la Russia non è una minaccia per la NATO o per gli Stati neutrali.
Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, il confronto ideologico mondiale della Guerra Fredda terminò lasciando, di fatto, gli Stati Uniti come vincitori e apparentemente come unica grande potenza, egemone ed imperialista sullo scacchiere politico internazionale; in virtù del nuovo scenario internazionale e poiché l’interesse africano degli Stati Uniti durante la Guerra Fredda era stato principalmente dettato dalle esigenze di dare una risposta al coinvolgimento dell’URSS nel continente, l’Africa perse inevitabilmente il suo posto nelle proiezioni strategiche statunitensi per l’era post-guerra fredda e, conseguentemente, finì ai margini rispetto al palcoscenico illuminato dalla Storia.
L’Italia è l’unico Paese europeo ad avere con la Cina una relazione culturale e storica, che risale a Marco Polo (Venezia, 1254-1324) e Matteo Ricci (Macerata, 1552 – Pechino, 1610) ed è proseguita anche a seguito dell’istituzione della Repubblica Popolare Cinese (1949), grazie a figure politiche di spicco come Pietro Nenni, Amintore Fanfani, Giorgio La Pira ed Enrico Mattei. Nel 1952 Ferruccio Parri fondò il Centro studi per lo sviluppo delle relazioni economiche e culturali con la Cina.