7 Agosto 2026

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Dal 1991, ogni anno l’Africa si conferma la prima meta intercontinentale del Ministro degli Esteri cinese. La tradizione ha resistito a tre ricambi di leadership, all’emarginazione diplomatica del post-Tian’anmen, alla crisi finanziaria del 2008 e persino al Covid-19. Primo partner commerciale del continente, secondo la China Africa Research Initiative (CARI) della John Hopkins University, negli ultimi venti anni la Cina ha rappresentato la prima fonte di finanziamenti infrastrutturali. Ha costruito ferrovie e autostrade, porti, stadi e scuole. L’arrivo di capitali cinesi ha creato 4.5 milioni di posti di lavoro per la popolazione locale. […] La corsa alle materie prime è il passato; la Cina ex fabbrica del mondo guarda al futuro. Sul lungo periodo, l’Africa si potrebbe dimostrare di importanza strategica non più solo per i metalli, i minerali ed il legname, ma anche e soprattutto per le sue caratteristiche: con una popolazione giovane e in crescita costante il continente possiede manodopera a basso costo e necessita di beni e servizi.
L’identità di un popolo ha le sue radici nel Patrimonio che, salvaguardato e protetto, racconta il passato. Tanto più il Patrimonio è componente essenziale dell’identità palestinese perché la sua conservazione è parte della sua Resistenza. Fin dal 2008, anno di pubblicazione del saggio di Ilan Pappé “La pulizia etnica della Palestina” (Fazi Ed.) sappiamo delle ferite inferte al patrimonio culturale e oggi prendiamo atto che l'identità culturale palestinese è ridotta  in macerie.
L’interpretazione occidentale alla Belt and Road Initiative ha spesso riflettuto una prospettiva geopolitica, focalizzata sulla presunta strategia di espansione dell’influenza cinese. Questo sguardo, predominante soprattutto tra gli accademici statunitensi ed europei, ha trascurato talvolta gli impatti positivi che la BRI ha avuto nei Paesi coinvolti, privilegiando la dimensione geopolitica a discapito degli sviluppi economici e infrastrutturali.
Nel 2013, quando il Presidente Xi Jinping presentò in Kazakhstan l’iniziativa della Nuova Via della Seta, l’Europa non costituiva un fulcro strategico della sua visione. Inizialmente, la Belt and Road Initiative era strettamente connessa alle priorità interne della Cina, particolarmente considerando il delicato momento di transizione economica. La diplomazia cinese, allora, poneva l’accento soprattutto sulle tensioni regionali con nazioni come Giappone, Filippine e Vietnam, in risposta alla strategia di “pivot asiatico” degli Stati Uniti[1]. La BRI si proponeva, dunque, di conseguire due obiettivi principali: inizialmente, estendere la Grande Strategia di Sviluppo Occidentale al di là dei confini cinesi, migliorando così le connessioni con l’Asia Centrale; successivamente, sviluppare una strategia per controbilanciare l’influenza degli Stati Uniti promuovendo legami economici con regioni non allineate agli interessi statunitensi. In questa fase iniziale, l’Europa assumeva un ruolo marginale nel contesto della BRI, possibilmente limitato a evocare simbolicamente l’antica Via della Seta. Tuttavia, con l’avanzare del progetto sotto la guida di Xi Jinping, si è notevolmente accresciuta l'importanza dell’Europa all'interno della visione della BRI.
Cari partecipanti!, Cari compatrioti! Innanzitutto, vorrei estendere le mie congratulazioni a tutti in occasione della “Giornata Korisu” (Giornata dei saluti e della riconciliazione). In questo giorno, dopo un lungo inverno, parenti e amici si riuniscono e si ricongiungono. Spesso si crede che la celebrazione del Giorno del Korisu sia specifica delle regioni occidentali del nostro Paese. Tuttavia, dobbiamo ricordare che si tratta di una tradizione di lunga data del nostro popolo, radicata in secoli di storia. Pertanto, sarebbe opportuno iniziare la celebrazione di Nauryz con il Giorno di Korisu come nazione unita.
Mosca. Le elezioni presidenziali in Russia del 2024 rappresentano un momento cruciale per la Federazione Russa e per la stabilità geopolitica dell’intera regione euroasiatica. Con il presidente uscente Vladimir Putin come favorito indiscusso, l’evento assume un significato più ampio, fungendo da indicatore del suo indice di gradimento dopo due anni di tensioni internazionali e cambiamenti significativi nella politica globale.
Le relazioni tra Repubblica Popolare Cinese e Russia sono sempre state caratterizzate da una notevole complessità e hanno risentito dell’evoluzione del contesto internazionale, oltre che dai rispettivi rapporti con gli Stati Uniti. Da potenze quasi nemiche negli anni ‘60 e ‘70 e tra loro concorrenti in numerosi teatri della Guerra Fredda fino alla fine degli anni ‘80, Cina e Russia hanno iniziato ad intessere legami a mano a mano più stretti dopo la fine del confronto tra blocchi, per controbilanciare l’egemonia statunitense. Oggi, questo sodalizio, definito dagli stessi cinesi come “partnership senza limiti” o “partnership di conseguenza” – nel senso che essa è dovuta alle continue pressioni esercitate da Washington – si è espanso sotto molteplici aspetti ed abbraccia ambiti prima sconosciuti, come la cooperazione scientifica e nello spazio.