Il rapporto tra Italia ed Eritrea, avviato in occasione del Vertice di fine gennaio per la presentazione del Piano Mattei, continua ad evolversi con prospettive ricche e promettenti.
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Da qualche settimana, l’intero Medio Oriente è teatro di un pericolosissimo regolamento di conti tra Israele e l’Iran, innescato dal raid aereo israeliano che l’1 aprile ha portato alla distruzione dell’ufficio consolare iraniano a Damasco e all’assassinio di sette alti ufficiali dei Pasdaran, tra cui il generale Mohammad Reza Zahedi, comandante della Forza Quds in Siria e Libano. Dopodiché, si è assistito alla rappresaglia iraniana, alla strana contro-ritorsione israeliana presso Isfahan e, proprio stanotte, a un attacco aereo israeliano in Iraq, diretto contro il quartier generale del Capo di Stato Maggiore delle Forze di Mobilitazione Popolare nella base di Kalsu a Musayib, a sud di Baghdad. Fin dove si spingerà Israele? Proviamo a comprenderlo assieme a Stefano Vernole, analista geopolitico, saggista e vicepresidente del Centro Studi Eurasia Mediterraneo.
Le imminenti esercitazioni militari tra Filippine e Stati Uniti nel Mar Cinese Meridionale sono avvolte da controversie politiche, suscitando tensioni regionali e sollevando interrogativi sulla strategia diplomatica delle Filippine. Di seguito la traduzione dell’articolo del Global Times.
Con un aumento del PIL nel primo trimestre del 5,66%, accompagnato da una produzione industriale prospera e flussi record di investimenti diretti esteri, il Vietnam sembra ben posizionato per raggiungere gli obiettivi di crescita stabiliti dal governo.
Con Stefano Vernole e Michele Putrino. Conduce Margherita Furlan | Levante, l’alba di un nuovo giorno
Documenti britannicidesegretati rivelano che nel maggio del 1945 gli inglesi avevano elaborato un piano di attacco contro l’esercito russo stanziato in Europa centrale cheavrebbe dovuto scattare il primo luglio. Per fortuna non fu mai attuato, ma è certo che Stalin sapeva della sua esistenza. C’è da chiedersi pertanto se questo fattore sia stato alla base della rottura tra ex alleati e il montare della Guerra Fredda.
Nell’ultimo giorno della conferenza del Dialogo Shangri-La (Singapore, 2-4 giugno 2023), il consigliere di Stato cinese e ministro della Difesa Li Shangfu ha tenuto un discorso sulla nuova iniziativa di sicurezza cinese, sottolineando che “un nuovo percorso verso la sicurezza prevede il dialogo piuttosto che il confronto, la partnership piuttosto che l’alleanza e il vantaggio per tutti rispetto al gioco a somma zero”[1].
Da quell’ormai lontano 2013, il progetto della Belt and Road Initiative (inizialmente noto come One Belt, One Road, “una cintura, una via”) ha preso sempre più forma e, in una decade, ha espanso i propri orizzonti e programmi con il fine di dar vita nuovamente all’antica via della seta; ma, mentre quest’ultima aveva anticamente l’obiettivo principale di connettere l’Est e l’Ovest così che le diverse civiltà sviluppatesi lungo questo asse commerciale potessero comunicare e prosperare con gli scambi reciproci, l’obiettivo della Nuova Via della Seta è quello di dotare la Cina di un supporto che le permetta di aprirsi al mondo esterno. Per poter fare ciò, la Cina ha puntato a facilitare la connettività e l’efficienza delle rotte commerciali, diminuendone i costi per il trasporto delle merci, nonché garantendo la sicurezza delle significative importazioni cinesi e dei flussi di esportazione. Nel 2013, il Presidente Xi Jinping introdusse questo progetto spiegando il doppio volto della Belt and Road Initiative, secondo la quale, con “Belt” si voleva intendere la Silk Road Economic Belt, vale a dire la “zona economica della via della seta”, riferita alle tratte terrestri, mentre per “Road”, il riferimento era alle rotte marittime, dunque alla 21st Century Maritime Silk Road, la “rotta marittima del 21esimo secolo”.
Durante la visita in Indonesia, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha esortato alla collaborazione per preservare la pace nel Mar Cinese Meridionale, mentre gli analisti avvertono sulle conseguenze di alleanze sbagliate, soprattutto alla luce della politica intrapresa dalle Filippine. Di seguito la traduzione dell’articolo del Global Times.
▪️A prima vista, sembrerebbe che non ci sia modo, poiché da un lato stiamo parlando di filosofia politica, fondata negli anni '20 del XX secolo, e dall'altro di iniziative puramente pratiche e puramente economiche del XXI secolo. Ma se guardiamo più da vicino, vedremo che i classici dell'eurasiatismo - N.S. Trubetskoy, P.N. Savitsky, G.V. Vernadsky, N.G. Alekseev, L.N. Gumilev e altri - si sono rivelati praticamente dei profeti per quanto riguarda la trasformazione dell'eurasiatismo. - si sono rivelati praticamente dei profeti per quanto riguarda la trasformazione della Russia e dell'intero sistema internazionale.