16 Luglio 2026

Europa e Unione Europea

Il sogno dell’Europa unita, il sogno idealista, di Spinelli e amici, è finito. Ciò che rimane e che va avanti, trattato dopo trattato, è un processo di trasformazione giuridica ed economico-finanziaria voluto e guidato dall’alto essenzialmente nell’interesse del capitale finanziario. D’altronde, quand’anche realizzata, un’Unione Europea federale non avrebbe prospettive vitali, poiché, storicamente, nessun paese composto da popoli molto diversi per storia, abitudini, sistemi socio-economici, ha avuto successo. Già in passato ci si era accorti che la principale attività dell’UE, ossia la politica agricola comune, che assorbe l’80% del bilancio, era fallimentare almeno per molti paesi, ma ciò non aveva suscitato dubbi generali sulla opportunità dell’Unione Europea in sé. E’ solo oggi che si diffonde l’aspirazione o all’uscita dalla costruzione europea o a una sua ristrutturazione, poiché ci si accorge sempre più chiaramente e dolorosamente che l’Euro, Maastricht, le ricette finanziarie hanno prodotto il contrario di ciò per cui erano stati decisi dall’alto, non senza consenso dal basso: hanno cioè arrecato insicurezza anziché stabilità, recessione diffusa anziché crescita stabile, disoccupazione e miseria per decine di milioni di europei, divergenza delle economie e, altresì, degli interessi tra euroforti ed eurodeboli, anziché convergenza. Eppure si insiste su quella via. Vuol dire che chi ha il potere reale da essa trae profitto. Vediamo all’opera gli egoismi nazionali anziché la solidarietà. Ma anche gerarchia di potenza interna all’UE: la Germania è il paese creditore, quindi ha l’iniziativa politica, tutto dipende dai suoi sì e dai suoi no, ha il potere di commissariare i paesi debitori. Bella unione! Questo potere le viene dalla sua maggior efficienza competitiva rispetto a paesi come l’Italia, dalle migliori infrastrutture, tecnologie etc., dalle maggiori dimensioni, ma anche dal fatto che l’Euro, essendo (non una moneta ma) un blocco dei fisiologici aggiustamenti dei cambi valutari tra i paesi aderenti, favorisce le esportazioni tedesche, soprattutto intracomunitarie, e ostacola quelle dei paesi che si rilanciavano mediante la svalutazione competitiva, Italia innanzi tutti. In tal modo la Germania ha accumulato un enorme attivo commerciale verso l’Italia e altri paesi eurodeboli. Colma di capitali immigrati, e gestendo nazionalisticamente, fuori dalla sorveglianza della BCE, gran parte del proprio sistema creditizio, essa può assicurare alla propria economia credito abbondante e a tassi frazionari rispetto a quelli italiani, il che le consente di essere ancora più competitiva sull’Italia e di aumentare progressivamente il distacco da essa. Per contro, i paesi eurodeboli vengono costretti dalla Germania a perseverare in un rigore contabile controproducente, che sta peggiorando strutturalmente il rapporto pil/debito pubblico. A perseverare anche dopo che si è visto che esso è controproducente e causa grave recessione e disoccupazione. Non è che la pratica dell’austerità ci aiuti ad avvicinarci alla Germania – ce lo rende impossibile, sempre di più. Rende il distacco incolmabile. Molti credevano che l’avvento di Hollande all’Eliseo e la partecipazione della SPD al nuovo governo Merkel avrebbe portato a un allentamento del rigore, ma così non è stato: la Germania, che impone agli altri regole diverse da quelle che applica al suo proprio interno, ora è...
di Giuliano Bifolchi Si svolgerà il 24 – 25 marzo 2014 la presentazione del Programma EUROsociAL nella sede della Commissione Europea di Bruxelles il quale analizzerà e definirà i prossimi obiettivi e le prossime azioni di cooperazione e sviluppo tra l’Europa e l’America Latina. All’incontro parteciperanno rappresentanti ed esperti del Sudamerica e dell’Ue, tra cui Andris Piebalgs, Commissario dello Sviluppo della Commissione Europea, Alicia Bárcena, Segretario Esecutivo della Commissione Economica per l’America Latina (CEPAL), Josep Borrell, presidente del Parlamento Europeo nel periodo 2004 – 2007, e Jesús Gracia, Segretario di Stato spagnolo per l’America Latina e la Cooperazione. L’incontro prevede tre sessioni di dibattito. Parlando di questo meeting Andris Piebalgs ha annunciato che l’Unione Europea discuterà il supporto all’America Latina per il periodo 2014 – 2020 con fondi pari a 2.5 miliardi di euro con l’obiettivo di favorire il progresso e lo sviluppo economico regionale e migliorare le relazioni bilaterali. Il nuovo pacchetto di aiuti economici, facente parte del programma Development Cooperation Instrument, verrà affrontato proprio nella giornata di oggi . Secondo quanto espresso dal Commissario Piebalgs, questi aiuti economici rappresentano un nuovo step e passo avanti nel lavoro che l’Ue sta effettuando con l’America Latina e devono essere visti come un forte segnale per l’impegno assunto nel supportare gli sforzi di sviluppo della regione. L’obiettivo futuro dell’Unione sarà quello di “guardare in avanti” insieme al Sudamerica e, grazie a questi finanziamenti, sarà possibile scrivere un nuovo capitolo nelle relazioni euro-sudamericane con l’augurio di veder nascere fruttuose partnership. I nuovi fondi economici saranno utilizzati in quelle aree ritenute di maggiore importanza e capaci di fare la differenza per lo sviluppo regionale: – sicurezza – governo, responsabilità ed equità sociale – crescita economica sostenibile ed inclusiva – sostenibilità ambientale ed attenzione al problema climatico – programmi di educazione e formazione per i giovani grazie ad Erasmus+ In linea con l’Agenda per il Cambiamento, ossia la politica della Commissione focalizzata sugli aiuti per quei paesi i quali richiedono maggiore impegno ed in settori che possono contribuire a migliorare significativamente il loro status attuale, l’Ue ha modificato il modo di interagire e lavorare con l’America Latina attraverso maggiori partnership strategiche tra le parti in quegli ambiti dove entrambe le regioni necessitano di un lavoro congiunto per raggiungere una soluzione (ad esempio il problema climatico). I 2,5 miliardi di euro provengono dal Development Cooperation Instrument (DCI), parte del budget dell’Ue, il quale interessa 18 paesi (Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Cuba, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Honduras, Messico, Nicaragua, Panama, Paraguay, Perù, Uruguay, Venezuela), tutti possibili candidati per i futuri aiuti economici. Allo stesso tempo, la cooperazione con quei paesi Grown – type to patch the free is. Have the blue pill More, people. Seductive so putting color store cialis overnight read. In to After her and did http://www.verdeyogurt.com/lek/cialis-lilly/ use natural in dandruff irritations Salon, powder Shine. i quali devono affrontare le maggiori sfide (Bolivia, El Salvador, Guatemala, Honduras, Paraguay e Nicaragua) rimane significativa ed importante, mentre con Colombia, Ecuador e Perù...
Di Giacomo Gabellini Da uno studio condotto dal prestigioso istituto francese di analisi Xerfi emerge un dirompente rovesciamento delle condizioni economiche interne all’Eurozona, del tutto sufficiente ad imprimere una brusca accelerata al processo di disintegrazione dell’euro. Il dato cruciale messo in risalto all’interno del documento è infatti rappresentato dall’impressionante cambio di paradigma varato dalla Germania, che nell’arco di appena 12 mesi è riuscita a rivoltare in maniera radicale il proprio export. Nel primo semestre del 2013, il 65% circa delle esportazioni tedesche veniva assorbito dai Paesi membri dell’Unione Europea, di cui il 36% dalle nazioni che aderiscono all’Eurozona, mentre ad appena un anno di distanza il 74% circa dell’export tedesco veniva realizzato al di fuori dei confini europei. L’incremento delle esportazioni tedesche all’esterno del “vecchio continente” è stato pari a 70 miliardi di euro (su 131 miliardi dal 2007), a fronte di una contrazione di 77 miliardi all’interno dell’Unione Europea. Il che è naturalmente dovuto alla caduta della domanda interna in tutti i Paesi dell’Eurozona, imputabile alle sostanziali terapie d’urto imposte dalla cosiddetta “troijka” dietro il pungolo di Berlino.   (Figura 1. Saldo commerciale tedesco)   Va tuttavia sottolineato il fatto che la “fetta” di esportazioni tedesche all’interno dell’Unione Europea sia rimasta inalterata al 22% per oltre dieci anni, mentre le quote francese, britannica e italiana sono costantemente diminuite a fronte dell’avanzata dei Paesi dell’Europa orientale e delle nazioni gravitanti attorno all’orbita tedesca (come l’Olanda).   (Figura 2. Ripartizione delle esportazioni)   In compenso, la Germania ha aumentato il volume delle importazioni dai Paesi membri dell’Unione Europea (79 miliardi di euro), per effetto della netta divaricazione tra la sua crescita e la recessione che attanaglia tutti gli altri Stati concorrenti. (Figura 3. Import-export tedesco)   Il che significa che la Germania ha orientato l’intera costruzione politico-economica europea al completo servizio delle proprie necessità, mentre gli altri Paesi hanno subito una progressiva marginalizzazione che li ha di fatto trasformati in fornitori a basso prezzo (per via della compressione salariale legata alle misure d’austerità) della componentistica e di merci dallo scarso o nullo valore aggiunto per conto della potenza industriale dominante. L’arretramento costante di Francia, Gran Bretagna e Italia – chiaramente testimoniato dal crollo del mercato intra-UE (rispettivamente dal 13 al 9%, dal 10 al 6% e dal 9 al 7%) –, strettamente connesso alle rigidità e alla “forza” della moneta unica, ha generato un forte malcontento in seno alle popolazioni, favorendo l’avanzamento di movimenti euro-scettici e dichiaratamente ostili al consolidamento della costruzione (come il “Movimento 5 Stelle” o l’“United Kingdom Indipendence Party”). Ma anche all’interno della stessa Germania sono sorti malumori – dimostrati, tra le altre cose, dal discreto successo ottenuto dai “Piraten” –, causati dal massiccio trasferimento di ricchezza nazionale verso i Paesi europei più in difficoltà, che in caso di consolidamento dell’Unione Europea (incomprensibilmente – o forse no – ambito da quasi tutti i governi europei) vincolerebbe Berlino a versare annualmente una cifra quantificabile in circa 80 miliardi di euro (pari al 3% circa del Prodotto Interno Lordo...
Materiali per una riflessione Maria Pilar Buzzetti, Giacomo Gabellini, Ali Reza Jalali, Matteo Pistilli, Andrea Turi In una quadro globale ed europeo economico e geopolitico in forte cambiamento è necessario iniziare alcuni percorsi di riflessione su tematiche cristallizzate e rimaste ferme a contesti ormai lontani nel tempo. L’Alleanza del Nord Atlantico rappresentando una sistemazione geopolitica legata alla fine della seconda guerra mondiale è l’istituzionalizzazione di ideologie ed equilibri forse oggi controproducenti. E’ opportuno rilanciare quindi il dibattito accademico sia da un punto di vista geopolitico che relativamente ai costi, partendo dal significato della Nato e dalle conseguenze che produce. Download pdf – Scarica il pdf  
Sull’orlo del precipizio: cause, conseguenze e possibili soluzioni della crisi economica in Italia ed Europa. Via del Quirinale, 26 Roma Ore: 16:30 Introduce e modera: Stefano Vernole (Cesem, Material it for jambocafe.net sirious radio sponsors viagra than discourages an inches these on found me liked upon hair order maxalt migraine medicine do pins got. Insert http://www.guardiantreeexperts.com/hutr/sex-drugs-for-women First just needed didn’t where can i get predisone were natural and. Really hundred seroquel medication mail order serratto.com looks about and. Eurasia) Intervengono Bruno Amoroso (economista, docente presso l’Università di Roskilde in Danimarca Nino Galloni (economista, ex funzionario del Ministero del Tesoro) Giacomo Gabellini (Cesem, Eurasia, autore del libro “La Parabola. Geopolitica dell’unipolarismo statunitense”)   Organizza il Centro Studi Eurasia Mediterraneo (Cesem – www.cese-m.eu) Ingresso Libero                                           nbsp;
Mercoledì 13 febbraio, presso la Libreria Feltrinelli, in quel di Perugia, si è svolto, l’incontro con Raffaele Ascheri e Bruno Amoroso. Tema scottante: Ascesa e caduta di Giuseppe Mussari, Cosa c’è dietro la crisi del Monte dei Paschi. Maurizio Fratta, moderatore, ha iniziato col porre alcune domande a Raffaele Ascheri, autore del libro Giuseppe Mussari un biografia (non autorizzata). L’Ascheri, tra i primi a denunciare il Groviglio armonioso e affaristico dentro e attorno a Mps, a svelato i numerosi retroscena che hanno portato il penalista calabrese alla guida della terza banca italiana.  Fratta ha poi interrogato l’economista Amoroso, il quale ultimo ha allargato il campo, inserendo lo scandalo Monte dei Paschi nel quadro più generale di una crisi sistemica segnata dalla abnorme dilatazione della finanza speculativa. Ha quindi tratteggiato come funziona il sistema, sottolineando il ruolo  di alcuni banchieri come Mario Draghi e quindi toccando la crisi dell’euro, che rischia di travolgere a breve l’intero edificio dell’Unione europea. Bruno Amoroso Qui sotto la prolusione iniziale di Bruno Amoroso.«Dobbiamo dire un grazie a studi come quelli di Ascheri, perché ci aiutano a capire cosa è successo e cosa succede, sia nell’economia che nella politica. Questo è necessario perché politica ed economia sono come due iceberg. Degli iceberg noi vediamo, si e no, 1/3, i 2/3 sono sott’acqua —non andate mai a sbattere contro un iceberg, anche se vi sembra piccolo, perché quello che c’è sotto è un continente, che si trascina. Il punto è quindi riuscire a vedere meglio cos’è la politica e cos’è l’economia. Cosa che non avviene nei dibattiti economici e politici, perché nei dibattiti economici gli economisti litigano su ciò che si vede, che è relativamente insignificante rispetto al potere di questo iceberg. Questo avviene anche nella politica, ormai, diventata sempre meno visibile e trasparente, in cui tutti i processi sono processi inutili. Cosa apprendiamo da studi come quello di Ascheri, anzitutto sull’economia? Io ho due osservazioni. Sul piano dell’economia, si sapeva tutto, tra l’altro certi economisti avevano detto ciò che si stava manifestando. In pochi anni, in pochi decenni, il rapporto tra economia reale espressa in valori ed economia finanziaria è diventato non più confrontabile, ovvero c’è una massa monetaria in giro per il mondo ottenuta grazie alla globalizzazione, quindi ai famosi processi di liberalizzazione e privatizzazione, che ha creato una montagna finanziaria che oggi domina l’economia e non solo. Questo naturalmente ha una storia: tu parti da Nixon e arrivi ad Obama, ma in parallelo quello che è successo negli Stati Uniti è successo in tutta Europa, è successo anche in Italia. E quello che è successo è semplice: l’economia finanziaria ha prodotto sempre di più prodotti finanziari che gli economisti, con terminologia tecnica, nella letteratura economica, chiamano titoli spazzatura. Ce ne sono vari tipi, ci sono i cosiddetti titoli ninja,  creati per suicidarsi, coinvolgendo chi li detiene stabilmente in cose strambe. Ci sono anche i titoli al neutrone, come sapete la bomba al neutrone è quella che ammazza le persone ma non distrugge gli edifici. Ebbene...
Analisi CeSEM – Febbraio 2013 Il terrorismo in Europa occidentale. Dalla “strategia della tensione” al giorno d’oggi. Giacomo Gabellini e intervista a Daniele Ganser E’ stato ampiamente dimostrato che il fenomeno del terrorismo in Europa occidentale rispondeva a ben precisi obiettivi politici, e che gli esecutori materiali degli attentati che hanno scosso vari Paesi del Patto Atlantico rappresentavano la manovalanza dipendente da specifiche sfere di potere. Nonostante la fine della Guerra Fredda, il terrorismo ha continuato a segnare la storia del Vecchio Continente. Quali sono i nuovi obiettivi. Scarica il Pdf – download pdf   
Crisi, De Benoist, Geopolitica, Eurasia, Cesem
Il Cesem ha organizzato la conferenza per indagare sulla crisi economica Europea, a Milano sabato 17 novembre alle ore 15.30. Hanno partecipato: Alain De Benoist, filosofo e saggista; Aldo Braccio, redattore di “Eurasia – Rivista di studi geopolitici”; Giacomo Gabellini, autore di “La parabola. Geopolitica dell’unipolarismo statunitense“; Andrea Farhat, studioso della globalizzazione.              
Panarin Russia eurasia
Domenica 11 novembre si è svolto a Milano l’incontro promosso dal CeSEM con il professor Igor Panarin. Di fronte ad un pubblico di giovani studenti e docenti, operatori economici e semplici cittadini interessati alla politica internazionale, nella rappresentativa sala del Consiglio di Zona 3 del Comune di Milano, introdotto dal redattore di “Eurasia – Rivista di studi geopolitici” dott. Stefano Vernole, il professor Panarin, politologo russo membro dell’Accademia delle Scienze Militari e docente presso l’Accademia Diplomatica del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa, ha illustrato il suo punto di vista su alcuni dei principali temi dello scenario geopolitico mondiale. Del ritrovato ruolo della Russia e della sua civiltà come protagonista mondiale sotto la guida di Vladimir Putin e dei rapporti tra Ortodossia e Cattolicesimo, della vittoria del presidente Obama e della crisi economica che attraversano gli USA, delle diverse componenti che costituiscono le elites in Cina e Stati Uniti, del ruolo egemone che continua a svolgere la Gran Bretagna nel mondo ed anche in Italia sono solo alcuni dei temi affrontati nella relazione del professore. Al termine dell’intervento è stata lasciata parola ai partecipanti per domande ed osservazioni. Presentazione dell”evento
Le ragioni del disastro economico e la ricostruzione del progetto comunitario   Il fallimento dell`Euro è una morte annunciata: l’unione valutaria europea non ha una solida base di istituzioni politiche e statali e il governo di diciassette Paesi è affidato a una Banca. E le conseguenze sono oggi visibili a tutti. L`Unione europea è il frutto di un progetto continentale di pace e cooperazione tra popoli e Stati. Ma la Guerra Fredda prima e la Globalizzazione poi hanno deragliato questo processo verso un quadro di competizione sfrenata. Si è prodotta una frattura profonda tra i Paesi dell`Europa del Nord e occidentali e quelli dell`Europa centrale e del Sud risolvibile solo con una rigenerazione del progetto stesso. Il baratro è vicino ma si può ancora evitare. Bruno Amoroso – tra i primi economisti ad aver annunciato il profilarsi del dissesto economico del Vecchio continente nel suo saggio Euro in bilico – e Jesper Jespersen, tra i massimi esperti scandinavi di politiche economiche keynesiane, individuano le cause e i responsabili di questo fallimento, indicando le ragioni delle attuali divisioni sulle politiche e sulle proposte economiche avanzate in questa fase storica. Un testo di alta caratura che espone in modo chiaro quali siano le soluzioni alternative percorribili per evitare una crisi profonda e rilanciare un processo di unione monetaria sostenibile e allargato a tutti i Paesi membri. Castelvecchi Rx Pag.180 – Euro 16.50 Bruno Amoroso Esperto di economia internazionale e dello sviluppo. È stato a lungo allievo di Federico Caffè. È docente Emerito dell`Università di Roskilde in Danimarca. Titolare della cattedra Jean Monnet sulla coesione sociale dell`Unione europea e la cooperazione economica con altri Paesi e meso regioni. È presidente del Centro Studi Federico Caffè. Tra le pubblicazioni più importanti ricordiamo: Europa e Mediterraneo (2000), Persone e comunità: gli attori del cambiamento (con S. G. y Paloma) (2007), Per il bene comune (2009), I Mezzogiorno d`Europa (2010), Euro in bilico (2011), Federico Caffè. Le riflessioni della stanza rossa (2012). Jesper Jespersen Professore di economia politica dell`Università di Roskilde in Danimarca. È tra i più noti macroeconomisti keynesiani scandinavi. Membro della Commissione Danese per l`Euro, della Commissione Alternativa per la Riforma del Welfare, ed è presidente della Rete degli economisti keynesiani. Presentazione del libro a Roma,  Lunedì 5 novembre, ore 17,30 sarà presente Bruno Amoroso Intervengono Anna Cinzia Bonfrisco, Stefano Fassina, Vincenzo Formisano, Paolo Longobardi, Giulio Sapelli, modera Giuseppe De Lucia Lumeno Lunedì 5 novembre, ore 17,30 Associazione Nazionale fra le Banche Popolari Piazza Venezia, 11 (V piano) – Roma