13 Ottobre 2026

Europa e Unione Europea

L'Africa è al centro di un nuovo scenario geopolitico nel quale Cina ed Unione Europea si stanno affrontando. Il continente ospita l'8% delle riserve di gas mondiali, il 25% della biodiversità naturale globale e il 30% delle risorse minerarie mondiali, oltre che un potenziale energetico inestimabile e una giovane popolazione che alimenta la forza lavoro del continente. Il crescente interesse europeo e cinese per le risorse africane è dettato dalle nuove richieste dell'Industria 4.0, basata sullo sfruttamento di terre rare ed energia rinnovabile per la costruzione delle nuove tecnologie del secolo. Le nuove necessità dello sviluppo industriale hanno obbligato la Cina e l'Unione Europea a ristabilire le priorità dei propri interessi commerciali, riconoscendo l'Africa come una nuova "Eldorado". Da qui, i due attori internazionali in questione hanno costruito un loro proprio approccio verso i Paesi africani, dei modelli strutturati per poter raggiungere in maniera rapida i propri obiettivi.
Il Consiglio dell’Unione Europea ha finalmente annunciato l’operazione navale europea Aspides nel Mar Rosso (EU NAVFOR Aspides). Rispondendo alla necessità di salvaguardare i propri interessi commerciali in un’area – quella che dallo stretto di Bab el-Mandeb prosegue fino al canale di Suez – in cui transita il 12% dell’interscambio globale, l’Unione sceglie di mettere in campo lo strumento militare a scopi difensivi. Con il suo centro di comando a Larissa, in Grecia, e sotto la guida italiana, la missione sarà pienamente effettiva nel giro di poche settimane.
La politica industriale europea ambisce non solo ad uno sviluppo tecnologico e sostenibile, ma anche ad una propria autonomia in merito all'accesso alle fonti energetiche, materie prime e tecnologie fondamentali, in maniera tale da non essere più suscettibile ad eventuali rallentamenti o tagli di forniture da paesi esteri. Soprattutto a seguito delle conseguenze del conflitto in Ucraina e al concomitante stop delle forniture di gas russo, di fatto, la politica europea ha cercato di sfruttare la crisi innescata per rilanciare le politiche energetiche europee in funzione dei più generali principi del piano di sviluppo industriale varato a Bruxelles.
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Con un decreto, il governo ha prorogato fino al 31 dicembre 2024 l’autorizzazione all’invio di armi all’Ucraina senza passaggi parlamentari. In un contesto di crescente militarizzazione, la democrazia e la trasparenza sono sacrificate per interessi economici e strategici, mentre la popolazione rimane in larga parte ignara di questa deriva neo-autoritaria.