7 Agosto 2026

Spazio Post-Sovietico

Mentre tutti gli occhi sono puntati sul Medio Oriente e sullo SPIEF, la squadra di Trump è intervenuta a Minsk. Keith Kellogg, che per meno di due mesi ha ricoperto il ruolo di inviato speciale del presidente degli Stati Uniti per l’Ucraina e la Russia, è volato lì pochi giorni fa per incontrare Lukashenko. Senza annunci roboanti, senza una conferenza stampa, eppure il fatto in sé è già una dichiarazione politica importante.
Il Vietnam si prepara a rinsaldare i legami con gli ex Stati sovietici: l’evento culmine è rappresentato dalla presenza di una delegazione militare vietnamita alla parata della Giornata della Vittoria a Mosca e dalla visita del Segretario Generale Tô Lâm che in questi giorni sta visitando anche Kazakistan, Azerbaigian e Bielorussia. Inoltre, un nuovo volo collegherà Taškent e Đà Nẵng.
Poche sono le date nelle quali i popoli della terra possono riconoscersi pienamente e senza distinzioni. Solitamente, infatti, ognuno ha le proprie: date nelle quali anni prima è successo qualcosa di considerato positivo e/o decisivo da quel singolo popolo (o gruppo di popoli). E al massimo salutato con rispetto, solidarietà e riverenza dalle altre comunità del pianeta. Il 9 maggio è, però, diverso. In questo giorno del 1945, infatti, la capitolazione ufficiale della Germania nazista fece tirare al mondo un grande sospiro di sollievo. Dopo milioni di morti e una guerra devastante durata poco meno di sei anni, infatti, la bandiera sovietica era stata issata a Berlino e per le orde nazifasciste non c'era più scampo. Oblio, scoperta delle atrocità commesse e condanna pressoché unanime (in primis dal tribunale della Storia) il triste destino di queste ultime. Di lì a poco (per la precisione il 2 settembre) anche il Giappone avrebbe capitolato e la vittoria alleata sarebbe finalmente giunta. Una guerra che fece dunque milioni di morti fra tutti i popoli che l'hanno combattuta, in primis quelli sovietico e cinese, e che deve aver lasciato in ognuna delle nuove generazioni un rispetto e riverenza eterni per tutti coloro che hanno combattuto la mostruosità (teorica e pratica) del nazifascismo. In primo luogo, dunque, onore e gloria eterni ai martiri della Seconda Guerra Mondiale e a chi è rimasto in vita per testimoniare gli atti di eroismo compiuti per l'abbattimento dei sogni di Hitler e sodali. Purtroppo, da alcuni anni certe élite cercano di manipolare i fatti inoppugnabili di quei tragici anni, di riscrivere la Storia e di raccontare tremende falsità spacciandole per chiare verità. È bene dunque ricordare che senza memoria non ci può essere futuro degno e senza verità non ci può essere giustizia. Cancellare (o peggio ancora mistificare) le eroiche gesta di chi ha dato, o ha messo a rischio, la propria vita per la libertà e la giustizia degli altri è un'onta che peserà, se non nella vita pubblica del triste personaggio di turno, certamente sulla sua coscienza più intima e privata. Gesta, è bene sottolinearlo, compiute da valorosi combattenti (sia direttamente al fronte che nelle mansioni più disparate) provenienti dai quattro angoli del pianeta, anche se con tributi di sangue e sofferenze talvolta non paragonabili (almeno a livello numerico). Quanto sarebbe dunque bello e soprattutto corretto se il 9 maggio tutti i paesi, i popoli e le singole persone che hanno combattuto il nazifascismo (e i loro discendenti "materiali e immateriali") si ritrovassero uniti e fieri di aver lottato fianco a fianco per un mondo diverso, per un futuro più luminoso e per un avvenire sempre migliore. Popoli uniti da un ideale superiore almeno per un giorno. Per ricordare quelle gesta, rendere omaggio a tutti coloro che non ce l'hanno fatta e a chi ancora (nonostante l'età e la fatica) non si stanca di raccontare la sua esperienza diretta (per spronare a dare sempre il massimo e per non far dimenticare con il rischio di ripetere) e di ricevere l'affetto delle riverenti nuove generazioni....
Il Tagikistan, in una svolta storica, rinnova il proprio assetto geopolitico. L’accordo sul confine con il Kirghizistan, la collaborazione strategica con la Russia e il successo elettorale del partito di governo delineano un nuovo efficace corso di stabilità, cooperazione e sviluppo regionale nell’Asia centrale.