15 Agosto 2026

Federazione Russa

Di Alessandro Fanetti “Non vi è progresso senza conflitto: questa è la legge che la civiltà ha seguito fino ai nostri giorni.” – Karl Marx  Il 2026 si sta configurando come uno degli anni più densi di tensioni geopolitiche dalla fine della Guerra Fredda. Il confronto tra un ordine internazionale unipolare, emerso dopo il crollo dell’URSS (1989–1991), e una crescente spinta multipolare, sostenuta da potenze emergenti, attraversa ormai tutti i continenti. Non si tratta più di una contrapposizione “teorica”: è uno scontro concreto che si manifesta in una serie di “punti caldi” globali, dove le grandi potenze sono coinvolte direttamente o indirettamente sotto tutti i punti vista. Con il rischio sempre maggiore che questi vari conflitti diventino un tutt’uno, portando i vari poli più attivi e potenti in questo scontro unipolarismo – multipolarismo a fronteggiarsi anche militarmente senza “intermediazioni”. America Latina e il caso Venezuela: laboratorio geopolitico L’America Latina è tornata al centro della competizione globale, con il Venezuela che ne rappresenta oggi il caso più emblematico insieme a Cuba. Nel gennaio 2026 un’operazione militare statunitense, fuori da ogni norma internazionale, ha portato al sequestro del Presidente Maduro e di sua moglie a Caracas (con il martirio anche di 32 cubani che li difendevano), ufficialmente venduto come lotta al narcotraffico (anche se poi l’accusa è miseramente caduta anche negli uffici giudiziari di New York). “Scopiazzando” Sallustio che nel 54 A.C. scrisse “Invettiva contro Cicerone e gli spacciatori di onestà”, si potrebbe scrivere un pamphlet intitolato “Invettiva contro il mancato premio Nobel per la Pace e gli (altri) spacciatori di onestà”. L’evento ha suscitato generali reazioni internazionali indignate, con Russia, Cuba e Cina in primis (ma anche altri attori) che lo hanno definito come una palese violazione della sovranità nazionale e del diritto internazionale. Dopo la cattura, il potere è passato alla Vicepresidente Delcy Rodríguez, con il nuovo esecutivo che ha avviato un processo di ristrutturazione interna (rilascio di vari prigionieri, tentativi di apertura economica, riorganizzazione del potere e allontanamento di figure chiave legate al precedente assetto). Tra i cambiamenti più rilevanti vi è stata anche la rimozione del Ministro della Difesa Vladimir Padrino López dopo più di dieci anni di fedele e leale servizio, figura centrale del sistema chavista. Questa mossa segnala un tentativo di consolidamento del potere da parte della nuova leadership e di ridefinizione degli equilibri tra politica e forze armate. Anche se ancora oggi nella gestione politica più in “basso” il Chavismo è lontano dall’essere stato “rimodellato” o addirittura cancellato. Cuba: resistenza sotto pressione Cuba rappresenta un altro nodo fondamentale della regione. L’isola continua a vivere una situazione economica estremamente difficile, aggravata dalle sanzioni e dalle restrizioni statunitensi, peggiorate con l’Amministrazione Trump. La carenza di energia e carburante, con le conseguenti difficoltà sociali, sono elementi strutturali di questa crisi. Nonostante ciò, il sistema politico cubano resiste e anche il famoso poeta cubano Silvio Rodrìguez ha lanciato un appello alla resistenza “esigendo un fucile AKM” per contribuire alla difesa di Cuba in caso di aggressione (nonostante la...
Conosco Pietrangelo Buttafuoco da moltissimi anni e sono orgoglioso di poter affermare, senza timore di essere smentito dal diretto interessato, che l’amicizia e la stima da lui accordatemi, benché io non sia sempre sicuro di meritarle, hanno radici antiche. Ad unirci, in questi anni, oltre alla convergenza d’idee e di sensibilità derivante dal fatto di aver consumato la nostra giovinezza nei ranghi della medesima comunità di Destino, è stato anche l’amore viscerale da entrambi coltivato per la patria di Tolstoj e Dostoevskij. Passione per molti inconfessabile e oggi oltremodo esecrata che, nell’ormai lontano 2014, quando i venti di guerra ad Est hanno cominciato a soffiare sul fuoco della Crimea contesa, ci ha visto partecipare nelle vesti di relatori ad un bel convegno dedicato alla Russia tenutosi a Varese nella splendida cornice della seicentesca Villa Recalcati. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti e il conflitto si è allargato a dismisura, incendiando il Medio Oriente, lambendo l’America Latina e vedendo coinvolti a vario titolo i principali attori che si muovono sulla scacchiera del Grande Gioco di kiplinghiana memoria. Presidente delle Biennale di Venezia, lo scrittore siciliano è balzato prepotentemente agli onori delle cronache in queste ultime settimane per la decisione da lui maturata di riammettere la Russia nel novero dei partecipanti alla blasonata rassegna d’arte lagunare. Una scelta coraggiosa, perfino temeraria se si tiene conto del clima di russofobia dilagante che innerva di sé le istituzioni politiche e culturali come pure la gran parte dei mezzi d’informazione del cosiddetto mondo libero. Un vero e proprio terremoto che ha avuto un’eco vastissima, riecheggiando perfino a Bruxelles, dove la Commissione europea ha paventato l’ipotesi dannata di sospendere i fondi a sostegno della Biennale. Interpellato telefonicamente dal sottoscritto per avere un suo giudizio a caldo sull’intricata vicenda che lo vede protagonista, Buttafuoco ha preferito declinare il mio invito a rilasciare un’intervista al Centro Studi Eurasia e Mediterraneo per poter esporre da un pulpito senza dubbio non ostile nei suoi riguardi le proprie ragioni, riservandosi il diritto di mantenere sulla questione il più rigoroso silenzio radio. Decisione la sua perfettamente in linea con lo stile discreto e con l’allure aristocratica che da sempre lo contraddistinguono nelle scelte personali come in quelle pubbliche la quale tuttavia ci offre il fianco per fare, sull’onda delle polemiche che ancora infuriano e non accennano a placarsi, qualche considerazione di carattere più generale. Quanti in questi giorni si sono scagliati contro Buttafuoco, sospinti dalla vis polemica, hanno avuto premura di stabilire, a sostegno delle proprie argomentazioni, un assioma interpretativo in base al quale esisterebbe una corrispondenza diretta e quindi incontrovertibile tra libertà e arte, tale per cui solo i sistemi democratici sarebbero in grado di garantire un’espressione artistica realmente degna di questo nome. Sarebbe gioco fin troppo facile avere ragione di questa posizione apodittica additando loro il Taj Mahal, la Moschea Blu ad Istanbul, la Grande Muraglia, l’Hermitage o la Città Proibita per dimostrare come le Autocrazie, protese nello sforzo prometeico di eternare il ricordo di se stesse nell’ansia di...
L'Ambasciata della Repubblica di Belarus nella Repubblica Italiana ha preso atto con preoccupazione della dichiarazione congiunta del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale della Repubblica Italiana, Antonio Tajani, e del Ministro per lo Sport e i Giovani della Repubblica Italiana, Andrea Abodi, relativa al disaccordo del Governo Italiano con le decisioni del Comitato Paralimpico Internazionale sul pieno ripristino dell'adesione dei comitati paralimpici di Bielorussia e Russia, nonché sulla partecipazione di atleti e delegazioni nazionali bielorusse e russe ai Giochi Olimpici di Milano con l'esposizione dei simboli nazionali, incluso l'inno.