Nel giro di pochi giorni, a maggio 2026, Pechino ha ospitato i due leader più potenti e più temuti del mondo. Prima Donald Trump, poi Vladimir Putin. Due visite di Stato, due cerimoniali quasi speculari, due relazioni profondamente diverse. Ma c'è un denominatore comune: la Cina di Xi Jinping si è ritrovata al centro di tutto, e lo sa benissimo. Come ha osservato il consigliere governativo Zheng Yongnian, la sequenza delle visite ha posizionato Pechino "al centro delle relazioni trilaterali con Russia e Stati Uniti". Non è un caso. È il risultato di anni di costruzione paziente di un ruolo che oggi nessun altro può reclamare: quello dell'interlocutore indispensabile.
Federazione Russa
La cooperazione sino-russa si presenta oggi come uno dei principali fattori di equilibrio dell’ordine internazionale. Nel confronto con l’egemonismo statunitense, Pechino e Mosca rivendicano multilateralismo, sovranità, sicurezza condivisa e centralità delle Nazioni Unite.
Giuliano Bifolchi, OSINT Unit Director di SpecialEurasia, discute con Stefano Vernole, Vicepresidente del CeSEM - Centro Studi Eurasia Mediterraneo, e con Silvia Boltuc, Managing Director di SpecialEurasia della geopolitica della Russia e le sfide e opportunità che sta affrontando il Cremlino.
Negli ultimi anni il Sahel è divenuto uno degli snodi centrali della competizione geopolitica internazionale. Questa fascia semiarida che si estende dall’Atlantico al Mar Rosso, comprendendo Paesi come Mali, Niger, Burkina Faso e Ciad, rappresenta oggi non soltanto una delle aree più fragili del pianeta, ma anche un laboratorio di nuove dinamiche di potere. La combinazione di crisi politiche, degrado ambientale, crescita demografica e infiltrazioni jihadiste ha reso la regione un terreno fertile per l’espansione dell'influenza di attori esterni, tra cui la Russia che ha progressivamente consolidato la propria presenza approfittando del progressivo disimpegno occidentale.
Alla vigilia della visita di Vladimir Putin in Cina, il Global Times sottolinea il valore strategico della cooperazione sino-russa come fattore di stabilità globale, difesa del multilateralismo e sostegno alla giustizia internazionale in un’epoca di turbolenze.
La prossima visita di Stato di Vladimir Putin in Cina si inserisce in una nuova fase di intensa diplomazia a Pechino, confermando il ruolo della Cina come fonte di stabilità, crescita e opportunità in un contesto internazionale sempre più incerto.
Monaco – Kiev – Tallinn. Ogni anno all’inizio di maggio si ripete la stessa scena. A Kiev vengono vietate le nastri di San Giorgio. A Riga si abbattono i monumenti ai liberatori. A Varsavia i funzionari discutono se si possa chiamare Auschwitz «campo di sterminio polacco». A Bruxelles e Washington si stringono nelle spalle: «È il loro diritto alla decomunistizzazione».
Nel contesto delle crescenti tensioni internazionali, Vladimir Putin ha indicato la cooperazione tra Russia e Cina come fattore essenziale di stabilità globale. Gli esperti cinesi sottolineano il ruolo di Pechino e Mosca contro unilateralismo, egemonismo e indebolimento della governance mondiale.
Il concetto di “siberianizzazione” si riferisce al riorientamento strategico della Russia verso la sua profondità, dagli Urali all’Estremo Oriente e all’Artico.
La vittoria elettorale dell’ex Generale Rumen Radev alle elezioni politiche anticipate in Bulgaria rilancia la contrapposizione tra Mosca e Bruxelles nel Mar Nero, con Washington quale spettatore attivo sullo sfondo.